lunedì 30 novembre 2015

Segnalazione - GHIACCIO BOLLENTE di Charlotte Lays

Oggi vi segnalo la prima delle nuove uscite YouFeel.
Partiamo con Charlotte Lays e il suo romanzo per Mood Erotico "Ghiaccio bollente" che prossmamente avrò il piacere di recensire.

Scopriamo insieme un romanzo intenso e sensuale, una storia d’amore ardente come il fuoco e indissolubile come il ghiaccio del Polo.
E ricordate: Nessun inverno sarebbe stato più lo stesso dopo aver conosciuto lei.








SINOSSI: Sean Clark è il sogno di ogni donna: bello come un dio, geniale dirigente di una delle più importanti aziende di ingegneria biomedica americana, potente e spietato quanto basta. Quando Ivy si presenta nel suo ufficio per un colloquio, tra loro è subito chimica pura. E se da un lato Ivy vede in lui solo i difetti – Sean è rude, prepotente e scontroso –, dall’altro non riesce a reprimere l’attrazione che avverte. Anche Sean prova a resistere a quella ragazza, a dimenticarla, a sostituirla, ma Ivy, inconsapevole della propria bellezza, orgogliosa, ferita da dolori segreti, è seduzione per i suoi occhi, troppo diversa da tutto ciò che ha avuto fino a quel momento. E quando entrambi abbassano le difese e si lasciano andare, scoprono di essere molto più vicini di quanto immaginassero. Perché la sofferenza che avvolge i loro cuori non riesce a spegnere la passione che brucia i loro corpi.

DOVE TROVARLO: http://www.amazon.it/Ghiaccio-bollente-Youfeel-Charlotte-Lays-ebook/dp/B01873UVD2/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1448723868&sr=1-1&keywords=charlotte+lays






                                              


                                                            Eccovene un assaggio!


 


[...] «Lo sai che stai sfottendo il tuo capo, Ivy?» mi domanda, gli occhi ridotti a fessure. Scoppio in una risata grassa e i suoi occhi si spostano fulminei sulla mia bocca. Solleva la mia mano con il dito ustionato e, inaspettatamente, le sue labbra lo avvolgono mentre la lingua vellutata accarezza l’ustione. Una, due, tre volte. Dentro e fuori da quella bocca ben disegnata su cui sono immobile con lo sguardo. Mio Dio. Il cuore mi pulsa nelle orecchie e i miei sensi sono completamenti concentrati su quel contatto, che diventa momentaneamente il mio tutto. Le ginocchia mi tremano, ma l’altra sua mano mi sorregge attaccandomi al suo corpo. Deglutisco a vuoto, mi mordo a sangue il labbro inferiore. Diventerò cannibale di me stessa, se continua così. Le nostre forme si plasmano e combaciano in maniera perfetta. Il respiro mi si fa difficoltoso attraverso le mie labbra dischiuse e i suoi occhi diventano liquidi. Il mio dito scivola fuori e mi riscuote lo schiocco sonoro che rimbomba nella mia testa, più che nella stanza. Mio. Dio. [...]







L'AUTRICE: Charlotte lays è lo pseudonimo di carlotta Pugi. Classe 1980, ha conseguito gli studi classici e la Laurea in Scienze Politiche a Firenze. È sposata e madre di due diavoletti mascherati da angioletti: la sua famiglia è il suo orgoglio. Ha scoperto la scrittura proprio in un periodo in cui una catena di eventi ha minato tutte le sue certezze. Pink Lady. La principessa e il Supereroe è il suo primo romanzo in assoluto e si è classificata seconda al contest per "miglio romanzo erotico Inedito" organizzato da Damster Edizioni, Modena. Inventare storie passionali e romantiche, con protagonisti ironici e determinati è stata la sua catarsi, a cui non riesce più a rinunciare.

INTERVISTA A NADIA FILIPPINI



Ciao Nadia, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao Linda, grazie per l’ospitalità. Che ti posso dire di me? Sono una persona abbastanza riservata, ma sempre disponibile al confronto costruttivo. Non amo i pettegolezzi e apprezzo moltissimo le persone che hanno il coraggio di dire ciò che pensano al diretto interessato, con garbo. Ho fatto mio il motto “vivi come se dovessi morire domani, impara come se dovessi vivere per sempre”.

Sei sposata e vivi nella provincia di Bergamo. Qual è stato l’input che ti ha fatto impugnare carta e penna e dove trovi il tempo per scrivere?

Ho impugnato carta e penna per caso, a dire la verità. Un giorno, leggendo il romanzo di una bravissima autrice italiana, ho pensato che anche a me sarebbe piaciuto scriverne uno. Naturalmente non ne avevo il coraggio, mi sono fatta una bella risata e ho accantonato l’idea. Poi, come purtroppo sta capitando a molti, sono rimasta senza lavoro da un giorno all’altro. È stato allora che ho iniziato a scrivere, più come gioco terapeutico che altro. Solo che poi c’ho preso gusto…

Di te dichiari: “Fin da piccola amo inventare storie, ma inizialmente preferisco raccontarle attraverso il disegno.” Approfondiamo questa definizione.

Devi sapere che quando ero piccola avevo una fantasia sfrenata. Amavo i cartoni animati, ma puntualmente qualcosa della trama non mi soddisfaceva. Allora, prendevo foglio e matita e ridisegnavo le scene come volevo io. Naturalmente erano degli scarabocchi, ma ai miei occhi erano storie fatte e finite. Si può dire che fossero le mie fan-fiction. Anche quando ho imparato a scrivere, comunque, ho continuato a narrare tramite il disegno, ormai lo amavo, tanto che ho frequentato un liceo scientifico a sperimentazione artistica (un liceo scientifico a tutti gli effetti, con 18 ore settimanali aggiuntive dedicate a materie artistiche) e dopo il diploma vari corsi di grafica e fumettismo. Però, col passare del tempo, mi sono resa conto che preferivo creare le trame, non le tavole.

Quali sono i tuoi autori preferiti e quanto c’è di loro in un tuo scritto?

Ci sono diversi autori che apprezzo, sia nel panorama internazionale che in quello italiano, ma ci sono tre autrici in particolare che ammiro tantissimo: Colleen Hoover, Adele Vieri Castellano ed Edy Tassi. Quanto c’è di loro in un mio scritto? Purtroppo, nulla. Loro sono avanti anni luce, io sono ancora una dilettante, ma una cosa è certa: è leggendo i loro libri che continuo ad alimentare la voglia di migliorarmi.

Hai iniziato una collaborazione con il Gruppo Facebook “Il rumore dei libri”, legato al Lit-Blog omonimo. Parlacene, di cosa si tratta nello specifico?

Qualche tempo fa Lidia Ottelli aveva messo un post perché aveva bisogno di una mano per diversi ruoli e siccome è una persona carina, che stimo e rispetto molto, ho deciso di darle una mano. Purtroppo non sono pratica di blog, per cui ho chiesto di poter ricoprire l’incarico più semplice. Sono con loro solo da un paio di settimane, quindi per ora mi limito a tartassare Lidia di domande, postare qualche curiosità letteraria che trovo sul web, piuttosto che spunti di confronto, ma si sa mai che un giorno faccia qualcosa di più. Magari qualche recensione. Lidia, trema ;)

Il tuo esordio letterario avviene con il racconto “Come una girandola”. Possiamo attribuire questo inizio alla tenacia di tuo marito e di una amica, se ora possiamo leggerti?

Più che altro direi che è da attribuire all’uragano Francesca Pace (la mia amica), che mi ha trascinata in un suo progetto senza troppi complimenti (e non posso che ringraziarla per questo) e poi di mio marito, che quando cercavo di fare dietro-front mi sbarrava la strada. 
 
Successivamente nasce il romanzo "Come il vento per una girandola". Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Nel romanzo narro la storia di ciò che succede ai protagonisti di "Come una girandola", due anni dopo. Ho cercato di riportare anche i punti salienti del racconto, sottoforma di flashback, perché volevo che il quadro fosse ben chiaro ai lettori, senza obbligarli a doverlo leggere.


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Qual è stata l'idea per questo libro? 

Sinceramente? Io sono un po’ sadica e sulle prime ero molto soddisfatta di come avevo fatto finire il racconto. Le lettrici no, per niente. Volevano un seguito, la storia di Chiara e Alessio non poteva finire in quel modo. Più ci pensavo e più dispiaceva anche a me. Ero stata proprio carogna. Oltretutto, per breve che fosse lo scritto, mi ero affezionata ai miei personaggi e quindi no, non potevo lasciarli così, dovevo dar loro la possibilità di riscattarsi. 

Quali tematiche affronti e che messaggio vuoi trasmettere?

In entrambi affronto varie tematiche, come l’amore e l’amicizia, ma nel racconto il focus era sulla fiducia, sulla facilità con la quale può essere persa. Ho ripreso questo tema anche nel romanzo, ma a quel punto ho spostato l’attenzione sul coraggio di ammettere i propri errori, di saper e sapersi perdonare. 

"Come il vento per una girandola" ti fa vincere il premio di € 1000 messo in palio da Narcissus. Raccontaci di questa esperienza e delle tue emozioni.

Non me lo sarei mai aspettata. È difficile da spiegare, ero emozionata, eccitata, su di giri. Innanzitutto perché è una bella soddisfazione e mai avrei creduto di poterla avere al primo romanzo, ma soprattutto il premio mi dava la possibilità di esaudire quello che durante la stesura era diventato il mio desiderio più grande: poter lavorare con un professionista, con qualcuno da cui poter imparare. E così è stato, è quello che ho fatto in quest’anno di silenzio. 

Il tuo pensiero sul self-publishing.

Io credo che sia una grandissima opportunità, ma al contempo è una lama a doppio taglio. Purtroppo, con la scusa che chiunque può pubblicare, il mercato si è saturato anche di prodotti di qualità scadente, cosa che danneggia tutti gli autori self, visto che la tendenza è quella di fare di tutta l’erba un fascio. Ma si possono biasimare i lettori? No. Parliamoci chiaro, sono alla ricerca dell’ago nel pagliaio. Ci sono moltissimi autori self di talento, ma sono un numero in mezzo all’infinito, se non li conosci è difficile trovarli solo grazie al colpo di fortuna. Mi rendo conto che per un editing professionale, o almeno di buona qualità, si debbano affrontare spese che non possono certo essere definite irrisorie e che non tutti hanno questa possibilità, ma a volte vedo certi lavori che sembrano buttati lì senza esser stati nemmeno riletti. Questo non va affatto bene. Anche se i romanzi sono venduti a cifre ridicole, non significa che si possa prendere in giro il lettore. E, soprattutto, che si possa mancare di rispetto a chi, invece, si fa in quattro per offrire il meglio. 

Hai qualche altro progetto in cantiere?

Ho un romanzo concluso che attualmente è in fase di revisione finale da parte dell’editor, sto scrivendo un racconto per Natale e ho già in mente la trama per un altro paio di romanzi. Ho più progetti che tempo! 

E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per tutto. 

Il piacere è stato mio. Grazie ancora per l’ospitalità e in bocca al lupo anche a te, sia per il blog che per tutto il resto.

Per seguire Nadia  NADIA FILIPPINI


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venerdì 27 novembre 2015

Recensione - L'AMANTE DEL BOIA di Alessandra Paoloni

Oggi vi presento il racconto erotico di Alessandra Paoloni, autrice che stimo a dismisura e che, negli anni, non è più solo una collega per me ma una carissima amica.
E' sempre un piacere parlare di lei, di quest'artista non ci si può proprio stancare, ammettiamolo!
Ma ora scopriamo insieme "L'amante del boia" edito da Delos Digital
Come sempre, Alessandra non mi delude!










SINOSSI: Maire Lynch, figlia di un contadino ribelle rinchiuso in carcere in attesa di una inevitabile condanna a morte, rimasta orfana e sola al mondo, ogni mattino risale la strada che dal villaggio arriva alla prigione, per intonare sotto le mura un canto dolce e disperato. Vuole vedere suo padre, almeno per un'ultima volta. Sarà Worth, il boia, a rispondere a quel suo richiamo. I due stipuleranno un patto di carne, un accordo segreto che li vedrà presto protagonisti di incontri fugaci quanto intensi e di addii strazianti. Ma il patto, ormai impossibile da sciogliere, sarà destinato a diventare qualcosa di più duraturo e profondo.










Il racconto si apre davanti a una prigione dove conosciamo Maire, una giovane fanciulla in apprensione per la sorte del padre rinchiuso nella fortezza, in attesa di essere giustiziato.
Maire vorrebbe fargli visita ma le è vietato, tuttavia questo non basta a farla desistere: la ragazza si ripresenta ogni giorno davanti alla prigione sperando nella carità dei carcerieri.
Un , uno di questi decide di avvicinarla e importunarla, ma fortunatamente sopraggiunge il boia Worth che glielo impedisce e consente alla fanciulla di far visita al padre a una sola condizione: dovra concedersi a lui!
Quello che doveva essere uno scambio dei favori di una notte, diviene abitudine per i due. Qualcosa è scattato tra loro: in Maire, giovane ingenua, la conoscenza della passione instilla un desiderio spasmodico dell'uomo vigoroso e aitante, una brama che ha poco a che fare con la carne, e lo stesso accade al boia che matura un istinto di protezione nei confronti della ragazza.
Riuscirà Maire a salvare suo padre? E il lieve sentimento che si fa strada nei cuori degli amanti che destino subirà?

La caratterizzazone dei due protagonisti, nonostante la brevità dello scritto, è ben ponderata. Ci si affeziona subito a Maire, fanciulla timorosa e dolcissima. In realtà, la ragazza nasconde un animo forte, coraggioso e indomito, capace di compiere scelte impensabili per la sua giovane età.
La particolarità di Maire è che ci troviamo di fronte a una ragazza maturata nella miseria, che non si aspetta nulla dal futuro. Sa che il suo domani sarà deprimente ma è pronta, non conosce altro e non sogna altro
E come non citare il Boia? Un uomo possente, massiccio se vogliamo, ma capace di possedere una donna con estrema delicatezza e attenzione. Un gigante buono a mio avviso.
Tra i due si accende una strana alchimia: lei non vive i loro incontri sessuali come abusi o violenze; lui la sente solo sua ed è disposto a picchiare, forse uccidere, chi la offende.



'Maire come avrebbe reagito? Sapeva che non poteva nulla contro quella sentenza. Ma come si sarebbe sentita dopo aver scoperto che il boia di suo padre ero lo stesso con il quale aveva siglato quella sorta di squallido accordo segreto e che l'aveva deflorata per la prima volta? Non era affar suo ... Da quando si prendeva a cuore la situazione dei carcerati e delle sue famiglie? Ordini. Lui eseguiva solo gli ordini del Re.'

 

La componente erotica è chiara e trascinante. Le scene non sfociano nel volgare e, anche nel descrivere la prima volta di Maire, la Paoloni dosa paura a desiderio, timore a passione. Peccato la brevità di questo racconto, personalmente avrei voluto saperne di più, scoprire altro delle loro vite, dentro e fuori dal letto. 
L'ambientazione è quella medievale, in un Regno inglese immaginario. Ricordo ai lettori che qui ci troviamo di fronte a un racconto di ambientazione storica, quindi non aspettatevi riferimenti realistici di una determinata epoca. La dovizia di particolari, però, contribuisce ad amalgamare il tutto e a farci calare perfettamente nel contesto medievale. 
Le tematiche trattate sono: la disillusione, il sesso, la morte, il possesso e la condizione della donna. 

"L'amante del boia" è la storia di una donna e del suo coraggio, di un sentimento che sboccia tra la polvere di stalle e prigioni. E' una vicenda che narra di morte e di sesso e che ci ricorda che da un atto sessuale, per quanto lascivo e mosso dalle motivazioni più egoistiche che possano esistere, può nascere qualcosa di pulito da preservare.
Se amate i racconti di ambientazione storica, se amate l'erotico e le storie di donne coraggiose, questa è sicuramente una di quelle letture da non lasciari sfuggire. 

'Stavano per siglare un accordo tacito, sottoscritto col piacere.'




Segnalazione - NONTISCORDARDIME di Simona Friio

Oggi vi segnalo una nuova uscita.
Oggi conosciamo più da vicino il romance contemporaneo "Nontiscordardime" di Simona Friio che prossimamente avrò il piacere di ospitare nel mio blog.
Andiamo a sbirciare questo libro interessante che non mancherò di recensire.




SINOSSI: Lara Malloi è ormai sicura di avere la propria vita sotto controllo. 
Ha un lavoro che ama. Un’amica sincera. Ed è ancora molto giovane.
Pensa di aver fatto i conti con il passato ma in fondo sa che non è così. Tuttavia solo Penny lo sa; lei che ha asciugato le sue lacrime…
Lara ha perso suo fratello Tommaso. Penny un amico.
Ma Lara ha perso qualcosa di più. Senza rendersene conto ha disintegrato la propria vita.
È stato più semplice trovare qualcuno a cui dare la colpa piuttosto che accettare l’incidente del fratello. E lasciare Daniele si è rivelata la soluzione più comoda quel giorno in riva al lago.
Urlargli in faccia la propria rabbia è stato liberatorio.
A sedici anni è così che funzionano i rapporti. Si ama e si odia con la stessa intensità.
Denny si è macchiato di un grave atto ai suoi occhi. Ha esitato. Ha perso del tempo prezioso...
Da quel giorno ognuno ha intrapreso una strada.
Ma di fronte all’ennesimo rifiuto di Lara, nel cercare di comprendere e perdonare, Penny è costretta a svelarle la verità. Otto anni dopo.
Oggi Lara ha un negozio di fiori. Penny gestisce un centro Benessere. Denny è diventato un vigile del fuoco.
Finché l’occasione si presenta.
Ripartire è inevitabile. Lara è sconvolta. Sa bene da dove ricominciare. Sa di avere qualcosa per cui farsi perdonare...
Il vaso è rotto ma i cocci ci sono ancora. Rimetti insieme il vaso e anche la tua vita avrà di nuovo un senso. È ciò che Penny le suggerisce. Perché tutti hanno in dono una seconda occasione. Perfino sua madre alla quale imparerà a voler bene.







Eccovene un assaggio!






[...] Se mi concedo il lusso di pensare a quel giorno, rivedo il mio corpo che, sfidando le intemperie, corre verso il lago con tutte le intenzione di tuffarsi.
Avverto il sale delle mie lacrime sulle labbra, il fango che stringono le mie dita mentre, infuriata con il mondo, impreco e mi dispero contro l'ingiustizia della vita. Patisco il profondo dolore della perdita di una parte di me, come se mi fossi amputata un braccio, reciso un'arteria.
E' il vuoto che mi divora.
La terra che mi manca sotto i piedi.
E' la disperazione che affonda le dita nel mio petto e mi strappa via il cuore. Io non ce l'ho più un cuore. Tom se l'è porta
to via.
E non solo lui. [...]











L'AUTRICE: Simona Friio è sposata, vive in provincia di Milano e ha un pastore tedesco di nome Brendy per cui stravede.  Si è diplomata in Designer della moda  ed è appassionata di scrittura, arte e storia.
Amava disegnare ancora prima di cominciare a scrivere, per cui già da piccola non si separava mai da pennarelli, cere, matite e fogli immacolati. 
La svolta per la scrittura però arriva con uno splendido regalo, una macchina da scrivere Olivetti rossa Ferrari che le ha consentito di dare voce alle storie che voleva raccontare, nonché di alleviare il callo dello scrittore che già aveva a soli sei anni.
Nel 2011 ha autopubblicato il suo primo romanzo storico: “La ragazza che mise il diavolo nella bottiglia” e recentemente è uscita un'antologia  a scopo benefico dal titolo “Parole tra sogni e ricordi” che contiene il suo racconto “La scia di fiori”. 
Legge con costanza romanzi sia di genere storico sia contemporaneo e predilige autrici classiche come la Austen, le sorelle Brontë e la Gaskell.
Le piace mettersi continuamente alla prova cimentandosi nel decoupage, nel ricamo, nel restauro di vecchi mobili. È appassionata di cake design.
"Nontiscordardime" è il romanzo con il quale ha vinto la prima edizione del concorso letterario indetto da Aiep editore nel 2014.

giovedì 26 novembre 2015

Segnalazione - MISTRAL di Laura Clerici


Oggi torno a parlarvi di un'autrice che mi sta molto a cuore.
Oggi Laura Clerici è di nuovo ospite del mio blog in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo che non mancherò di gustare e recensire.
Andiamo a conoscere più da vicino questo bellissimo libro dalle tinte noir dal titolo "Mistral".




SINOSSI: La vita non è stata buona con Celeste. Drammi e tragedie si sono succeduti nella sua giovinezza e lei vorrebbe solo trovare pace. Lascia quindi l'Italia per trasferirsi in Francia, in quella che era la casa della sua famiglia. Ma la tranquillità è solo apparente: oscuri segreti si annidano in un'ala della Tenuta. Nei corridoi bui e scricchiolanti, strani volti osservano Celeste da fotografie polverose appese alle pareti. Volti che la chiamano a sè, che sembrano dirle qualcosa... E le finestre, chiuse da anni, ecco che improvvisamente paiono aprirsi, le tende muoversi. E dei passi, al di là della porta, offuscano la tenue luce proiettata dalla luna. Qualcuno vive ancora nell'ala proibita. Qualcuno che si nasconde e la cui esistenza viene negata dagli altri abitanti della casa... 
E, mentre la rassicurante presenza della nonna sfuma sempre di più, Celeste si troverà a fare i conti con un passato sempre più pressante, con frasi sussurrate che celano misteri, con un libro che potrebbe rivelarle la verità e con una profezia incalzante come il vento di Mistral che soffia facendo sbandare la sua intera esistenza.
Magistralmente descritto da Laura Clerici in questa novella noir con punte di vera poesia, il paesaggio circostante è orchestrato quasi fosse una storia a sè, nella quale i profumi e i colori prendono vita e trascinano il lettore sul palcoscenico del romanzo, rendendolo protagonista.
Tutto questo, mentre il flamenco incalza con i suoi ritmi frenetici, mentre la Festa del Paese si spalanca sull'abrivado. Mentre Celeste avanza sempre di più verso la scoperta del Segreto svelato dall'antica profezia. Non senza dolore. 






Eccovene qualche assaggio! 





[...] Il soffio del vento arriva a scuoterti improvviso e beffardo, come il segreto appena celato di una leggenda sussurrata all'orecchio o una frase scritta, indelebile, su una pergamena antica con caratteri rotondi ed eleganti.
Il soffio del vento può addirittura diventare fuoco sulla pelle e segnarti per tutta la vita.
Parla di leggende e lo fa dapprima in modo lieve, accarezzandoti come un amante paziente... cresce fino a pretendere da te sempre un po' di più e diventa così fautore e regista delle tue follie, delle tue fughe, della tua voglia di invertire la rotta della vita, proprio come fa lui, il vento. All'improvviso [...]  









[...] Davanti all'uscio della mia stanza, sul pavimento, c'era una rosa rossa.
L'aria frizzante che entrava dalle fessure di una finestra chiusa maldestramente portò il suo odore verso di me. Era stata appena recisa, i petali erano di una bellezza struggente e surreale. Una dichiarazione d'amore, una richiesta di perdono, un complimento... I significati più positivi e le emozioni legate a quel fiore mi stordivano e spaventavano al tempo stesso.
Qualcuno stava cercando di farmi impazzire, e al moment stava riuscendo a vincere drasticamente quella sua macabra partita. [...]









 
L'AUTRICE: Nata nel 1973 a Pavia, Laura Clerici si è diplomata al liceo linguistico; da allora si è catapultata nel mondo del lavoro scegliendo il settore del Turismo. Dal 2002 gestisce una propria agenzia di viaggi. Ama la letteratura, la musica, le arti in genere, adora gli animali, la natura e ovviamente i viaggi. Canta nel coro della chiesa da quando aveva otto anni.


















"Acque – torbidi segreti" edito da Butterfly Edizioni nel 2014 è stato il suo romanzo d'esordio.

mercoledì 25 novembre 2015

Le autrici EWWA - INTERVISTA A LIDIA CALVANO



Ciao Lidia, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao, Linda, grazie per la tua squisita ospitalità, anzitutto! Ammiro molto il tuo lavoro, e ti sono riconoscente per lo spazio e il tempo che mi dedichi. Non mi è facile parlare di me, sono una persona molto normale, fondamentalmente introversa ma non timida: preferisco i contesti tranquilli, le chiacchierate tra pochi amici, ho bisogno per ricaricarmi di spazi di solitudine e di silenzio. Ho una piccola famiglia che adoro, mi destreggio tra lavoro, incombenze casalinghe e tran tran quotidiani, come tutti, ritengo. Il senso del dovere e della responsabilità che mi porto dietro sin da piccola mi hanno portato a fare una vita meno avventurosa e anticonvenzionale di quello che avrei voluto, e allora mi sono abituata a evadere con la fantasia e i sogni.

Medico e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, hai lavorato in una grande azienda nella selezione del personale e nella prevenzione degli infortuni e, dal 2009, sei una libera professionista come psicoterapeuta e formatrice. Quando si è accesa in te la scintilla della scrittura?

Certe malattie si manifestano precocemente. Da adolescente non potevo fare a meno di riversare i miei patimenti su diari e poesie, da tipica introversa. Poi c’è stato un lunghissimo periodo in cui i tanti impegni della vita mi hanno portato ad accantonare la scrittura, fino a quando ho avuto la possibilità di pubblicare per delle riviste, e contemporaneamente mio marito mi ha invogliato a iscrivermi con lui a un gruppo Facebook amatoriale, nel quale ogni settimana ci si “sfidava” a comporre su un tema differente. La prima opportunità mi ha forgiato nella tecnica e nella disciplina, la seconda ha liberato la mia creatività.

Sei anche un’appassionata lettrice. Quali autori preferisci e c’è tra questi qualcuno che definisci tua “Musa”?

Calvino, Oliver Sacks, Michele Mari, Buzzati, Primo Levi, Giuseppe Berto, Pennac sono solo i primi che mi vengono in mente. Ho sempre letto furiosamente, con ingordigia, ma ho mantenuto pessima memoria per i titoli e gli autori, a parte qualche raro caso. Ho fatto mio il detto zen: “Leggi mille libri e poi bruciali”.

Tra le tue collaborazioni vanti l’impiego di articolista su riviste astrologiche come Sirio, Astrella, Oroscopo Più, Astromese e Top Girl. Raccontaci di questa esperienza. Cosa accomuna l’astrologia alla psicoterapia?

Come ti accennavo, è stata una gavetta molto preziosa. Ho imparato molto sulle tecniche di comunicazione, e soprattutto mi sono piegata a un metodo, a una disciplina fatta di scadenze, scrittura su temi preordinati, costruzione dello stile in base al target di lettori e così via. E vedere il mio nome su una rivista è stata un’emozione incredibile, che mi ha fatto capire come tenessi al fatto di avere un pubblico. Non mi considero un’esperta di astrologia, e non sarei in grado di fare delle previsioni accurate o un oroscopo personalizzato, tuttavia da bravo Scorpione, ascendente Scorpione, sono sempre stata attratta dal mistero e dall’occulto. Secondo me l’astrologia può essere vista come un’interessante teoria della personalità, perché nella descrizione delle caratteristiche psicologiche dei vari segni ho sempre riscontrato una buona attendibilità. Lo studio quindi del tema natale può essere adoperato come uno spunto per la riflessione su se stessi e per l’assessment delle proprie risorse personali.

I tarocchi e le divinazioni. Sfatiamo il mito che le carte servono solo per predire il futuro.

Ci sarebbero molti miti da sfatare sui tarocchi, a cominciare da quello delle loro vere origini. Ma indubbiamente questo ne inficerebbe il fascino esoterico… Mi interesso di carte da divinazione da quando avevo dieci anni, e ancora non so dirti se al loro potere oracolare ci credo o no: in me si dibattono l’anima razionale e scientifica e quella stregonesca e paranormale. Come sono riuscita a uscirne senza finire nella schizofrenia? Usando i tarocchi non come strumento di predizione ma di introspezione e crescita personale. Ciascuna delle immagini degli arcani maggiori può essere usata come un test proiettivo: ognuno vi vive una situazione, una storia, delle emozioni diverse, e questo può dirci molto sul momento che sta attraversando, le sue paure, le sue speranze. In questo senso i tarocchi sono un metodo molto potente e intuitivo per prendere contatto con parti di noi nascoste o inconsapevoli.

Gestisci personalmente il blog “Il potere della resilienza, della creatività, della narrazione”. Di cosa ti occupi nello specifico?

Chiamarlo blog è sicuramente troppo ambizioso. E’ un piccolo spazio dove, con grande discontinuità, purtroppo, annoto idee o spunti che in futuro spero di poter sviluppare maggiormente, e che mi sono molto utili nella professione sia di psicoterapeuta che di formatrice. Si spazia dal pensiero positivo alla capacità di risollevarsi dopo un fallimento, dal potere curativo della narrazione a come coltivare la propria creatività. Credo che in ognuno di noi risiedano risorse enormi, e mi piacerebbe poter trasmettere con le mie riflessioni la sicurezza che ciascuno può “sbocciare”, superando anche i momenti peggiori, e raggiungere la propria felicità.

Nel 2013 esordisci con il saggio a quattro mani “Il Matto, il Mago, il Mondo” sull’utilizzo introspettivo e formativo degli arcani maggiori dei Tarocchi. Parlacene.

Si è trattata della mia prima esperienza di scrittura strutturata. L’aver lavorato con una cara amica psicoterapeuta, Luigina Sgarro, appassionata anche lei di tarocchi, mi ha aiutato tantissimo a progettare e portare avanti questo saggio/manuale, rivolto a chiunque sia interessato al potenziamento personale, oltre che ai formatori e ai coach. Come ti accennavo, le figure degli arcani posseggono un’intrinseca ambiguità e insieme degli elementi di universalità che li rendono quasi degli “archetipi”, nei quali tutti possiamo riconoscerci, ma con sfumature differenti. Queste sfumature personali che proiettiamo sulle immagini sono il punto di partenza per un lavoro su noi stessi. Si inverte dunque il ruolo tradizionale dei tarocchi: invece che delle risposte, ci aspettiamo da essi delle domande.

Nel 2015 pubblichi il romance “ D’oro e d’argento”. Di cosa si tratta?

Il mio primo esperimento nella narrativa rosa, al quale sono molto legata; è la storia di una donna non più giovanissima ma ancora affascinante, reduce da un divorzio sofferto e alle prese con una figlia problematica. Conosco molte donne che a quella età hanno riposto ogni speranza di trovare ancora l’amore e la passione, e invece mi piaceva dare voce a una protagonista che, nonostante tutti i dubbi e le difficoltà del caso, si abbandona all’attrazione per un uomo più giovane. Si tratta di un’eventualità molto più frequente di quello che si pensi, perché le donne negli …anta sono molto desiderabili e ricche di fascino agli occhi dei ragazzi, ma la maggior parte delle volte non si concedono a queste relazioni per condizionamenti culturali o per paura di essere presto abbandonate.

Nello stesso anno esce anche “La terza luna di Vegis” dove mescoli erotismo e fantascienza. Perché questa scelta?

Adoro la fantascienza, e quando ho deciso di scrivere un racconto erotico è stato quasi naturale iniziare a immaginarlo in un contesto del tutto avulso dal quotidiano. Mi è subito venuto in mente il vecchio film russo “Solaris”, e da lì è nata la trama. A ripensarci, forse, esordire nell’erotico mi imbarazzava a tal punto che ho preferito ambientarlo in un futuro improbabile e lontanissimo. Credo ci sia stato anche il desiderio di stupire e di non cadere nello scontato; personalmente, ritengo molto più interessanti gli erotici storici che i contemporanei, e penso che il connubio tra eros e fantascienza possa fornire nuovi spunti a un genere ormai molto sfruttato.

E, ancora, nel 2015 pubblichi l’antologia di favole “C’era st(r)avolta”. Un progetto benefico curato assieme alla collega Luigina Sgarro. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Diciotto favole classiche stravolte da altrettanti autori, con un commento mio o di Luigina a valle di ciascuna. Lasciati liberi di scegliere la favola e lo stile con il quale ristrutturarla, gli autori si sono spontaneamente indirizzati su due filoni differenti. Quello positivo, costruttivo, speranzoso, e quello invece crudele, pulp, gotico, sanguinolento. Naturalmente, io ho scelto di curare il filone noir…



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Come nasce l’input per questa raccolta?

Il potere catartico o educativo della narrazione è riconosciuto universalmente, ma come si è evoluto ai nostri giorni? Cosa hanno ancora da insegnare ai nostri figli le storie di Esopo, o quelle dei Grimm? E nel nostro immaginario di adulti, come riscriveremmo quelle vicende, con tutta la vita che abbiamo alle nostre spalle? Queste sono le domande che ci hanno portato a costruire questo progetto.

Quali tematiche vengono affrontate e quel messaggio si vuole trasmettere?

Il messaggio fondamentale che emerge da questo esperimento è che la narrazione è non solo un canale potente di comunicazione tra generazioni diverse, ma soprattutto un importantissimo strumento di elaborazione delle nostre esperienze a livello cognitivo ed emotivo. Un esempio: come cambia il nostro modo di raccontare a un’amica una disavventura affettiva a una settimana dal fatto o un anno dopo? Narrare a noi stessi e agli altri vicende ed emozioni ci aiuta a organizzarle, ridimensionarle, porle nella giusta luce e archiviarle nel cassetto più adatto. Ecco perché narrare di noi è un atto terapeutico. Come mai poi metà degli autori ha elaborato una trascrizione dolce, romantica, comica, con un lieto fine, mentre gli altri hanno strutturato vicende ancora più violente e truci delle originali (non dimentichiamo infatti che le favole classiche hanno forti connotazioni di crudezza)? Ecco allora il duplice aspetto delle fiabe: consolatorio, incoraggiante, veicolo di speranza e di morale positiva; oppure esorcizzante, carico di esempi negativi, di disperazione, e qui la favola diventa il contenitore di tutte le nostre paure più ancestrali e devastanti. Riversandole in essa, in qualche maniera le allontaniamo da noi.

Sei membro dell’associazione EWWA. Di cosa si occupa nello specifico e la consiglieresti ai tuoi colleghi?

EWWA è un’associazione che si propone di creare una rete di solidarietà tra donne che scrivono o lavorano con la scrittura. La sua importanza nella mia storia come autrice è stata impagabile. Vi ho trovato sostegno, incoraggiamento, motivazione, crescita professionale, esempi da seguire, contatti proficui, aggiornamenti, formazione. Entrarne a far parte è stato un dono che non finisce di stupirmi per la sua ricchezza, e le relazioni che ho instaurato al suo interno sono di sincera e gioiosa collaborazione e solidarietà. Non posso che consigliarla vivamente!

Con EWWA partecipi all’antologia “E dopo Carosello tutte a nanna. Storie di donne e Mamma Rai” con il racconto “I giovedì della signora Adele”. Daccene un assaggio.

Eccolo… La signora Adele non esiste, naturalmente, ma Bradley sì, e sulla rete ci sono un mucchio di foto molto interessanti su di lui.

[...] Bradley arrivò per la prima volta a casa sua un giovedì alle 16, puntuale come sarebbe stato per tutte le successive settimane. La signora Adele aveva lasciato la porta di casa socchiusa, per poterlo sentire entrare leggero e frusciante proprio come l’angelo della morte che aveva immaginato che fosse. Era di una bellezza ultraterrena.
Teneva sempre fede ai suoi impegni: era affidabile e riservato, non parlava (lei conosceva l’inglese, ma, dio mio, chissà quale sguaiato accento americano avrebbe potuto rompere l’incanto), non la toccava mai. Era plausibile quindi che avrebbe rispettato anche l’ultima condizione, quello di non soccorrerla in nessun caso.
Bradley e la signora Adele avevano quindi il loro segreto; passavano insieme ogni giovedì pomeriggio, senza parlare, sorseggiando un tè o un caffè (senza zucchero, rigorosamente, per lui, dio mio, quant’è magro, sarà perché lo obbligano). Sedevano insieme, e si guardavano. [...]

Segue la tua partecipazione anche alla seconda antologia EWWA dal titolo “Italia. Terra d’amore, arte e sapori” con il racconto “Operazione Diamante”. Parlacene.

Ho voluto scrivere una brevissima spy–story ambientata in una cittadina calabra che ho nel cuore, Diamante, la città dei murales, del lungomare a strapiombo su un mare di smeraldo, dei peperoncini piccantissimi, delle granite di gelso e cedro. Due agenti segreti giovani e belli viaggiano sotto copertura, fingendosi una coppia innamorata. Ma uno dei due fa il doppio gioco…

Hai qualche altro progetto in cantiere?

Prima della fine dell’anno uscirà un romanzo breve di fantascienza erotica, “Le concubine del pianeta Zofar”, e forse il prossimo anno un romance ironico. Mi piacerebbe sperimentarmi con un chick lit, e anche con un rosa crime. Mi gironzola per la testa un investigatore, intelligente e bello quanto psicologicamente disturbato, ma che farebbe innamorare persino una pietra. Chissà che non ne venga fuori una serie!

È stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per tutto!

Grazie, Linda, della tua gentilezza e della tua disponibilità. Un abbraccio a tutte le lettrici, e viva EWWA!

Per seguire Lidia  IL POTERE DELLA RESILIENZA, DELLA SCRITTURA E DELLA CREATIVITA'