lunedì 2 ottobre 2017

INTERVISTA A BARBARA BOLZAN



Ciao Barbara, bentornata nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao Linda! È bellissimo essere nuovamente qui. Ogni volta è come tornare a casa, e ti ringrazio infinitamente per avermi aperto la porta e invitata ad accomodarmi!
Sono cambiate un po' di cosine, dalla nostra ultima chiacchierata: la mia vita è in una fase di grande mutamento: un trasloco, scatoloni ancora ovunque in giro per casa, nuova città, nuove prospettive… Sto cercando di ambientarmi e far fronte alle novità. La sostanza, però, è la stessa: sono sempre una trottola con le scarpe da centometrista, innamorata della Parola e dei suoi molteplici Significati. Le mie mani continuano a non essere capaci di restare ferme per più di qualche istante…
Insomma, è bello vedere come le fondamenta rimangano sempre le stesse, nonostante il tempo passi!

Sei editor, ghostwriter e illustratrice. Dove trovi il tempo per scrivere, e come si è accesa questa passione?

Questa è un'ottima domanda! Il tempo è ridotto all'osso. Lo rubo alla notte, ai suoi silenzi, e cerco di farne tesoro, di metterlo a frutto il più possibile, sperando sia sufficiente (e, ovviamente, mi sembra non lo sia mai).
La passione è nata al liceo. Una cotta momentanea, credevo. Si è però trasformata in amore. E, come tutti gli amori, ha bisogno di sacrificio, dedizione, cure speciali; ha bisogno di essere coccolato, incrementato ogni giorno.
Non è semplice.
Sempre più spesso arriva un tarlo che sussurra: "Chi te lo fa fare? Lascia perdere". È una vocina sottile ma persistente. Tento di ignorarla, eppure possiede un proprio fascino perverso. È inutile negarlo.
I cambiamenti di cui ti parlavo prima concernono anche il mio modo di sentire e di vivere la scrittura. Sono a una sorta di bivio. Devo decidere se continuare oppure no. Messa in questi termini, suona forse un po' melodrammatico… ma è così.

Il tuo esordio avviene nel 2004, con “Sulle scale”, testo che tratta del problema dell’epilessia. Perché questa scelta?

Credo: per onestà.
È una sincerità stilistica e strutturale che travalica il piano della pura narrazione. Si dovrebbe sempre scrivere di ciò che si conosce.
Diciamo che conoscevo bene l'argomento e che, a riguardo, avevo tre o quattro cosette da dire. A quel tempo non avevo paura di espormi, di farmi ascoltare. Volevo, al contrario, lanciare un grido di speranza per tutte quelle persone che avrebbero dato l'anima per uscire allo scoperto, per sentirsi normali (detesto questo termine).
Oggi sono contenta di aver scritto quelle pagine e di come "Sulle scale" si sia poi trasformato ne "L'età più bella" (attualmente, mentre chiacchieriamo, in offerta su Amazon a 0,99 per tutto il mese di settembre): un romanzo completo, a tratti profondo, sincero, che tratta del disagio adolescenziale, dei problemi alimentari e di questa patologia ancora oggi guardata con sospetto, l'epilessia.

Nel 2006 pubblichi “Il sasso nello stagno” e, successivamente, “Requiem in re minore” finalista del prestigioso premio Alabarda d’oro. Spazi molto dal giallo al fantasy al contemporaneo, ma qual è il tuo preferito?

Non ho un genere preferito, ma sono comunque molto attratta da quei i testi che presentano una forte componente psicologica. Come Agatha Christie faceva dire al suo Poirot, "il mio più grande interesse è sempre la gente".
Tutti presentano luci e ombre. E le ombre, quelle che tendiamo a nascondere, sono infinitamente stimolanti: spalancano e squarciano orizzonti, sussurrano le verità che vorremmo tenere ben lontane da noi, chiuse a chiave in uno scrigno segreto. Ecco, io adoro scassinare proprio quei particolari scrigni, rivoltare il loro contenuto come un calzino… e vedere se sia o no bucato.

Nel 2014 esce “Rya - La figlia di Temarin”, poi pubblicato in seconda edizione, nel 2017, con il titolo “Fracture” ed edito dalla Delrai Edizioni. Di cosa si tratta?

È la storia di una ragazza che dalla vita ha avuto tutto e che lo ha perso, in un soffio. La storia di una ragazza che cerca in tutti i modi di trovare la propria identità come persona, distaccandosi dalle catene che la legano a una famiglia fin troppo presente nella sua esistenza.
Una ragazza alla ricerca di se stessa e dell'amore, benchè all'inizio non se ne renda neppure conto.
Tengo molto alla saga di Rya e nutro un affetto particolare nei confronti della protagonista. In questi volumi sono riuscita a unire la mia passione per il medioevo con quella per la manipolazione della realtà. Rientra nel genere distopico, ma mi piace maggiormente definirlo uno storico-fantastico perché, pur avendo scelto di non definire chiaramente il contesto geografico e l'anno in cui si svolge la narrazione (per lasciare al lettore maggiore possibilità di immaginazione), nella mia mente il contesto storico è ben chiaro. Ho utilizzato nomi di fantasia, questo sì (benchè nella radice di ognuno esista un richiamo, una sorta di senhal trobadorico) ma usi, costumi e modus vivendi sono prettamente tardo-medioevali.
Ho visto Rya crescere, sbagliare, cadere, tentare di rialzarsi. L'ho lasciata libera di compiere le proprie scelte, anche quando era palese quanto fossero sbagliate, e le ho cucito intorno un mondo di anti-valori e anti-eroi nei quali si rispecchia l'oggi che stiamo vivendo.
Lei stessa è un'antieroina. Non è la principessa buona, pura e innocente delle fiabe. Non aspetta che un principe azzurro, in sella al cavallo bianco, giunga a salvarla. Si salva da sola, andando contro la morale corrente. Denota grande forza d'animo, adeguatamente nascosta dietro un volto di bambina.
Sono felice di avere incontrato la Delrai Edizioni e che Rya possa proseguire il proprio cammino. 
Faccio il tifo per lei. 
Che contiene una parte di me.

Nel 2015 pubblichi con La Corte Editore il romanzo “Il furto dei Munch” un giallo presentato da Andrea G. Pinketts nel luglio dello stesso anno e annoverato tra i cinque migliori gialli del panorama italiano. Di cosa si tratta?
 
"Il furto dei Munch" è un giallo basato su un reale fatto di cronaca, e prede spunto dalla rocambolesca sottrazione delle tele de "l'Urlo" e della "Madonna" dal Munch Museet di Oslo, avvenuta nel 2004. 

Sinceramente, all'inizio non capivo perché qualcuno dovesse darsi tanta pena per possedere un Munch, a parte l'ovvio valore economico. 
Poi sono stata a Oslo e ho guardato dal vivo la "Madonna" (una delle versioni superstiti, almeno). E lì ho capito. 
"Il furto dei Munch" è nato anche da questo: dalla consapevolezza che esista un Amore universale che va al di là delle linee perfette, dei sogni felici ad occhi aperti. 
L'Amore può essere anche Incubo e dannazione. 
Soprattutto dannazione. 
Nel mio mondo, almeno.

Nel 2017, esce “Sacrifice”, secondo capitolo della saga “Rya Series”. Daccene un assaggio.

Con "Sacrifice" viene abbandonata la componente fiabesca che poteva essere contenuta in "Fracture" (la principessa, il topos del viaggio, l'incontro con Nemi, il ribelle). La realtà si fa ancora più cruda e si sporca di fango e sangue. 
È stato interessante, dopo aver viaggiato per tutto "Fracture", in mezzo a boschi ombrosi, nei quali la luce filtrava a tratti, arrivare alle porte di Idrethia. La città è vasta, fortificata, ariosa. La piazza principale, dalla quale dipartono viuzze selciate in salita, trasuda ricchezza e opulenza, con tutte queste bancarelle di mercanti e carrettini che vendono le merci più disparate.
Sulla sinistra, arroccato, il castello di Blodric Herrand: la sicurezza, la salvezza, la meta ultima del suo viaggio.
Rya, però, prende un'altra strada. Sceglie… di sbagliare, sì, per inseguire i propri propositi. Per inseguire Nemi. Perché adesso è lei a dover salvare lui (almeno, questo è ciò che si è messa in testa).
Ecco, allora, che si incammina per stradine che, passo dopo passo, diventano sempre più anguste. Il caldo è soffocante, le case ben tenute si trasformano in stamberghe puntellate. La polvere e la sabbia le entrano nel naso, la fanno sternutire, sassolini le si infilano tra le dita dei piedi mentre è costretta a scavalcare mendicanti riversi a terra, evitare il passaggio di galline e oche macilente; mentre fa di tutto per non incrociare lo sguardo di persone dall'aria sporca e tirata, ridotte allo stremo dagli stenti.
L'Idrethia non è il Paese dorato del quale le aveva parlato Blodric.
La meravigliosa apparenza risiede solo nella piazza e nella strada principale che conduce a palazzo.
La vera Idrethia è quella che vive -o cerca di sopravvivere- ai margini. La vera Idrethia è quella che la inghiotte e la fagocita, rinchiudendola in un inferno di corpi umidi e sudati, di donne violentate e di corpi dal valore di due monete.
Trattare il tema della prostituzione non è stato una passeggiata. Anche perché, all'interno del postribolo nel quale Rya trascorre un'intera estate, vive Roxile, la bambina che -unica- riuscirà ad aprire una breccia nel cuore ormai indurito della mia fanciulla.
Essendo prima di tutto anch'io una mamma (benchè l'idea di "Sacrifice" e quindi di inserire Roxile nella vicenda sia precedente alla nascita di mia figlia), è stato difficile immaginare, descrivere, leggere, mettere su carta, rendere credibile.
Spero di essere riuscita a toccare le giuste corde… con tutta la delicatezza possibile.


E, in questi giorni, è uscito “Deception”, terzo appuntamento della tua saga. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Il misterioso Niken, soprattutto! E il bacio tanto sospirato tra Nemi e Rya!
Scherzi a parte: si troveranno inseriti nella corte di Idrethia. Vivranno al suo interno e vedranno Rya muoversi nel mondo che avrebbe dovuto appartenerle di diritto (e per guadagnarsi il quale, invece, ha dovuto scendere a più di un compromesso). Politica, complotti, ambizione dirompente.
Rya non è la vittima ribelle. È, al più, un'agguerrita sopravvissuta. Una donna che ha disperatamente scelto di sopravvivere, nonostante gli orrori subiti in Sacrifice e un tentativo scampato di suicidio.
È una persona che trova una ragione per la quale vivere. E che, per questa unica ragione, combatte fino in fondo.
È una ragazza con una propria moralità, che non coincide con quella corrente e che la espone a rischi e biasimi.
In "Deception", ho inserito Rya all'interno di una -passami il termine moderno- campagna di diffamazione. In questo, sì, lei è la vittima. Ugualmente, non è innocente.
Non credo nei dogmi. Un tempo, gli uomini potevano anche dividersi in aristotelici e platonici, ma il mondo di Rya è un mondo nel quale proliferano piuttosto i Gorgia -e ci si trovano anche a proprio agio!-.
Vivere nella menzogna, comunque, non è indolore e, di sicuro, alla lunga non paga.
"Deception", in sostanza, è… il mistero svelato. La caduta del velo.
Erano tanti i misteri e le mezze verità che ho disseminato, fin dalle primissime pagine di "Fracture". Adesso, gli indizi conducono tutti a un punto. Questo.
 Ti lascio un piccolo assaggio:

[...] «Non ho la minima intenzione di riammetterti a corte» dichiarò il sovrano, esplicito. «Tu appartieni a un passato che l'Idrethia non ha voglia di ricordare. Fossi in te, però, non mi dispererei. Sono sicuro che riuscirai a inventarti qualche occasione. A quanto pare, se c’è qualcosa che non ti manca, è l’iniziativa. La gente come te se la cava sempre.»


https://www.amazon.it/Deception-Rya-3-Barbara-Bolzan/dp/8899960275/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1506343751&sr=8-1&keywords=Barbara%20Bolzan%20Deception


 Qual è stato l’input per questa serie?

Il mio amore per le letterature romanze, in assoluto! La primissima stesura è nata tanti anni fa: una commistione di generi, con un'impronta molto romanza, debitrice del ciclo arturiano del Graal e della visione che, della donna, aveva Marcabru.
Col tempo, le ricerche prettamente storiche hanno avuto la meglio e ho costruito un medioevo plausibile e assolutamente reale, scevro di elementi fantastici o magici.
L'input iniziale, però, è stato sicuramente quello. E le letture più disparate che mi hanno accompagnato nel corso di questi ultimi anni sono servite a incrementare svariati aspetti del testo, a rendere credibile la vicenda, a pennellare il viaggio di Rya di zaffate, odori, profumi che spero di riuscire a far provare al… naso del lettore.

Perché una saga?

Perché no?
*ridacchia*
C'erano molti aspetti che desideravo trattare, temi che volevo toccare, personaggi che hanno acquisito dimensione e vigore con il procedere della vicenda.
Volevo che Rya potesse accompagnare il lettore, così come aveva accompagnato me, e che ogni nodo venisse al pettine.

Quali tematiche affronti e quale messaggio vuoi trasmettere in “Deception”?

Non è un romanzo sulla violenza domestica, ma di certo essa rientra nei temi principali. Era da "Fracture" che preparavo il terreno per affrontare e indagare in punta di piedi questo orribile fenomeno (non "capirlo" -la violenza non può essere capita-; non "giustificarlo" -la violenza non deve essere giustificata-).
Tratto di alcolismo, così com'era accaduto già in "Sacrifice". Di rapporti famigliari che smuovono animi e coscienze (nel bene e nel male). E di un amore difficile, pieno di ostacoli e responsabilità.
Il messaggio che permea un po' tutta la saga -ma, in special modo, questo terzo volume- è quello di non arrendersi. Anche quando ti senti meno di niente. Anche quando ti fanno sentire meno di niente. Anche quando ti viene tolto tutto, anche ciò che è tuo di diritto.
Tu. Non. Arrenderti.
Trova il modo per risollevare la testa.
Per tornare.

Hai qualche altro progetto in cantiere?

A dicembre uscirà l'ultimo volume della saga di Rya, "Awaken", e non vedo l'ora che il cerchio si chiuda. So che Rya mi mancherà: abbiamo condiviso tanto, insieme. Ma sono felicissima di lasciarla libera, un po' come quelle madri apprensive che guardano dalla finestra i figli uscire da soli per la prima volta.
Dopo la pubblicazione di "Awaken", probabilmente mi dedicherò al romanzo che ho in cantiere da qualche tempo. Mi chiama, vuole e pretende attenzione. Un'attenzione che, al momento, posso dargli solo a tratti (e non va bene).
Se mai deciderò di fargli vedere la luce, questo nuovo testo sarà una sfida.
Che ancora devo decidere se accettare o meno.

È stato un grande piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per tutto!

Grazie a te, Linda, per la tua ospitalità e per le nostre chiacchiere! E un grande, grandissimo abbraccio a tutti i lettori che ci seguono nel nostro viaggio di parole!

Per seguire Barbara  BARBARA BOLZAN

domenica 1 ottobre 2017

Release Blitz - ESTREMO INGANNO di Cristina Vichi

 
Oggi, eccezionalmente di domenica, vi presento il nuovo romanzo di Cristina Vichi, dal titolo "Estremo Inganno".
Andiamo a conoscerlo nel dettaglio!





 


SINOSSI: Nel 1717 una giovane sventurata bruciò viva sul rogo, accusata di stregoneria. Quella drammatica storia fu tramandata nei secoli e il luogo della tragedia prese il nome di Katherine’s City, in memoria della ragazza.
Kassy, diciassettenne del 2017, per strane e oscure ragioni si ritrova a vivere in prima persona la storia di Katherine, la Regina Rossa, scoprendo sulla propria pelle verità dimenticate, segreti inconfessabili e terribili maledizioni.
In un susseguirsi di scoperte sempre più inquietanti, l’angoscia di Kassy raggiunge l’apice quando capisce che la Regina Rossa non le ha rubato solo il corpo, lei vuole anche la sua anima, lei vuole scambiare i loro destini.Chi brucerà sul rogo in quel terribile 17 ottobre 1717?


DOVE TROVARLO: https://www.amazon.it/eSTREmo-inGAnno-Cristina-Vichi-ebook/dp/B073QB6MW6/








Leggi l'incipit 


[...] La folla si accalcava, impaurita ma curiosa. Da tempo attendevano quel giorno: finalmente la malasorte se ne sarebbe andata dal paese e la sciagura avrebbe smesso di perseguitarli.
Cinque gatti randagi, magri e pieni di pulci, giravano intorno alla catasta di legna e paglia ammucchiata contro un palo al centro della piazza. Uno di loro aveva una zampa rotta, si trascinava miagolando così forte da fare accapponare la pelle.
Anche i bambini erano curiosi di vedere la strega bruciare sul rogo; tenevano strette le loro corone d’aglio e si fingevano impavidi. In verità avevano paura e mai e poi mai avrebbero guardato la strega negli occhi, neanche con la collana d’aglio stretta fra le mani.
Dal fondo della piazza apparvero due uomini che trainavano un carretto, e i boati della folla aumentarono. Ecco la strega!
Nella confusione un bambino cadde a terra e fu calpestato da tre persone che nemmeno se ne accorsero. Era il delirio. Uomini e donne gridavano e maledivano la strega; erano in tanti, quella era la loro forza oltre all’aglio.
Lei era lì, sopra quel carro che avanzava lentamente verso la morte, chiusa in una gabbia di ferro. Nonostante fosse legata, incuteva ancora paura. Il neo di fianco all’occhio sinistro e gli indomabili capelli rossi erano un chiaro segno del suo essere demoniaco; anche la sua invidiabile bellezza era motivo di accusa. Nonostante fosse stanca, spossata e indebolita dalle percosse subite, aveva uno sguardo che catturava le persone. Tanti uomini, troppi, si erano innamorati di lei e avevano compiuto adulterio verso le loro mogli.
Mentre il carretto passava, la gente stringeva le collane d’aglio, faceva scongiuri e invocava i santi. Nessuno guardava quella misera ragazza negli occhi. Nessuno ne aveva il coraggio.
La fanciulla piangeva, scrutava la folla alla ricerca di un volto compassionevole, ma nessuno faceva nulla. Se ne stavano lì con le loro belle collane d’aglio, tutti le avevano!
Il carretto raggiunse il centro della piazza, dove c’era la catasta di legna. Un uomo aprì la gabbia e la folla strattonò giù la fanciulla. Più persone la trascinarono sul rogo e le avvinghiarono polsi, caviglie e busto al palo.
Prima di appiccare il fuoco, un uomo prese la parola davanti alla fiumana di gente, che si zittì per ascoltarlo.
«Carissimi amici, ricorderemo questa data come il giorno della liberazione. Finalmente la strega brucerà all’inferno!».
Un boato di acclamazioni fece eco alle sue parole.
«Evviva il forestiero che ci ha salvato!».
«La Regina Rossa ha finito di compiere misfatti». L’uomo alzò la fiaccola in aria. «Questa donna è il demonio!».
«Bruciamola subito!».
«No!», gridò la ragazza. «Vi prego, lasciatemi andare!».
«Tu sei una strega!», urlò un bambino in prima fila. «E le streghe bruciano sul rogo!».
La ragazza lo fissò e lui si affrettò ad abbassare lo sguardo, stringendo più forte la collana d’aglio che portava al collo.
«Sì, le streghe come te bruciano sul rogo», incalzò un’altra voce.
Il destino della giovane era ormai segnato.
Il miagolare stridulo dei gatti, soprattutto di quello con la zampa rotta, si librava nell’aria. Presto anche la strega avrebbe urlato. La sua sarebbe stata una morte lenta e atroce.
«Uccidetemi subito, vi prego!». La giovane si agitava per liberarsi dalle corde che le incidevano la pelle. «Bruciatemi dopo!».
«L’anima di una strega deve bruciare insieme al suo corpo», dichiarò l’uomo che teneva alta la fiaccola.
Il fragore della folla raggiunse picchi altissimi e coprì il pianto della fanciulla.
Quando l’uomo avvicinò la fiaccola alla catasta di legna, la giovane gridò. Il fuoco sfiorò appena il pagliericcio e le prime fiamme si trasformarono in avide mani pronte ad agguantare ogni cosa. Le urla della ragazza divennero isteriche. Non sentiva male, non ancora, solo un po’ di calore, ma la paura era ormai fuori controllo. Si dimenava osservando la paglia ardere sotto i suoi piedi scalzi, si divincolava come un serpente per sfuggire al fuoco. Non voleva che le fiamme si impossessassero di lei. Quello strattonare violento le lacerò la pelle delle caviglie e dei polsi. L’ispida corda si tinse di rosso.
Le fiamme danzavano intorno alla giovane e si allungavano per afferrarle i calcagni. Ardevano dal desiderio di abbracciarla e diventare un tutt’uno con lei.
La folla assisteva muta, impassibile. Ormai le urla della ragazza e il miagolare dei gatti erano gli unici strazianti rumori della piazza.
In sporadici momenti di lucidità, la ragazza si guardava in giro alla ricerca di un’àncora di salvezza, ma nessuno aveva pietà di lei.
Le fiamme raggiunsero i suoi piedi e iniziarono a tormentarli, presero coraggio e si avvilupparono intorno alle cosce fino all’inguine. Il vestito si incendiò. Le lingue di fuoco si eccitarono, prede di una frenesia divoratrice che le aizzava a spingersi sempre più in alto. Scalpitavano come cavalli impazziti, galoppavano sul corpo della fanciulla, bramose di fondersi con lei. La accarezzavano con passione ardente: volevano entrare in lei, possederla fino al suo ultimo respiro. All’odore di fumo si mischiò quello acre di carne bruciata.
Le grida diventarono disumane.
La strega stava bruciando viva.








L'AUTRICE: Cristina Vichi vive a Riccione, insieme al marito e tre figli.
Ha sempre amato molto inventare storie, ma dopo la stesura del primo romanzo la scrittura diventa una passione vera e propria. L’incontro con la Editor Emanuela Navone è illuminante, perché le permette di sperimentare l’universo della scrittura con maggior consapevolezza e nuovi stimoli.
"Quando si conclude un romanzo non conta solo il risultato in sé, ma soprattutto il percorso che l’autore ha compiuto per arrivare a mettere la parola fine alla sua opera."
Le sue opere:
- “Celeste: L’Ardore di una Donna” (Seconda edizione: 24/07/2016). Romance/Avventura autoconclusivo e prequel di “Celeste: La Forza di una Regina”.
- “Destini Ingannati” (Seconda edizione: 06/01/2017). Romance/Mistery autoconclusivo.
- “Celeste: La Forza di una Regina” (10/08/2016). Romance/Avventura autoconclusivo e sequel di “Celeste: L’Ardore di una Donna”.
- “E se poi te ne penti?!” (01/12/2016). Romance/Humor, autoconclusivo.
- “Tander: Dentro di noi l’energia dei Fulmini” (20/05/2017). Urban/Fantasy autoconclusivo.
Contatti:
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