lunedì 12 gennaio 2015

ASSOCIAZIONE ADOLESCENTI E CANCRO - INTERVISTA A REBECCA DOMINO



Oggi do spazio a un'autrice che stimo moltissimo, ho da poco recensito il suo lavoro "La mia amica ebrea" che consiglio vivamente a tutti i lettori. Amo leggere e far conoscere scrittrici di questo calibro, sono di esempio a mio parere su come utilizzare efficacemente la scrittura. Rebecca Domino è un'autrice 'impegnata', un'autrice che scrive storie per la collettività, trattando argomenti molto importanti quali l'olocausto e il cancro negli adolescenti. Proprio di quest'ultimo argomento tratteremo nell'intervista che segue. 
Rebecca, oltre che essere autrice, ha dato vita a un'associazione molto importante, io ho già dato il mio contributo e sono fiera di averlo dato anche se non è che un granello di sabbia in mezzo al mare, ma si inizia sempre con le piccole cose e, se tutti insieme diamo una mano, potremmo costruire una bellissima scultura di sabbia o, perchè no, magari un intero litorale.
Lascio ora la parola a Rebecca Domino.


Ciao Rebecca, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao Linda e ciao a tutti voi lettori! Prima di tutto grazie di cuore per ospitarmi sul tuo blog e per aiutarmi a far conoscere la mia associazione. Rebecca Domino è il mio pseudonimo, io sono una ragazza di trent’anni della provincia di Livorno e sono una scrittrice emergente. Nel 2014 ho auto-pubblicato due romanzi: “La mia amica ebrea” e “Fino all’ultimo respiro”. Oltre a scrivere mi piace molto viaggiare, andare al mare e passare il tempo in maniera semplice. Adesso sono molto impegnata con la mia associazione, ma è un senso d’impegno positivissimo!

Il 16 ottobre 2014 dai vita all'associazione ‘Adolescenti e cancro’. Perché e qual è stato l’input di questa lodevole iniziativa?

Il 19 maggio ho auto-pubblicato il mio secondo romanzo “Fino all’ultimo respiro” che parla del cancro nell’adolescenza. L’idea mi è venuta mentre stavo lavorando su un romanzo che stavo scrivendo per me, solo per il piacere di farlo, e adesso penso che sia stato una sorta di segno del destino, perché prima di allora non avevo mai avuto occasione di pensare al cancro nell’adolescenza, o di interessarmi all’argomento. La protagonista del mio romanzo è una diciassettenne scozzese di nome Allyson, una ragazza come tante la cui vita cambia quando sostituisce un’amica nel portare i compiti a una ragazza ricoverata in ospedale a causa di una leucemia. Questa ragazza si chiama Coleen, ha diciassette anni e ha ricevuto la diagnosi a quattordici anni e mezzo. Il romanzo esplora la nascita e la crescita dell’amicizia fra le due ragazze, la crescita di Allyson come persona – che, per certi versi, e’ stata anche la mia crescita. Nonostante il tema affrontato, è un romanzo positivo, un inno alla vita. Anche dopo aver finito la prima stesura del romanzo non riuscivo a togliermi quell’argomento dalla testa: ero rimasta colpita dalle difficoltà che gli adolescenti e i giovani adulti con il cancro sono costretti ad affrontare. L’adolescenza, come tutti sappiamo, è un periodo della vita di per sé complicato, senza metterci anche una diagnosi di cancro. Questi ragazzi si ritrovano sospesi in una sorta di terra di nessuno fra la pediatria oncologica e i reparti oncologici per adulti: in Italia sono pochissimi gli ospedali che offrono un reparto oncologico a misura di adolescente con attività mirate a questa fascia d’età e personale esperto nell’occuparsi degli adolescenti con il cancro non solo nell’aspetto medico ma anche in quello psicologico ed emotivo.
Ecco che ho deciso di fare qualcosa per offrire a questi ragazzi un luogo (sia virtuale sia non) in cui poter conoscere altri giovani in situazioni simili: penso che tutti i ragazzi italiani che hanno o hanno avuto il cancro abbiano diritto a condividere il percorso con altri giovani che stanno vivendo o hanno vissuto situazioni simili, perché fra adolescenti si capiscono meglio e, nonostante ogni storia e ogni persona sia diversa, i bisogni, i sogni, le speranze e le paure di base sono gli stessi.
'Adolescenti e cancro' è un’associazione aperta a tutti i ragazzi e le ragazze fra i 13 e i 24 anni che hanno o hanno avuto il cancro: non importa la regione in cui abitano, lo stadio del loro cancro (accettiamo anche ragazzi in remissione) o il tipo di reparto in cui sono o sono stati curati.

Qual è lo scopo dell’associazione? Quali le vostre iniziative concrete?

Lo scopo dell’associazione è offrire supporto sociale e occasioni di confronto fra coetanei agli adolescenti e ai giovani adulti fra i 13 e i 24 anni che hanno o hanno avuto il cancro. Dato che coinvolgiamo ragazzi che abitano in diverse regioni d’Italia è importantissimo il supporto on-line: dall’esigenza di Alessio e Carolina, due dei ragazzi, poco dopo la nascita del progetto è stato creato un gruppo chiuso su Facebook riservato solamente ai ragazzi dell’associazione. Quindi, niente genitori, parenti vari, amici, conoscenti o curiosoni… i ragazzi possono confrontarsi fra loro, supportarsi e parlare di tutto, dalla malattia alle cose di tutti i giorni. E’ stato inoltre aperto anche un gruppo per i ragazzi su whatsapp che ha lo stesso scopo.
Nelle città dove abbiamo gruppetti di ragazzi offriamo giornate di svago gratuite come corsi di cake-design, lezioni di fimo, uscite a teatro… in modo da permettere ai ragazzi di conoscersi di persona e di frequentarsi regolarmente per vivere nuove esperienze tutti insieme, svagarsi e rafforzare le amicizie.
Inviamo pacchi sorpresa gratuiti con regalini a misura di adolescente generosamente donati da aziende (nuovi) e privati (usati ma in ottime condizioni) per far distrarre i ragazzi e offrire loro materiale con cui passare il tempo quando sono a casa o in ospedale. Inoltre, grazie anche alle mie fedeli collaboratrici Simonetta e Mariangela, i ragazzi che lo desiderano ricevono spesso libri o altri regalini per passare il tempo.
C’impegniamo anche per realizzare i piccoli desideri dei nostri ragazzi (che per loro valgono moltissimo) e all’interno del gruppo chiuso su Facebook ci sono varie iniziative: al momento alcune ragazze stanno decorando dei foulard – che ci sono stati generosamente donati da due aziende – per poi rivenderli per raccogliere fondi per l’associazione; c’e’ il braccialetto che viene spedito a tutti i ragazzi nuovi e che è una forma d’appartenenza all’associazione. I ragazzi lo portano per sentirsi sempre vicini gli uni agli altri e in occasione del Natale si sono scambiati i “mantelli dei super-eroi” ovvero delle coperte decorate l’uno per l’altro e inviate insieme ad altri pensierini, sempre per sentirsi vicini gli uni agli altri in qualsiasi momento.
Inoltre facciamo anche sensibilizzazione alla donazione di midollo osseo (collaboriamo con la sede di Livorno dell’ADMO, Associazione Donatori Midollo Osseo) rivolta alle persone in salute fra i 18 e i 35/40 anni (il limite di età massima varia da regione a regione): il discorso è piuttosto lungo e qui ve ne do’ solo un accenno. Attraverso la donazione e il trapianto di cellule staminali si può provare a curare delle persone colpite da leucemie, linfomi, mielomi o altre neoplasie del sangue. Se sei sano/a e rientri nella fascia d’età di cui sopra puoi unirti all’ADMO (che ha numerose sedi in tutta Italia) e tramite un semplice prelievo di sangue i tuoi dati saranno inseriti nel registro italiano donatori midollo osseo. Molti pazienti in attesa di trapianto non hanno un donatore famigliare compatibile e si affidano alla generosità di persone come me e te, che si sono iscritte all’ADMO rendendosi disponibili a donare le proprie cellule staminali nel caso in cui siano trovate compatibili con un malato in attesa di trapianto. Per maggiori informazioni potete visitare il sito dell’ADMO (www.admo.it) . Incoraggio tutti quello che possono a farsi tipizzare, perché soltanto 1 persona su 100.000 e’ compatibile con un malato in attesa di trapianto. E quella persona potrei essere io, oppure tu. Unendoci all’ADMO possiamo davvero provare a salvare una vita.
Per questo 2015 appena iniziato ho già altre idee, e sono tutti progetti cui tengo moltissimo: purtroppo non posso ancora dire altro al riguardo perché i progetti non coinvolgono solamente me e sono ancora “in trattativa” ma spero con tutto il cuore che andranno in porto e vi ricordo che per essere sempre aggiornati su quello che facciamo basta seguirci su Facebook o visitare regolarmente il nostro sito Internet (trovate i link alla fine dell’intervista).

Il motto dell’associazione è MAI PIU’ SOLI. Parlacene.

Sì, il nostro motto MAI PIU’ SOLI è stato inventato dai ragazzi stessi e penso che racchiuda perfettamente la nostra filosofia. Attraverso le varie iniziative e i vari modi di offrire supporto (off-line e on-line) lo scopo è sempre lo stesso: ricordare a questi ragazzi che non sono soli e che ci sono altri giovani vicini alla loro età che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze simili; dei giovani con cui confrontarsi, parlare liberamente sia della malattia sia delle cose di tutti i giorni e con cui uscire grazie alle giornate di svago. Naturalmente non c’e’ mai un buon momento per ricevere una diagnosi di cancro, ma riceverla durante l’adolescenza è particolarmente dura: vorrei che Adolescenti e cancro fosse una sorta di “rete di salvataggio” per i ragazzi, un luogo in cui possono parlare con altri ragazzi in situazioni simili sapendo che li capiscono al 100%. E’ un po’ come dire “quello che è successo è terribile e stai affrontando una situazione difficile ma non devi fare il percorso da solo”. Inoltre penso che la presenza nell’associazione di ragazze e ragazzi in remissione possa dare un’ulteriore spinta positiva ai ragazzi attualmente in cura.

Esiste persino una madrina dell’associazione. Raccontaci qualcosa di lei.

Forse il termine “madrina” non è proprio corretto, perché è una ragazza come tante, solo che è straniera e quindi non fa propriamente parte dei ragazzi dell’associazione. La ragazza si chiama Shelbee, ha vent’anni ed è inglese. Nel 2013 le è stato diagnosticato un sarcoma di Ewing (un raro cancro alle ossa) e adesso è in remissione da quasi un anno. Poco dopo aver finito la prima stesura di “Fino all’ultimo respiro” mi sono imbattuta per caso in alcuni suoi video su Youtube e ne sono rimasta colpita sia perché se dovessi scegliere qualcuno per interpretare Coleen (la co-protagonista del mio romanzo) in un ipotetico film la sceglierei senza ombra di dubbio, sia per la forza e la positività con cui ha affrontato la malattia. Le chiesi se le andasse di essere intervistata per il mio blog di scrittrice e circa un mese dopo l’intervista – quando ebbi l’idea del progetto “Adolescenti e cancro” – la ricontattai per farmi dare dei consigli visto che non sapevo bene come  muovermi e sapevo che in Inghilterra ci sono varie associazioni che si occupano di offrire vari tipi di supporto agli adolescenti e ai giovani adulti con il cancro. Anche prendendo spunto dal supporto che lei ha ricevuto da alcune di queste associazioni, mi ha aiutata sia all’inizio sia varie altre volte in cui, nel corso di circa sei mesi, ho avuto dubbi o richieste di suggerimenti inerenti all’associazione.


I lettori interessati alla tua associazione cosa possono fare per contribuire?


Ci sono diversi modi per contribuire. Il primo è effettuando una donazione libera, qualunque cifra (anche la più piccola) è ben accetta e importante per portare avanti il nostro lavoro. Esistiamo solamente grazie alla generosità delle persone e a chiunque stesse pensando di effettuare una donazione in nostro favore, voglio dire grazie di cuore, e vi lascio il link diretto alla pagina del sito delle “donazioni”: http://adolescentiecancro.weebly.com/donazioni.html
Se avete materiale a misura di adolescente (libri, DVD, materiale da cancelleria, bracciali, cappelli, ecc…) che non vi serve più potete scriverci alla mail adolescentiecancro@yahoo.it oppure mandare un messaggio privato tramite la nostra pagina Facebook per sapere l’indirizzo cui inviarli così che possiamo usarli per riempire i pacchi sorpresa per i nostri ragazzi, per i ragazzi venezuelani attualmente in cura in Italia grazie ad ATMO Onlus e per i ragazzi di cui si occupa l’associazione Piccole gioie per piccoli eroi – terra dei fuochi.
Infine, dato che siamo un’associazione nata da poco, è importantissimo farci conoscere sempre di più: piacizzate la nostra pagina Facebook, invitate i vostri amici a fare altrettanto, parlate di noi alle persone che conoscete e che possono essere interessate a quello che facciamo e se fra i lettori ci sono altre blogger o persone che gestiscono un sito Internet e volete aiutarmi a far conoscere l’associazione scriveteci alla mail adolescentiecancro@yahoo.it (oppure mandate un messaggio privato su Facebook) possiamo organizzare un’intervista simile a questa, un articolo o raccontare estratti dalle storie delle ragazze… Se volete potete anche inserire nel vostro blog/sito il nostro logo (se volete riceverlo scriveteci all’indirizzo mail di cui sopra) con un link che rimanda alla home page del nostro sito Internet. Uno dei nostri obiettivi principali è raggiungere sempre più ragazzi e poter offrire loro supporto sociale e occasioni di confronto fra coetanei: per ora i ragazzi che si sono uniti a noi sono venuti a conoscenza dell’associazione principalmente grazie al passaparola. Se conosci qualcuno fra i 13 e i 24 anni che ha o ha avuto il cancro, parlagli di noi oppure scrivici e parlaci di lui/lei. Grazie!

Per l’estate 2015 avete organizzato ‘Primo break in Toscana’, di cosa si tratta?

Siamo ancora all’inizio di questo progetto comunque l’idea di base è organizzare un break di 2 notti/3 giorni nel cuore della Toscana (la mia bellissima regione) aperto ai ragazzi e alle ragazze dell’associazione che hanno fra i 18 e i 24 anni. L’obiettivo del break è permettere ai ragazzi di “staccare la spina” per qualche giorno in compagnia di atri giovani che hanno vissuto o stanno vivendo situazioni simili alla loro. Potranno partecipare sia i ragazzi in remissione sia quelli attualmente in cura, ma questi ultimi dovranno chiedere il permesso al loro medico di riferimento.
Inoltre, il break è un modo per permettere anche ai ragazzi che durante l’anno non possono beneficiare delle giornate di svago perché abitano in cittadine o paesi in cui non ci sono altri ragazzi dell’associazione di conoscere di persona alcuni degli altri giovani dell’associazione: tutti quelli che vorranno unirsi al break potranno partecipare. Il programma deve essere ancora stabilito ma sicuramente includerà il visitare tutti insieme alcuni dei luoghi più belli come Firenze, Pisa e le spiagge e inserirò anche delle attività da svolgere tutti insieme. I ragazzi potranno conoscersi di  persona o aggiungere un’altra esperienza “dal vivo” per quelli che si sono già incontrati durante l’anno. Come ho accennato, è tutto ancora all’inizio ma penso che sarà un’ottima occasione di svago, divertimento e amicizia per i nostri ragazzi.

E, ancora, avete organizzato una mostra fotografica internazionale “Sei bellissima” dedicata alle ragazze. Parlacene.

L’idea alla base della mostra fotografica internazionale “Sei bellissima” è molto semplice: ricordare alle ragazze e alle donne in cura che, nonostante i cambiamenti fisici legati al cancro e/o ai trattamenti, sono ugualmente bellissime e allo stesso tempo vogliamo ricordarlo alle numerose persone sane che, purtroppo, spesso giudicano gli altri basandosi esclusivamente sull’aspetto fisico. Pensiamo che la forza interiore, l’altruismo e l’amore per la vita siano le cose che rendono una persona davvero bella. Speriamo anche che le immagini della mostra aiutino le ragazze e le donne di tutte le età che sono calve a causa dei trattamenti - o che sanno che perderanno presto i capelli – a sentirsi belle anche se calve. Vogliamo che la mostra fotografica mandi dei messaggi di positività e incoraggiamento, che aiuti le persone che non hanno mai avuto il cancro a non girarsi dall’altra parte quando vedono qualcuno calvo, e che aiuti le persone che hanno perso i capelli o che stanno per perderli a causa dei trattamenti a sentirsi belle. Inoltre pensiamo che la mostra sia anche un modo per parlare del cancro nell’adolescenza attraverso le fotografie di ragazze che ci sono passate o ci stanno passando adesso. La mostra è internazionale e per ora abbiamo ricevuto fotografie, oltre che dall’Italia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dall’Australia.
Al momento gli utenti possono vedere le foto delle ragazze che partecipano per ora cliccando su questo link http://adolescentiecancro.weebly.com/sei-bellissima-galleria.html (la pagina viene aggiornata ogni volta in cui riceviamo una foto nuova); accetteremo foto da parte delle ragazze fino al 1 luglio 2015, poi ci mobiliteremo per trasformare la mostra fotografica in una serie di eventi live in Italia.

Gestite anche un gruppo chiuso su Facebook. Di cosa vi occupare nello specifico?

Come ho accennato prima, il gruppo è stato creato e voluto da due dei nostri ragazzi, Carolina e Alessio (che purtroppo ora non c’e’ più) per avere un luogo in cui poter parlare liberamente con gli altri ragazzi dell’associazione senza la presenza di genitori, parenti vari, amici, conoscenti e curiosi. E il gruppo serve proprio a questo, ed è utilissimo specialmente per i ragazzi che non hanno altri giovani dell’associazione nella loro zona. 
Il gruppo chiuso su Facebook è qualcosa cui nessuno ha accesso a parte i ragazzi, lo usiamo anche per comunicare direttamente con loro per quanto riguarda le giornate di svago e tutti i progetti e le iniziative che organizziamo o che vengono in mente ai ragazzi e che vogliono proporre agli altri. Quando i ragazzi si uniscono alla nostra associazione, entrano automaticamente a far parte del gruppo chiuso su Facebook e, se vogliono, possono unirsi anche a quello su whatsapp.

Vuoi lasciare qualche contatto per gli utenti interessati alla vostra associazione?




E’ stato un onore immenso intervistarti in merito a questa lodevole iniziativa.

Grazie di cuore a te per lo spazio che mi hai dato.

venerdì 9 gennaio 2015

RYA SERIES - FRACTURE di Barbara Bolzan

Oggi vi voglio presentare un romanzo che mi ha avvinto e che ho letteralmente divorato. Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere personalmente l'autrice Barbara Bolzan e di ospitarla nel mio blog. La sua opera "Fracture", primo capitolo della saga Rya è stata una piacevolissima scoperta.







SINOSSI: All’inizio di tutto, c’è un uomo. C’è sempre un uomo: Nemi. Lui che è il capo di un villaggio in lotta contro l’impero, lui che la salva mentre è ferita sulla riva di un fiume. Rya si risveglia a Mejixana e impara a vivere una nuova realtà, così diversa da quella a cui è abituata. La gente sembra accoglierla con benevolenza, mentre lei nasconde un segreto che potrebbe mettere tutti in grave pericolo, compreso il ribelle che la tratta in maniera sprezzante e non si fida della nuova arrivata. Tra loro c’è una lotta in corso di soli sguardi e niente è davvero come sembra: la frattura tra presente e passato rischia di confondere i sentimenti della giovane.
La storia di una ragazza che combatte per diventare donna e conquistare il diritto di poter amare in un romanzo che vi terrà incollati alle pagine per il susseguirsi dei colpi di scena con cui l’autrice riesce a pennellare il carattere dei suoi personaggi. Benvenuti nel mondo di Temarin, benvenuti nel cuore di Rya.







Il libro si apre sulla foresta di Mexilana. Un uomo, Nemi, si fa largo tra gli arbusti conducendo con sé una ragazza vestita di stracci. Lui è il capo dei ribelli, è il capo del villaggio segreto di Mexilana in cui si rifugiano e vivono i fuorilegge. Lei è Rya: silenziosa, misteriosa, sospettosa. Della ragazza si sa poco, solo quello che permette agli altri di scoprire e nelle bisacce nasconde un prezioso medaglione dalla provenienza scottante.
Rya viene accolta e curata dagli uomini di Nemi, si adatta a vivere nella foresta, ma la sua identità non rimarrà segreta a lungo, sarà lei stessa a svelarla a un'incredulo capo dei ribelli: la ragazza in realtà appartiene alla nobile casata che regge le sorti del Paese, è la consorte del monarca che vessa e osteggia Mexylana.  Per uno scherzo del destino Rya si ritrova vestita di stracci, lontana dal castello e scambiata per una comune serva; toccherà a Nemi ricondurla dal suo conosorte, consapevole del rischio e delle insidie che un simile viaggio comporterà.
Ma cosa nasconde Nemi? Chi è? Da dove proviene? Le sue iridi marezzate che penetrano nel cuore di Rya, suo malgrado, sono pozzi in cui precipitare e lasciarsi cullare, nascondono un passato di sofferenza, un passato che ha compromesso il suo futuro e ogni speranza di felicità.



'Esisteva un altro paesaggio, pensai. Un paesaggio diverso da quello di Temarin. Non c'erano qui vie acciottolate, stalle piene di servi e cavalli di razza. Non c'erano botteghe né commercianti. Il Villaggio bastava a se stesso ... era un mondo di facce sporche e piedi sudici. Un mondo senza purezza e bellezza ...Guardavo Mexilana con occhi spalancati, un universo nel quale le persone si muovevano come ombre rarefatte ma dove uomini e donne potevano passare del tempo insieme... Un mondo dove ci si poteva abbracciare senza il terrore di sgualcire il vestito.'





Ho adorato questo romanzo e i personaggi che Barbara ha diretto. Rya è un'anti-eroina in un certo qual modo. E' scaltra, attenta, acuta, si lagna per le condizioni in cui è costretta a vivere fuori dal castello, è viziata e in più di un'occasione gliele avrei suonate di santa ragione, ma è un personaggio completo che subisce una profonda trasformazione. E' una protagonista imprevedibile e mai scontata.
Mi sono innamorata di Nemi, cosa che mi accade di rado nei romanzi, mi ha colpito la sua durezza, la sua impenetrabilià, il passato che si porta sulle spalle e che gli grava come un macigno, il suo animo tormentato che nasconde ben altro. Un bello e dannato in un certo qual modo.
Tutti i personaggi, anche i secondari sono ben caratterizzati, si ha l'impressione di leggere un romanzo corale. Ho molto amato la figura della curatrice Marita che incarna la saggezza e la protezione di una chioccia.

L'ambientazione è assolutamente priva di sbavature, al lettore sembrerà di percorrere con Rya i sentieri della foresta, percepire gli odori, ammirare gli arbusti e le colture descritte con tanta precisione, assaggiare i cibi di questo mondo medievale, inventato ma fedele al reale. Proprio per questo voglio ricordare ai lettori, come poi mi ha confermato la stessa autrice, che questo romanzo ha pochi elementi fantasy, in realtà è un romanzo di ambientazione storica, quella medievale appunto.
Si evidenzia una differenza fondamentale ed è quella relativa alla vita nella foresta e la vita nel mondo civilizzato. L'autrice ci conduce alla conclusione che c'è molta più civiltà tra 'villani' costretti a vivere tra sporcizia e povertà che tra gentiluomini attorniati da una corte dorata. 

 






'La mamma era morta quando avevo poco meno di tre anni. Da quel momento, Alsisia era stata per me sorella, madre e amica. Sempre insieme, fianco a fianco. E adesso: le idee che avevo non erano mie. I gusti che avevo non erano miei. Non erano nemmeno di Alsisia. Erano nostri. Noi due.'









Un altro punto a favore è il mistero sempre più fitto; man mano che si procede nella lettura anzichè sbrogliare la matassa si aggiungono altri tasselli che ci mostrano un disegno molto più esteso di quello che ci aspettavamo, ci ritroviamo testimoni di segreti nascosti tra le pieghe del tempo.
Il tema della famiglia è fondamentale, l'autrice punta molto sulle similitudini del rapporto tra fratelli e tra sorelle: se da una parte abbiamo i continui ricordi di Rya nei confronti dell'amata sorella che ispirano nostalgia e malinconia, dall'altra abbiamo il rapporto complicato di Nemi verso il proprio fratello, quasi un Giuda più che un alleato. 
E, da inguaribile romantica quale sono, ho apprezzato la storia d'amore sussurrata. L'autrice è stata cattivella nel fare sospirare i lettori in attesa di un seppur minuscolo bacio, nel farci tifare per questi due protagonisti inusuali, schiacciati dai sensi di colpa e dal dovere, incapaci di esprimere con sincerità i loro sentimenti, incapaci di seguire il loro cuore. 
La narrazione è condita con frequenti flashback che alternano passato e presente, le considerazioni della protaginista prima e dopo il suo viaggio stimolano il lettore ad addentrarsi sempre di più, a girare pagina senza riuscire a distaccarsi, affamato di conoscenza. 
I temi trattati sono: la famiglia, i segreti, le menzogne, l'amore, l'avventura, l'amicizia e la fiducia.

 




'Dov'ero stata, fino ad allora? Avevo vissuto una vita credendola piena, mi ero nutrita di ambizione ... avevo riposto fiducia nella bellezza, nei colori del fiordaliso e nella canzone segreta delle stelle. Nemi, invece, era vero, reale, vivo. Mi aveva salvato dalle acque del fiume e m i aveva regalato un mondo nuovo, un cielo nel quale attaccare le mie stelle ... mi aveva mostrato un orizzonte sconosciuto che avrebbe dovuto spaventarmi e che invece accettavo per quello che era.' 








Voglio spendere due parole anche per le bellissime immagini che troverete a fine libro, realizzate da Barbara. La passione dell'autrice per il disegno si evince in queste splendide riproduzioni che ci mostrano la sua capacità di ritrarre i protagonisti di questo primo capitolo dedicato alla saga di Rya.
Resto sempre a bocca aperta di fronte all'arte e i disegni di Barbara meritano indiscutibilmente attenzione.
Un romanzo imprevedibile che, come un incantesimo, avvince e coinvolge, un gioco delle finzioni che si trasforma in una danza di scaltrezza. Se amate le storie medievali, di monarchi e fuorilegge, se amate i misteri e gli intrecci tra giusto e sbagliato questo è senza dubbio il libro che fa per voi.

"Fracture" è un romanzo che lascia appesi, che finisce lasciandoci intravedere un'avventura che è solo all'inizio, boccheggianti e contrariati per questa brusca interruzione.
Barbara Bolzan è un'autrice a tutto tondo che incanta e conquista. Non ci resta che aspettare con impazienza il seguto di questa bellissma saga.
Consigliatissimo!

'Oggi ripenso alla ragazza che ero. Non mi riconosco. Mi guardo indietro e vedo un'estranea. Ho smarrito la strada per capire la Rya di allora. Non rimpiango di averla persa per sempre ...  ero così spaurita, così fragile, così superficiale. Così innocente. Ecco. E' l'unica cosa che mi manca, di quella Rya ora sconosciuta: la sua innocenza. '



mercoledì 7 gennaio 2015

Segnalazione - VOLTARE PAGINA di Tiziana Cazziero - SECONDA EDIZIONE!

Oggi vi presento un'uscita speciale.
Torna nelle librerie un romanzo che avevamo già avuto modo di apprezzare, ora in una SECONDA EDIZIONE tutta da leggere, tutta da divorare.
Finalmente è tornato "Voltare pagina" di Tiziana Cazziero, autrice che ho già avuto il piacere di ospitare nel mio blog sia per le sue doti letterarie, sia per la rubrica "L'artista che c'è in te".
Tiziana è un'autrice che seguo con piacere, su questo blog si è già parlato di lei per le precedenti pubblicazioni, ma oggi dedichiamoci a questa nuova edizione di "Voltare pagina".
Una seconda edizione che l'autrice pubblica in Self, un romance erotico di 522 pagine al prezzo lancio di SOLI € 0,99 per le prime due settimane di promozione. 



SINOSSI: Janny Garin è una giovane donna in carriera che in procinto di sposarsi vede la propria vita capovolgersi, e tutte le certezze che ha nutrito fino a quel momento sgretolarsi. Siamo a Richmond negli Stati Uniti, Janny è un’affascinante donna in carriera che vive ancora con la madre, la quale ha creato un rapporto simbiotico con la sua unica figlia, soprattutto dopo la prematura morte del padre avvenuta quando Janny era solo una bambina. John è un ex militare che gestisce con il socio e amico Robert, un’agenzia di security. Il suo passato è ombrato da una tragedia che ha segnato la sua vita e, nonostante la nuova attività lo appaghi, questo non gli impedisce di vivere sempre in nome del rischio e del pericolo. Nelle pagine del romanzo i veri protagonisti sono i sentimenti sotto tutte le sue forme: amore, passione, avventura, famiglia e amicizia uniscono i destini di un uomo e di una donna che s’incontrano in un mondo di corruzione e di violenza, in cui Janny suo malgrado, ne rimane coinvolta. Il destino riserverà loro numerose difficoltà che li allontaneranno, e proprio quando gli ostacoli sembrano essere superati, ecco che ancora una volta il fato farà il suo ingresso trionfale, rimescolando tutte le carte e mettendo ancora una volta a dura prova un amore tormentato e, a rischio le vite stesse dei due amanti. 
Riusciranno Janny e John a vivere il loro amore? Janny riuscirà a chiudere i conti con il suo passato? Sposerà Mark, il suo storico fidanzato nonostante riecheggi nel suo cuore il suono di un amore lontano?

SEGUI L'EVENTO SU FACEBOOK:  https://www.facebook.com/events/1588942564661900/?fref=ts




Eccovene un assaggio!




[...] «Hai cambiato la mia vita, il mio modo di essere, credo di essermi innamorato di te forse dal primo momento in cui ti ho vista e adesso nulla per me potrà essere come prima Janny Garin.»
Era una vera dichiarazione d’amore, fatta di parole colme di emozione e di passione, Janny non aveva mai udito e avvertito in vita sua un tale trasporto, mai prima di allora. Nonostante desiderasse resistergli, si lasciò inondare dalle sue carezze, dai suoi baci appassionati, dalle più belle sensazioni che avesse mai sperato di provate nella sua flebile e breve vita. Poi svegliatasi da un sogno proibito, come quelli che ogni notte albergavano nella sua mente, decise di respingere quel corpo muscoloso che tanto aveva desiderato e voluto; lo fece con forza e tenacia. L’uomo spinto dalla sua bramosia, respinse la sua resistenza, ignorando ogni sua ostilità.
«Non posso, non posso!» Gli gridò di soppiatto.
«Sì che puoi Janny, mi desideri come io desidero te. Lo so, lo avverto.» Mormorava.
Janny sentì il respiro mancarle sotto le sue braccia possenti, per la prima volta in vita sua aveva perso il controllo di sé stessa. Aveva di nuovo lasciato che diventasse schiava del suo volere, che lui, con i suoi modi, avesse un effetto devastante in lei, questo la spaventò a tal punto, da respingerlo via da lei e dal suo cuore. [...]





L'AUTRICE:  Tiziana Cazziero nasce a Siracusa nel 1977. Durante gli studi scolastici, terminati con il diploma ragioneria, ha collezionato una raccolta di poesie iniziate a scriverle in età adolescenziale.
Nel 2005 comincia a scrivere il suo primo romanzo "Voltare Pagina" pubblicato nel 2011 con BookSprint Edizioni.
Ha collezionato diversi racconti brevi e partecipato a diversi concorsi letterari ricevendo segnalazioni e riconoscimenti.
Nel 2010 ha cominciato la sua attività di web writer: articolista free lance, collaborando con diverse redazioni on line trattando diversi argomenti. Ha iniziato recensendo libri, con il tempo ha intrapreso diverse cooperazioni; oggi segue diverse rubriche e gestisce un blog personale sull’editoria, promuovendo autori emergenti con segnalazioni e interviste.
Ha collaborato come addetta ufficio stampa con l'Associazione Libro Aperto e la casa editrice Libro Aperto Edizioni. Si è classificata seconda al concorso letterario a tema "Streghe e vampiri" indetto dalla casa editrice Giovane Holden nel 2010. Oggi quel testo è diventato la sua seconda uscita editoriale - Patto con il Vampiro Edito da Libro Aperto Edizioni pubblicato nel 2012.
Per sette mesi questo romanzo fantasy è stato uno tra i tre ebook più venduti dal sito della casa editrice. Diverse volte ha scalato la classifica dei bestseller dello store on line Amazon; è stato bestseller anche nelle altre librerie on line.
Dopo aver svolto diversi lavori, ha deciso che scrivere era la strada che voleva intraprendere e che continua a seguire oggi. Si dedica alla promozione di autori emergenti che cercano un supporto nel complesso mondo editoriale. A tal riguardo ha anche pubblicato un manuale "Ho pubblicato un libro: E adesso?" Edito con Libro Aperto Edizioni, un ebook nel quale racconta la sua esperienza di scrittrice e promotrice nel web. Spiega come autopromuoversi e quali sono le eventuali vie e i canali cui rivolgersi per la ricerca della visibilità, racconta la sua esperienza personale (2013).
Altre pubblicazioni: nel novembre 2013 pubblica una raccolta di due racconti in un unico libro sulla piattaforma Amazon: "Sensazioni dell’anima"; nel mese di febbraio 2014 pubblica il romanzo "Quell’amore portato dall’Africa, un cuore nero che batte" sempre in regime di self publishing su Amazon.
Mese di ottobre 2014, pubblica il racconto breve "Ritrovarsi, la forza dell’amore", su Amazon.
Convive con il suo compagno dal 1999; oggi è mamma di una bellissima bambina: Benedetta. Quello che spera e desidera è continuare a scrivere e vivere di questa sua passione.


lunedì 5 gennaio 2015

INTERVISTA A MARIANA FUJEROF



Ciao Mariana, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao Linda, grazie dell’invito! Ti confesso che sono emozionata, non sono abituata a ‘raccontarmi’… Di primo acchito forse posso sembrare una persona un po’ distaccata dalla realtà. A un’osservazione più attenta, però, si evince un certo senso pratico e un attaccamento alla ritualità del quotidiano; ritualità intesa come il tentativo di creare stabilità e sicurezza, diciamo pure ‘prevedibilità benefica’… tutte cose che mi sono mancate nella mia prima infanzia. Allo stesso tempo ho un comportamento piuttosto anticonvenzionale, in quanto non mi lascio influenzare da tendenze e mode passeggere: amo l’autodisciplina e l’indipendenza d’idee. Per concludere, credo di essere una persona piuttosto generosa, austera ma solo con me stessa, affidabile e devota a chi amo.

Vivi attualmente all’estero. Di te mi hanno colpito moltissimo le fotografie artistiche immersa nel verde. Ne deduco un grande amore per la natura. È così?

Hai indovinato. Ti propongo questa mia immagine in cui, benché i tratti del volto possano sembrare poco nitidi, mi sento fedelmente riprodotta perché fusa con la natura circostante, quasi fossimo una cosa sola. È la fotografia che preferisco e l’autore dello scatto si chiama Frank. Noi offendiamo spesso la natura, mentre lei continua incessantemente a prendersi cura di noi. Le sono profondamente riconoscente.

Di te si sa molto poco, solo quanto vuoi permettere di ‘vedere’ ed è una cosa che mi affascina moltissimo. Della tua infanzia ci lasci queste parole: Le persone che si prendevano cura di me erano, per chi le vedeva soltanto dall’esterno, forse un poco eccentriche. Lui, poeta e novelliere, con la macchina da scrivere nera dai tasti consumati —una Remington— che troneggiava perennemente sul tavolo e ticchettava in quasi tutte le ore del giorno. Lei, appassionata lettrice e poliglotta, dallo sguardo malinconico che un tempo era stato di un azzurro vivo…’ Quanto di loro c’è nei tuoi scritti?

Loro sono le mie radici amorevoli. Che il tronco s’inspessisca o i rami si allunghino, oppure che le foglie da verdeggianti si tramutino in ali dai colori struggenti prima di spiccare il volo, è sempre grazie alle stesse radici che il tutto si compie. Loro sono sempre con me,
accanto a me in un continuo colloquio interiore che si riversa poi nella scrittura.
 
 
Tra le tue passioni spicca anche la danza. Parlacene.

Quando il dolore si fissa sin dai suoi esordi nel corpo, la parola diventa muta e priva di evocazione. Solo attraverso il movimento si scavano i solchi per far defluire la sofferenza stagnante. Danzavo per non morire, contravvenendo all’implicito desiderio di chi non sopportava che io respirassi ancora. Il movimento danzato ha creato coreografie che hanno dato alla mia anima la bramata armonia.

Come si è accesa in te la scintilla della scrittura?

Su un antico tavolo di noce troneggiava perennemente quella macchina da scrivere coi tasti consumati al punto che non era quasi più possibile leggervi le lettere. Quel pezzo da museo era circondato da libri e vocabolari ingialliti, pile di fogli di appunti, lettere e manoscritti, calamai e penne da intingere affiancate da più moderne stilografiche a pompetta, penne a sfera quasi sempre scariche e matite nere che mi divertivo a temperare. Tutt’intorno aleggiava l’odore dei nastri impregnati d’inchiostro, del quale conservo ancora un ricordo molto vivido. Questi erano alcuni dei ‘giocattoli’ che hanno allietato gli anni migliori della mia infanzia, trascorsi accanto a due persone straordinarie e per certi versi anche un po’ stravaganti che hanno reso quella loro stranissima casa un microcosmo di creatività.
Più che una via di fuga, la scrittura era un modo per supplire alla carenza di comunicazione e di affettività che aveva caratterizzato il retroscena precedente della primissima parte della mia esistenza.

Nel 2013 pubblichi il romanzo “Il veleno nell’anima”. Cosa troveranno i tuoi lettori al suo interno?

Il libro parla di amore. Dell’amore però che non giunge a compimento, dell’amore negato, dell’amore sostituito dalla brama, dal narcisismo proprio e dalla brutalità. L’origine di questo amore avvelenato è una madre che affida alla propria prole una dannazione che la porterà alla distruzione, all’annientamento. Il lettore potrà rivedere in questo libro frammenti del proprio dolore nel tentativo di distaccarsene e superarlo.


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Qual è stato l’imput per questo romanzo?

Si è trattato di un’impellenza, come di un inchiostro rovente che partoriva storie. Tale mi sono sentita, dilaniata da pulsioni e da conflitti. Che non si sia trattato di liberazione dopo averla scritta mi è parso subito chiaro, ma anche quando un urlo non esprime parola, libera. La ‘nascita’ è stata preceduta da ripetuti aborti, ognuno con le sue lacerazioni e promesse deluse.

Quale messaggio hai voluto trasmettere ai lettori?

Sono stata io, questa volta, scrivendo, a offrirmi ai lettori. Ero io in attesa nei loro confronti; in attesa di una loro comprensione, di una loro attenzione, in attesa di essere ‘vista’. Chi scrive non sempre ha qualcosa da dare, bensì molte più cose da prendere.
Questo romanzo è nato dal dolore e dalla consapevolezza del non essere amati. Ad alcuni è data la sventura di nascere da genitori che si rifanno sui propri figli investendoli di disgrazia e cattiverie. Ecco, questa storia doveva essere la testimonianza della sofferenza umana fra le rispettabili mura domestiche.


Nel tuo libro dichiari: ‘una storia di crudeltà, amore e pazzia in una famiglia borghese del primo Novecento’. Perché hai deciso di trattare il ‘vizio’?


Perché a volte il vizio può essere lo specchio di una verità recondita. Ed è proprio in quell’incrocio trafficato del vizio che lasciamo circolare cattiveria, crudeltà data e subita, amore rivendicato e negato, piacere lenitivo o sostitutivo di lacrime.
Non c’è in me pretesa di giudizio o di condanna travestite da moralismo e perbenismo, bensì forte è l’esigenza mia di carpire le forme nascoste della malvagità e povertà dell’indole umana.


Ultimamente il tuo romanzo è uscito anche in versione digitale e sta scalando le classifiche. Qual è il tuo rapporto con l’ebook?


Mi sono avventurata, insieme al mio editore, per irte vie, pur di raggiungere il lettore. Per la bellezza di tale incontro ogni esperienza è benaugurale. L’eBook mi sta dando molte soddisfazioni, insperate!

Hai qualche altro progetto in cantiere di cui vuoi metterci a parte?

Il mio cantiere è talmente grande che a volte lo confondo con il mondo tutto, come il mondo degli artisti e dei bambini. Il lettore può aspettarsi decisamente nuove sorprese!

È stato un grandissimo piacere ospitarti nel mio blog, sei un’autrice meravigliosa e una persona adorabile. In bocca al lupo per il tuo futuro, sono certa sarà roseo.


Grazie a te, Linda, per la gentilezza e per le domande che mi hai rivolto. Quanto alla lupa che ci protegge… lunga vita a lei!


Per seguire Mariana  IL VELENO NELL'ANIMA


venerdì 2 gennaio 2015

LA MIA AMICA EBREA di Rebecca Domino

Oggi mi accingo a scrivere una recensione molto difficile, una recensione in cui voglio mettere tutto il mio impegno per poter rendere onore a un romanzo che merita dalla prima all'ultima pagina.
Ho letto questo capolavoro con anima trepidante, in attesa e nel timore di giungere alla fine.
Oggi vi presento "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino che prossimamente avrò il piacere di ospitare nel mio blog.







 

SINOSSI: Un romanzo sul lato meno conosciuto dell’Olocausto. Amburgo, 1943. Josepha è una ragazza tedesca di quindici anni, la cui vita viene sconvolta quando una famiglia di ebrei si nasconde in casa sua. Fra loro c’è Rina, una quindicenne apparentemente diversa da Josepha. Perché lei è ebrea. Ma, giorno dopo giorno, mentre imperversa la Seconda Guerra Mondiale, fra le due ragazze nasce una delicata, bellissima amicizia, che sfida le leggi dei nazisti e le paure. Ma sarà quando Josepha perderà la sua casa e vedrà la sua vita cambiare per l’ennesima volta, che si renderà conto di voler lottare e rischiare tutto pur di salvare Rina…







1943. Wandsbek (Amburgo). Josepha, per gli amici Seffi, ha quindici anni ed è tedesca. Vive con i suoi genitori e con il fratello Ralf in una bella casa. Non va più a scuola, visti i tempi precari, ma assiste ugualmente alle lezioni in casa da un'insegnante, con lei ci sono le amiche di sempre, le inseparabili: Anja, Trudi e Jutte.
I suoi giorni sono fatti di studio, di passeggiate e risate con le amiche. Le sue notti le trascorre con un occhio aperto e uno chiuso, con le orecchie tese, in allerta, pronta a fuggire in cantina al minimo segnale di pericolo.
Il cibo scarseggia anche per i tedeschi e deve bastare, il cioccolato è ormai un miraggio. Sono tempi in cui una cena al ristorante è cosa rara e si verifica solo in occasioni speciali, sono tempi in cui guardi il tramonto e non sai se riuscirai a vedere il sole sorgere di nuovo.
Una sera, però, la tranquilla vita di Seffi sta per cambiare; alla porta si presentano tre persone, una donna con i due figli: Rina e Uriel. Chiedono ospitalità e la stella cucita sulle maniche dei loro abiti non lascia adito all'immaginazione: sono ebrei e hanno bisogno di un nascondiglio.
 
Questo è uno di quei romanzi che, appena posato, riprenderesti in mano e rileggeresti, è uno di quei romanzi che consigli a tutti i tuoi amici, che regali per le ricorrenze, è uno di quei romanzi che ti resta dentro e che non ti lascia più. Anche ora, mentre scrivo, sono emozionata e provo un moto di angoscia misto a nostalgia. Non può essere altrimenti. Vuoi per la mia predisposizione per i testi che trattano della seconda guerra mondiale, vuoi per la mia sete di sapere verso la vita degli ebrei, ma qui siamo di fronte a un piccolo grande capolavoro che non può e non deve passare inosservato.



'Tutto è prezioso, ogni singolo istante di vita: il momento in cui la notte si trasforma in giorno, l’istante esatto in cui comincia a piovere, quando ti siedi per terra e ti accorgi che questa è molle sotto le tue mani, quando cammini a piedi nudi su un prato e ciuffi d’erba s’infilano nelle fessure fra le dita, quando guardi una tua amica che ride e sai che ricorderai per sempre lo scintillio del riflesso del sole sui suoi denti, quando vai a letto e speri che quella notte non dovrai passarla nella cantina, quando chiudi gli occhi e ascolti il rumore delle bombe in lontananza e immagini quelle persone innocenti che, proprio in quel momento, stanno morendo. Tutto, tutto è diventato unico: domani a quest’ora potrei essere morta, questa è l’unica certezza in quella che chiamo “la guerra delle incertezze”. '




Il primo aspetto che colpisce è il lavoro di ricerca compiuto dall'autrice, la sua attenzione ai particolari, la sua dimestichezza nel trattare un argomento tanto delicato quando spinoso. Rebecca Domino non ci racconta semplicemente la storia di una ragazza ebrea ma ci mostra un'intera società cresciuta nell'ignoranza, condisce la storia con eventi realmente accaduti, ci mostra le luci e le ombre della guerra, i sentimenti e le emozioni di tedeschi ed ebrei senza distinzione, perchè sotto un cielo illuminato dalle bombe non c'è poi molta differenza tra etnie.

L'ambientazione è assolutamente perfetta, un aspetto che colpisce e che rende il libro ancora più veritiero sono le citazioni di volumi e canzoni dell'epoca, come  "Il fungo velenoso" il testo per bambini che li istruiva contro gli ebrei: ebrei simili a funghi velenosi, neri, sporchi, brutti, che infettano. Un passaggio che raccapriccia e disgusta ma rende appieno l'idelologia nazista dell'epoca.





'Io mi sento superiore a… be’, a chiunque, lo sanno tutti che la razza ariana è la migliore al mondo. Allora, se siamo migliori degli altri, perché non mettiamo la parola fine alla guerra, che sta facendo soffrire così tanta gente? E poi… guardo Rina, che sta giocherellando con la mia sciarpa come se fosse d’oro. Mi chiedo cosa pensa davvero. Cosa prova. Posso solo immaginare il dolore che alberga nel suo cuore al pensiero del padre, la paura di venire portata via, di perdere un altro dei suoi cari, come sia costretta a rimanere chiusa in soffitta anche durante i bombardamenti, sperando solo nella fortuna, senza neanche provare a salvarsi. Una marionetta la cui sopravvivenza dipende dal caso. Lei tiene alla vita, questo l’ho capito dalle sue lettere, eppure non può fare niente per rimanervi attaccata il più a lungo possibile, o per viverla. Ed ecco che la domanda sovrasta ogni altro pensiero: e se mio padre avesse ragione? Un brivido di terrore mi percorre la schiena: vorrebbe dire che Hitler ha torto.'






La caratterizzazione dei personaggi è mirabile. La protagonista Seffi subirà un mutamento profondo; la conosciamo come una tedesca convinta, fan del suo Paese, che ammira il fratello facente parte della milizia hiltleriana, una ragazzina che si impegna a leggere libri nazisiti, che rifugge persino lo sguardo degli sciagurati 'intrusi' piombati in casa propria, e finiamo per ritrovarla profondamente legata a chi non prendeva neppure lontanamente in considerazione, disposta a tutto pur di proteggere un legame autentico come solo quello dell'amicizia può istillare. Un legame capace di soppiantare i suoi affetti più cari ai quali credeva non avrebbe mai rinunciato.

Colpisce anche il gioco di contrapposizioni presenti nel romanzo. I passatempi di Seffi e le sue amiche sono stonati, come le bombe che riecheggiano mentre chiacchierano. Il pensiero delle ragazze è sempre puntato a un domani interrogativo, è sempre rivolto alla morte che può sopraggiungere da un momento all'altro. Vivono un'adolescienza accelerata, si chiedono se riusciranno a gustare il sapore del primo bacio, le piccole cose che prima sembravano insignificanti acquistano spessore e le maschere a gas sull'erba, accanto a loro, fanno da monito.
Provate a chiudere gli occhi e immaginate di non poter uscire dalla vostra stanza, di non poter nemmeno scostare la tenda, costretti a vivere nel buio e nel silenzio. Vi asscuro che tutto, anche la luce del giorno o una risata, vi apparirà sotto altri occhi.

La descrizione del drammatico bombardamento conosciuto con il nome 'Operazione Gomorra' riproduce fedelmente uno dei momenti drammatici di questa guerra. Il lettore si ritrova a seguire Seffi tra le macerie, si aggira tra case sventrate, assiste all'orrore dei bombardamenti che sorprendono ignare famiglie mentre pranzano, mentre dormono, imprigionate tra pareti che erano la loro protezione e ora sono il loro incubo. Vite interrotte in nome di una guerra che distrugge e mozza esistenze. E ci si ritrova senza più una casa, senza più un riparo, privati dei propri affetti e dei propri ricordi.

Un altro aspetto che mi ha incatenato è la componente epistolare di questo romanzo: Seffi comunica con Rina attraverso le lettere, le due ragazze si raccontano la vita, i ricordi e i fatti quotidiani. E' disarmante la frase in cui Rina chiede a Seffi di mostrarle la vita attraverso i suoi occhi, di raccontargliela, di vivere i giochi attraverso le sue esperienze.

Voglio, prima di concludere, porre anche un occhio di riguardo al tema del coraggio che gronda tra le pagine di questo romanzo: il coraggio che alcune famiglie tedesche dimostrarono durante la guerra, la determinazione con cui difesero e protessero a costo della vita perfetti sconosciuti. Provate a rifletterci. Se bussasse alla vostra porta un ebreo, un 'nemico' per i dettami nazisti, trovereste il coraggio di ospitarlo in casa vostra, di nasconderlo alla legge rischiando in prima persona, mettendo a repentaglio la sicurezza della vostra famiglia? E' un pensiero che mi ha spesso sfiorato durante la lettura.

 




'Siede immobile,
 di fronte a una finestra.
 Il nero di una tenda, 
riflesso nel suo sguardo.
 Eroe dallo sguardo tremulo,
 un braccio su quello di chi ama,
 l’altro proteso verso il futuro.'







"La mia amica ebrea" è la storia di due mondi che si scontrano e che si fondono insieme, che si comprendono senza volersi sopraffare, che si amano senza guardare il colore della pelle o l'estrazione sociale. La storia di due ragazze così diverse ma altrettanto simili che si ribellano a ciò che altri hanno deciso per loro.
E' un romanzo sull'amore che unisce e divide, che sorprende e commuove pagina dopo pagina sino all'inaspettato e sconvolgente epilogo che ancora sento sulla pelle.

Una lettura potente, intensa, di arricchimento interiore e di interesse collettivo. Da leggere assolutamente, poi mi darete ragione!

 'Io sono tedesca. Lei è ebrea. Fuori c'è Hitler, c'è la guerra.'