lunedì 2 settembre 2013

INTERVISTA A PEE GEE DANIEL

Ciao Pee Gee, benvenuto nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Sono alto 186 cm di statura e mezzo metro all’incirca al garrese, ho gli occhi verdi, i baffi bruno-biondicci, porto il 45 di scarpe, su una spalla ho un tatuaggio tribale che raffigura uno squalo, il mio soprannome di battaglia era “Il Tigre” (perlomeno sino a prima della paternità). Sono padre di un bambino di cinque anni e mezzo che si chiama Michelangelo e marito di una mia quasi coetanea che si chiama Daniela. Ho fatto le scuole pre-ginnasiali da salesiane e gesuiti e, di conseguenza, ho perso irrevocabilmente ogni fede. Il mio piatto preferito sono le frattaglie. Il mio film preferito è Novecento di Bernardo Bertolucci. Il mio romanzo “totemico” è Moby Dick. Il mio autore di riferimento è C.E. Gadda. Alimento un culto personale quasi omoerotico verso Elvis Presley. Odio tutti gli sport tranne il pugilato.

Una laurea in filosofia e una collezione notevole di lavori: da impiegato a magazziniere, da poliziotto a bibliotecario, aiuto-camionista, copywriter, addetto a ufficio-stampa, responsabile di sale-slot sala-giochi e agenzie di scommesse. Un bagaglio di esperienze che incuriosisce. Parlacene.

Mi è sempre piaciuto farmi trascinare, in qualche modo, dalla vita: “perinde ac cadaver”, come mi insegnavano i gesuiti, coi toni drammatici che amano spesso sfoggiare. Nutro un’adorazione para-religiosa verso la vita, intesa quale forza sovrastante e dominante cui, volenti o nolenti, comunque vada soggiacciamo. È quindi capitato quasi sempre che rispondessi alle chance che la situazione mi proponeva, avendo così l’opportunità di sperimentare, conoscere e afferrare il più possibile della realtà contingente che, nei suoi più disparati aspetti, questa mai esausta ricerca di cambiamenti mi consentiva. Peraltro quello che mi sono sempre, più o meno segretamente, prefisso di fare nella vita era scrivere, per l’appunto. Averne fatte tante, come si suol dire, mi ha consentito di mettere insieme materiale, umano e non, sufficiente a tal proposito per i prossimi quattro decenni…
La mia seconda passione, oltre alla letteratura, è la filosofia, che cerco di coltivare di pari passo, con diversi e frequenti crossover interdisciplinari. L’utilità principale di quest’ultima rispetto all’attività di scrittore sta principalmente nel fatto che gli studi filosofici ti informano di tutto quello che le migliori menti scaldate da questo stesso sole che ora abbronza noi abbiano precedentemente postulato, tanto da dare la giusta modestia indispensabile, ogni qual volta ci percorra la mente qualche nuova idea magari particolarmente allettante, per sapere che essa è già stata quasi sempre pensata e strutturata da qualche illustre predecessore, nella maggior parte dei casi senz’altro meglio di come faremmo noi…

Sposato e con un figlio, sei anche sceneggiatore, commediografo e articolista. Dove trovi il tempo per scrivere?

Il mio tempo è tutto dedicato alla scrittura. In primis perché il ben noto periodo congiunturale che stiamo attraversando, e la conseguente difficoltà a rintracciare una mensilità fissa, mi ha infine incoraggiato a tentare il lavoro dello scrittore tout cour. Secondariamente perché uno scrittore scrive anche quando non sta scrivendo. Quando sembra fare tutt’altro, quasi senza volerlo sta in realtà incamerando esperienze, sensazioni e intuizioni che lavoreranno lentamente in lui ed emergeranno, alla fine, sotto forma di una storia pronta da essere narrata. C’è quella celebre frase di Joseph Conrad, che spiega bene questa fase di “assorbimento” propria della scrittura: «Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?»

Raccontaci del tuo primo approccio con la penna?

Il mio primissimo approccio fu con una matita, a dire la verità. Sin da bambino adoravo riempire quadernoni a quadretti di storie a fumetti. Questa voglia di reinterpretare, ovvero di rielaborare l’esperienza del mondo si “traslitterò”, durante gli anni del liceo, in un nuovo mezzo espressivo. Partii, come quasi tutti, dalla poesia, che poi, come quasi tutti, abbandonai precocemente, dopo aver collezionato una serie di premi e segnalazioni letterarie anche di un qualche prestigio, in favore della narrativa, più confacente a ciò che mi preme dire.

E’ doveroso dire ai lettori che scrivi sotto pseudonimo. Perché questa scelta?

Sin da subito capii che mi serviva un 'nom de plume'. Questo innanzitutto per rendere più chiara possibile la distinzione tra lo scrittore e la persona. Ritengo infatti che nella scrittura un autore dia di sé molto spesso il meglio, altre volte il peggio, comunque sempre la parte più profonda e meditata della propria personalità. Era dunque per me molto importante mostrare sin dall’inizio questa distanza ontologica tra i due diversi aspetti che mi contraddistinguono: l’uomo qualunque, nella sua feriale mediocrità, da un lato, contrapposto allo stato di eccezionalità dello scrittore. Quanto all’origine per così dire “tecnica”, Pee Gee non è che la versione inglesizzata del nomignolo ipocoristico che da sempre mi accompagna (facendo io, all’anagrafe, Pierluigi), mentre, per quanto riguarda il cognome, la scelta fu più complicata. Quando mi dovevo scegliere uno pseudonimo a un certo punto mi dissi: se ci sono Eros Ramazzotti e Mia Martini perché non posso omaggiare anch’io il mio drink preferito? Il mio pseudocognome, quindi, non è altro che un grato riferimento al Jack Daniel’s, che tanti ispirazioni mi diede (anche questo sempre prima della paternità…).

Partecipi a diversi concorsi letterari ed è proprio in uno di questi che il tuo racconto “Anzelmius” viene premiato e inserito in una rivista e in un’antologia edita da Marcos y Marcos. Di cosa si tratta?

È un racconto svolto in prima persona da un imbonitore di piazza, che deve convincere il pubblico astante ad accaparrarsi un biglietto cadauno per assistere allo spettacolo di quel “Superbo Anzelmius” che dà titolo al racconto stesso. Anzelmius, nelle parole dell’imbonitore, è un prestigiatore prodigioso, capace di magie mai prima tentate, che spesso sfociano nel più oscuro occultismo. Al termine della storia sorge il sospetto che in verità questo personaggio tanto pomposamente enarrato sia più leggendario che reale e che le vere facoltà magiche risiedano tutte nella facondia e nella magniloquenza dell’imbonitore.
Ho sempre amato le manifestazioni spettacolari, come i numeri di macromagia appunto, ma questo racconto, come forse si intuisce, viene anche a costituire una sorta di riflessione metanarrativa su quale sia l’effettivo ruolo di chi narra e su quale valore assuma mai il suo stile qualora non serva che a nascondere una completa vacuità di contenuti.

Nel novembre 2010 un tuo monologo viene segnalato al concorso ‘Pervocesola’ e pubblicato in un’antologia edita da ‘Nerosubianco’. Parlacene.

Si tratta della versione drammatizzata del racconto di cui vi dicevo poco fa. Probabilmente questo breve monologo verrà prima o poi ripresentato in scena dalla compagnia teatrale romana che sta anche curando la messinscena di una mia commedia intitolata "Guerra lampo" .

E nel 2012 un tuo saggio di critica letteraria viene segnalato al ‘Concorso Letterario Nazionale Bel-Ami 2012 – Festival Dieci Lune’ e premiato presso la ‘Domus Ars’ di Napoli. Cosa ricordi di questa esperienza?

È un saggio che cerca di investigare quanta parte abbia avuto sulla composizione del Moby Dick l’influenza esercitata su Melville dalla contemporanea lettura delle opere del proto-illuminista Pierre Bayle. Il suo titolo è la testuale citazione di una frase di Ahab quanto mai rivelatrice: «Sometimes I think there’s naught beyond» (trad.: a volte penso che al di là non ci sia alcunché). Entro fine anno questo stesso saggio, rimaneggiato in chiave un tantino più filosofica, avrà l’onore di apparire sulla rivista di filosofia, organo ufficiale della Facoltà di Trieste.

Sempre nel 2012 pubblichi il tuo primo romanzo “Gigi il bastardo (e le sue 5 morti)” che ti vale la segnalazione al ‘Concorso Nazionale Alexandria Scriptori Festival’. Quali contenuti tratti in questo esordio?

"Gigi il bastardo" è un romanzo che definirei “testosteronico”: progettato e impostato intorno ai 21 anni (anche se mi è poi capitato di rivederlo anche in anni successivi), rappresenta un debutto letteralmente esplosivo. È infatti un testo fortemente sperimentale (spesso ai limiti dell’avanguardia letteraria) che vuole romanzare le mie esperienze di allora, non di rado estreme, in gran parte frutto dei miei anni trascorsi come poliziotto a Torino, attraverso una mescola di slang, gerghi tecnici, forestierismi, neologismi, forme dialettali, obsolescenze, onomatopee, citazionismi eruditi, errori marchiani, tic linguistici, etc.
La storia è delle più semplici: Gigi Strapiù una mattina si risveglia e scopre di essere stato abbandonato da Lisa. Per l’intero evolversi del romanzo suo compito sarà ritrovarla, sino alla riuscita finale che, tuttavia, presenterà un ulteriore, inaspettato colpo di scena. Quel che importa maggiormente è però quel che Gigi vive ed esperisce in questa sua folle ricerca, in una Torino quasi sempre notturna, tra locali ambigui, personaggi incubatici, viaggi allucinati, falsi messia, pusher, orge tragicomiche e peripezie varie.
È un peccato che la sua diffusione sia un parecchio sacrificata dal tipo di scelte gestionali operate dall’editore. Comunque, se vi venisse difficile rintracciarlo, almeno per farvene un’idea è stato interamente pubblicato, a puntate, anche sul blog dello scrittore Marco Candida.

Nel 2013 pubblichi il romanzo e-book “Phenomenorama”. Vuoi darcene un assaggio?

"Phenomenorama" parla di una mia annosa passione: i freaks, ossia quegli sventurati che, segnati sin dalla nascita da incredibili deformità, se qui da noi venivano rinchiusi nel Cottolengo, in gran parte d’Europa e soprattutto in America venivano esposti al pubblico come una sorta di “artisti naturali” e prendevano appunto nome di fenomeni da baraccone. La storia è quella di un freakshow itinerante per l’America più profonda, durante gli anni della Grande Depressione, il direttore del quale, Monsieur Korallo (un altro imbonitore da piazza!), si vede scomparire nottetempo, uno dietro l’altro, tutti i suoi artisti, a detta loro rapiti dal messia dei freaks Cincio Ciancio, che li preleverebbe onde recarli alla terra promessa dei fenomeni umani. Forse però le cose stanno un po’ diversamente… Ho inventato Phenomenorama per sfruttare un nuovo software per tablet e smartphone sviluppato da un giovane team di Modena. Il sistema rassomiglia a quelli che erano i libri-game, ma dà l’opportunità allo scrittore, e di conserva anche ai lettori, di perdersi tra infiniti meandri, approfondimenti, vicoli ciechi, diversi punti di vista circa una stessa scena, musica, illustrazioni, capitoli consultabili solo a certe ore del giorno e solo con certe condizioni atmosferiche (in accordo con lo svolgimento della scena narrata), etc.
Ne volete un breve assaggio? Comincia così: «A partire dall'agorà ateniese, giù attraverso i secoli, dalle fiere medievali alle feste di piazza vittoriane, mai è mancato un momento di evasione collettiva, durante il quale qualche impresario spregiudicato non credesse opportuno alzare un po' di soldi esibendo di fronte a un pubblico pagante i rappresentanti più sfortunati della società umana: esemplari deformi alla nascita, dalle sembianze animalesche o mostruose, portatori di handicap rarissimi e a loro modo speciali. Tuttavia non giudicate con eccessiva severità l'intraprendenza di questa sottospecie di agenti teatrali. Costoro non fanno che conciliare l'eterna legge commerciale della domanda e dell'offerta. Perché è la gente, prima di tutto, a esigere questo tipo di spettacoli. Padri timorati d'Iddio che si accalcano in interminabili code pur di munirsi del biglietto che permetta loro, insieme all'innocente prole, di assistere quanto più da vicino possibile ai tanti abomini raccolti sotto le apposite tensostrutture.»

E sempre quest’anno pubblichi il tuo terzo romanzo “Il politico”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Prima di pubblicarlo l’editore mi chiese di compilare una breve scheda di presentazione per vedere se gli potesse tornare utile per la quarta di copertina. Dopo averla letta mi espresse testuali parole: «Mai far scrivere la quarta di copertina a uno scrittore: sono i peggiori venditori di se stessi!», e sono perfettamente d’accordo con lui. Lascio quindi la parola al testo poi redatto di suo pugno, che presenta egregiamente quanto il lettore si troverà davanti, una volta aperto il libro:
«Un uomo insulso, privo di una vera personalità, senza reazioni emotive e dalle scarse capacità. Il protagonista de “Il Politico” è un uomo mosso da bassi istinti, caratterizzato da un’indolenza quasi morbosa, capace di improvvisi atti di violenza: tutto questo lo farà diventare attivista del Movimento e, grazie all’amicizia dei suoi discutibili capi, si avvierà verso un’irresistibile, quanto inaspettata ascesa sociale. “Il politico” è un romanzo caustico, carico di straordinaria sagacia e di tragica ironia, in cui il dramma di un uomo chiuso in se stesso si trasforma nella fotografia di una società smarrita.»



http://associazionegolena.com/page.php?136




Quali tematiche affronti?

La trama coincide con la fortunosa costituzione sociale di un antieroe dei nostri tempi, per parafrasare Lermontov. Seguiamo questo idiota integrale, protagonista del romanzo, sin dalla più tenera infanzia e, attraverso le sue continue efferatezze, piccoli o grandi, lo vediamo crescere sia fisicamente che dal punto di vista del ruolo sociale. Quasi senza alcun contributo volontario da parte sua, lo pedineremo infatti progredire gradualmente, prima entrando in un movimento politico estremista non meglio identificato e quindi, sul finale, passando addirittura le elezioni e accedendo alla cosiddetta “casta”, come deputato della repubblica italiana. La tematica principale risponde perciò alla volontà di descrivere un personaggio completamente svuotato di ogni personalità. Calare un tipo di personaggio del genere all’interno delle dinamiche che reggono politica e società e dimostrare come verosimilmente risultino a costui favorevoli si trasforma poi, però, attraverso un processo quasi automatico, in un preciso quanto esplicito atto d’accusa verso il sistema e le strutture sociali in cui viviamo. Non per nulla lo slogan che lancia il romanzo recita: «È cattivo. È stupido. È incapace… E farà carriera»
Quello che mi prefiggevo, dunque, era una meditazione sui nostri tempi che travalicasse il più semplicistico sentimento dell’antipolitica, che comunque, in una nazione come la nostra, resta sempre e largamente legittima.

Come nasce l’idea per questo libro?

La psicogenesi del romanzo - chiamiamola così – nasce da un esperimento mentale, ovvero una specie di esperimento filosofico. Era infatti da tempo che volevo costruire un personaggio completamente privo di intelligenza, qui intesa sia come intelligenza logico-speculativa che come quella che si definisce intelligenza emotiva. Ci sono figure sostanzialmente deprivate di uno di questi aspetti, pur riuscendo a conservare l’altro.
In filosofia, ad esempio, si parla di “genio morale” per intendere qualcuno magari incapace delle più semplici operazioni intellettive, ma, d’altra parte, ricco di umanità, a tal punto da comprendere quel che gli altri provano per pura intuizione. Poi c’è il serial killer, cui viene riconosciuta un’intelligenza acutissima ma una pressoché totale mancanza di reazioni emotive, a tal punto da portarlo alle gesta che ben conosciamo. Ecco, volevo riunire i deficit interiori di questi due esempi umani per farne un personaggio che, nelle sue esagerazioni, rendesse al meglio il milieu che ci tocca vivere in un periodo come questo. Era il secondo aspetto a interessarmi maggiormente: l’assoluta assenza di empatia. Tutti conosciamo il celebre aforisma kantiano: «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me» Freud amava sbeffeggiarlo affermando che, mentre l’esistenza del cielo stellato gli era chiara, in tanti decenni consumati a investigare che cosa davvero albergasse dentro gli esseri umani, mai gli era capitato di imbattersi in qualche legge morale in essi innatamente inscritta.
Ebbene, se proprio vogliamo recuperare l’ottimismo dell’illuminista tedesco, questa legge altro non è che l’empatia, grazie alla quale sentiamo quel che l’altro prova e ci comportiamo di conseguenza, consentendo tra l’altro ogni convivenza sociale. Chi ne è privo o carente è il peggiore dei malvagi. Molto più dei villain da film western o degli arcinemici dei fumetti o, ancora, del baritono a cui nei melodrammi tocca la parte del perfido: quelli, al di là delle loro risatacce teatrali, perseguono uno scopo, per riprovevole che sia. Una volta raggiuntolo sono soddisfatti. Il cretino invece non conosce remore, né limiti, né traguardi. Va avanti come un panzer e macina quel che gli si para davanti senza neanche rendersene conto. È pericolosissimo!
Per tornare ora al romanzo, il problema è che un personaggio non basta a se stesso, ma perché lui e la sua storia siano credibili bisogna prima trovargli la giusta collocazione, o la giusta location, per dirla con una pisquanata; anche se in questo caso il termine più adatto sarebbe “il giusto habitat”. Quando scrissi "Il politico" lavoravo in una biblioteca civica che dà su quella stessa piazza principale su cui si affaccia anche il municipio. Un giorno, affacciandomi dal finestrone, mi capitò di assistere a una manifestazione politica che si stava svolgendo nella piazza sottostante, talmente pomposa e talmente stupida che quasi di riflesso mi fece finalmente decidere in che ambito inserire quel personaggio senza qualità che da tempo andavo formando nella mia mente.

Hai qualche progetto in cantiere di cui vuoi metterci a parte?

Attualmente sto ultimando il copione per un musical liberamente ispirato al film "L’attimo fuggente", che mi è stato commissionato da un’importante impresa teatrale. Entro breve dovrebbe essere pubblicato un mio romanzo giallo in formato digitale che si chiama "Il lungo sentiero dai mattoni dorati". Ho sottomano una raccolta di racconti e un romanzo tuttora inediti e una compagnia teatrale romana – ma questo già lo accennavo prima - si sta attrezzando per mettere in scena una mia commedia intitolata "Guerra lampo".

E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per il tuo lavoro!

Piacere mio! Ti ringrazio dell’ospitalità e ti faccio i miei più sinceri complimenti per il tuo blog. Per richiamare la maggior botta di fortuna possibile ti rispondo: crepi Wolverine!

Per seguire Pee Gee    PEEGEEDANIELANDIA


lunedì 26 agosto 2013

INTERVISTA A VALERIA ANGELA CONTI

Ciao Valeria, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Sono una ragazza come tante, con una passione come poche: la scrittura. Scrivere mi fa stare bene: ricordi, sentimenti, sorrisi, parole... sì, un caleidoscopio di emozioni colorate che mi travolge. Scrivere è la parte migliore di me. Poi c'è la Valeria mamma, la Valeria shopaholic, la Valeria romantica e quella che mangerebbe dolci a pranzo e a cena. Non c'è una parte di me che prevale, sono un miscuglio di tutto questo!
 
Una laurea Giurisprudenza e l’abilitazione a pieni voti alla professione forense. Il lavoro presso uno studio legale per breve tempo e il ruolo di ‘mamma’ a tempo pieno. Dove trovi il tempo per scrivere?
Di tempo per scrivere, ahimè, non ne ho mai abbastanza, ma cerco ugualmente di ritagliare dei piccoli spazi durante la giornata per dedicarmi alla mia passione. Soprattutto di notte.

‘Credo nel buono che c'è nelle persone e, a volte, finisco per inventarlo, quando non ce n'è abbastanza.’ Approfondiamo questa definizione.
Sì, è proprio così. Purtroppo, o per fortuna, sono una eterna ottimista oltre che un’inguaribile romantica, e mi sforzo di pensare che in ogni persona ci sia un fondo di positività, nonostante tutto. Questo mi ha portato, ovviamente, a dover fare i conti con una sfilza di delusioni nel corso della mia vita, ma alla fine penso che sia stato meglio così: è meglio provare a cercare qualcosa di buono, che non cercare affatto.

Sei un’appassionata di narrativa. Qual è il libro che porterai sempre con te?
Credo che la vita di tutti i giorni sia già di per sé abbastanza problematica, quindi quando leggo cerco una lettura di svago, non impegnativa. Adoro, ad esempio, Sophie Kinsella con i vari “I love shopping”, ma mi appassionano anche le letture ricche di mistero, come i libri di Dan Brown.

Qual è stato il tuo primo approccio alla penna?

In realtà scrivo da quando ero una bambina. Poesie, racconti, cose così. Mi ha sempre affascinato dar vita a dei personaggi, creare delle parole in rima, usare la penna in tutte le sue sfaccettature, insomma.
Quest’anno hai pubblicato il tuo primo romanzo “L’amore è dolce”. Dacci un assaggio di quello che i lettori troveranno al suo interno.

Certo! “L’amore è dolce” è un romanzo rosa a sfondo giallo, ricco di situazioni ironiche, in cui non mancano momenti di suspense e colpi di scena! In breve, parla di una giovane ragazza, Sarah, con qualche chilo in più e con la passione per i dolcetti, troppo preoccupata di non essere all'altezza per accorgersi che, invece, è bellissima com'è. Come ho già detto, è una sorta di romanzo rosa, divertente e con quel tocco di giallo che non guasta mai. Ecco, leggendo il libro si capisce che non importa se si ha una taglia 40 o una 44-46 (come nel caso della nostra Sarah), non importa se la cellulite incombe a mano a mano che arriva l'estate o se si ha un fisico da urlo: l'importante è stare bene con sé stesse. L'importante è scoprire la propria femminilità. Sarah l'ha scoperta, ma solo alla fine del libro e trovando il suo principe azzurro.
Dove si può reperire questo tuo esordio letterario?
Si può inviare una email alla casa editrice “Edizioni Fantasia”: fantasia.edizioni@yahoo.com che provvederà ad inviare subito una copia.
Inoltre, "L'amore è dolce" può essere ordinato in libreria tramite la 'Libri Diffusi':  http://www.libridiffusi.com/clienti_3.html , inoltre ogni punto vendita del circuito Feltrinelli Libri e Musica può ordinare i libri di editori clienti di Libri Diffusi.
Oppure si può fare riferimento al canale facebook: https://www.facebook.com/pages/Lamore-%C3%A8-dolce/602487289765628

E, sempre quest’anno, pubblichi anche il tuo secondo romanzo “Una crociera sui tacchi”. Quali temi affronti in questo secondo edito?

“Una crociera sui tacchi” segue le orme del mio primo romanzo, nel senso che si tratta sempre di un romanzo rosa che si tinge di giallo pagina dopo pagina. La protagonista è Bianca, giovane ragazza abbandonata ad un passo dall’altare dal suo promesso sposo, che preferisce scappare con la sua migliore amica. Bianca decide così di partire ugualmente e fare il giro del mondo, meta della crociera scelta come viaggio di nozze. Scelta coraggiosa che, alla fine, non la deluderà. Il libro è edito dalla casa editrice Booksalad e può essere acquistato, oltre che nelle librerie, direttamente dal loro sito.
 
 

Ti definisci ‘romantica’. Nei tuoi romanzi questo tuo lato trasuda dalle pagine?
Direi proprio di sì. Ma lascio giudicare ai miei lettori.
Vuoi anticiparci qualche tuo progetto futuro?
Certamente. Ho già scritto il mio terzo romanzo, in attesa di pubblicazione, e attualmente sono alle prese con il quarto.
E' stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca la lupo!
Grazie a te!
Per seguire Valeria  L' AMORE E' DOLCE

lunedì 19 agosto 2013

INTERVISTA A MARIA STELLA BRUNO


Ciao Maria Stella, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Raccontarmi? Beh, è difficile, lo è sempre stato per me, per questo forse mi sono data alla poesia e alla prosa. Sono maniere indirette di esprimere quel mondo che ognuno di noi si porta dentro, quel LOGOS di cui parla Eraclito in una delle frasi che preferisco di più… “I confini dell’anima non li potrai mai trovare per quanto tu percorra le sue vie; tanto profondo è il suo Logos”… Per questo forse mi definisco “semplicemente complicata”, perché di fondo sono una persona semplice, a cui piace leggere un buon libro, fare passeggiate nella natura, ridere e scherzare con familiari e amici, ma che ha anche molti spigoli, ombre e sofferenze che possono rendermi “dura” a volte, specie se mi si prende dal verso sbagliato. Mi dicono scherzando che sono impossibile(anche nel senso buono!), forse hanno ragione… ^_^
Sei un’appassionata lettrice e spazi dalla letteratura generale alla filosofia orientale. Cosa ti affascina di quest’ultima disciplina?
Quel senso di disciplina, di perfezione, di controllo. La ricerca della pace tramite la ripetizione di gesti, parole. Nel mondo orientale, specie quello antico, tutto sembra votato alla bellezza, purtroppo a volte a scapito dell’improvvisazione, poiché ci sono canoni prefissati. Ed è questo modo di vedere le cose che mi attrae, forse perché non mi appartiene. Il mistero, le potenzialità della mente, la saggezza dietro ogni gesto studiato sono cose che destano in me ammirazione, che mi affascinano davvero.

Un diploma magistrale e l’iscrizione a Lettere e Filosofia. Un percorso di studio interrotto dopo due anni, perché questa decisione?

Mi sentivo costretta in un sistema troppo rigido, soffocante, volto più al conseguimento dell’esame che dell’apprendimento. I miei interessi erano eclettici e di ogni cosa volevo approfondire, ma lo stress di conseguire più esami alla volta influiva sulla mia gioia di imparare. A quel punto decisi di lasciare.
Dal periodo di introspezione nasce l’ispirazione per le tue poesie a tema esistenziale. Alcune verranno poi inserite nelle antologie “Olympia città di Montegrotto Terme 2003” e “Comune di Candia Lomellina 2004”. Cosa ricordi di questa esperienza?

Avevo molta voglia di esprimermi, di cercare di dare “voce” a ciò che sentivo. Non sono mai stata brava a “svelare” me stessa, come ho già detto, a parlare apertamente di me anche in un diario privato, così i versi un po’ ermetici, la poesia libera mi hanno aiutata. Ogni poesia è parte di me, quindi di quel periodo, ricordo maggiormente lo stupore nel rendermi conto che ciò che scrivevo poteva piacere.
Partecipi al premio letterario 'Il Club egli autori 2002-2003' con la poesia “In un soffio di vento” e ti aggiudichi il primo posto. Ne consegue la pubblicazione di una tua raccolta “Clessidre Notturne”. Parlacene.

E’ stata una sorpresa, un’emozione indicibile. Ricordo che andai a ritirare il premio a Melegnano (Mi) e che ero talmente emozionata che dubitavo di riuscire a salire sul palco e ritirare la targa… Poi, beh, l’ho fatto, ma ero così sopraffatta dagli applausi e dall’atmosfera che tutto, da quel punto in poi, nella mia mente diventa un ammasso confuso. Eppure anche quella “confusione”, quel vincere me stessa e la “paura del palcoscenico” sono stati un dono. È stata una bella esperienza. E la pubblicazione della raccolta, anche se solo 100 copie fuori commercio, mi ha dato la spinta a volere qualcosa di più… Forse nacque allora il seme di quel romanzo che scrissi in seguito, il desiderio di vederlo su carta stampata…
Nel 2006 pubblichi il tuo primo romanzo “Il Drago Infinito – I custodi” che si aggiudica il secondo posto nel XV premio letterario “N. Giordano Bruno 2006”, ottenendo anche la recensione del critico d’arte Professoressa Maria Teresa Prestigiacomo. Raccontaci le tue emozioni.

Già scrivere un romanzo, riuscire a pubblicarlo è una vittoria, ma ottenere dei riconoscimenti certo aiuta l’autostima, specie dove questa difetta. Nel mio caso, quello fu un periodo in cui misi in gioco me stessa più di quanto avessi mai fatto. Mi ero gettata in mare e cavalcavo l’onda, ma non ci sarei riuscita da sola. I miei genitori mi hanno sostenuta e guidata. Credo che ogni tassello, ogni cosa fatta in quel periodo sia valsa a farmi superare meglio le prove che la vita mi ha dato. Guardandomi indietro, penso che non sarei riuscita a sopportare quel periodo della mia esistenza se non avessi avuto quelle soddisfazioni almeno nel campo professionale. Il bagaglio di esperienze accumulate, le sfide affrontate e vinte, mi hanno reso più libera dal parere altrui, più sicura, oserei più forte, ma credo che forte non lo sarò mai veramente…

Nel 2007 ti aggiudichi il Premio per scrittori emergenti, ‘in ricordo di Anna Moleti Belfiore’. Ricordi qualcosa di quest’esperienza?
Naturalmente. Ogni riconoscimento ha il suo valore, ogni dimostrazione di stima mi ha spronato a non mollare, a  proseguire sulla “Via della Penna”, come un samurai che segue la Via della Spada (^_^), a non lasciarmi prendere dallo sconforto di fronte alle porte chiuse, magari sbattute in faccia, ai favoritismi, ad un mondo editoriale non sempre limpido e molte volte ostico per i nuovi nomi. Mi pare che ritirai quel premio a Taormina(Me) e che pregai la conduttrice di non farmi parlare… Avevo paura che mi si incrinasse la voce… E poi lo Scirocco. Lo ricordo nel suo abbraccio più caldo. Spazzò una sola volta il cortile dove ci trovavamo, ma fu una ventata improvvisa, forte, avvolgente, quasi fosse un monito il suo. Lo Scirocco parve dirci che era lui il signore di quelle terre, noi solo dei poveri affittuari…  ;)

Nel 2012 la tua poesia “Una preghiera” viene inserita nell’antologia “Lacrime e fango di Rocco Fodale – Per certi versi” e nello stesso anno, il tuo primo romanzo viene nuovamente pubblicato con la Edizioni il Pavone, con un nuovo titolo “I custodi dei frammenti” della saga “Il Sigillo Del Drago Infinito”. Come mai questo cambio editoriale?
Ho revisionato il testo ed ho deciso di cambiare il titolo perché quello precedente poteva far credere che si trattasse di un diverso genere di fantasy, rispetto a quello che è. Ho scelto di “rasentare” il genere fantasy, ma sono rimasta più sull’avventura. Chiamare il romanzo solo “Il Drago Infinito – I custodi”, come nell’edizione del 2006, poteva far credere che trattasse dei classici elementi del genere, di draghi, elfi, maghi, un po’ un romanzo alla Tolkien, invece io ho evitato di prendere quella via fin troppo frequentata. I miei personaggi sono uomini e donne, che nel bene o nel mare, con le proprie luci ed ombre, non a tutto tondo, vivono e muoiono seguendo i loro intenti. Il tutto si svolge in un medioevo alternativo, intorno alla ricerca di un perduto libro di profezie…

Nel 2013 esce il tuo secondo romanzo “La spada e il drago”, capitolo conclusivo della saga suddetta. Cosa troveranno i lettori al suo interno.
Nel primo volume “I Custodi dei Frammenti” la vicenda inizia a prendere corpo, si conoscono i personaggi, la loro personale storia, le interazioni col mondo circostante. C’è avventura e mistero, ma nel secondo volume “La Spada e il Drago” le cose prendono pieghe più incalzanti, aumentano i segreti, i colpi di scena, le situazioni di pericolo. Tutto si avvia alla resa dei conti, all’epilogo finale, che poi giunge nel luccichio del metallo e nell’ arsura del fuoco… Ma non svelo di più, altrimenti non ci sarebbe gusto a leggerlo. ;)




Qual è stato l’input per questa saga?
Nasce da una mappa, un gioco con me stessa. Mi piace disegnare ed ho iniziato ad abbozzare un mondo, coi suoi fiumi, mari, monti… La fantasia ha fatto il resto immaginando città, popoli, costumi. E per narrare il tutto ho cominciato da un personaggio semplice: Safav il contadino. Tramite lui ci si addentra nella storia che si apre “a ventaglio” su molti altri personaggi che, protagonisti delle proprie vicende, aiuteranno a narrare il filo unico che tiene la mia saga, ovvero la ricerca del mitico libro di profezie “La Spada dei Sette”.

Quali temi affronti nel tuo libro?
Amicizia, vendetta, odio, passione e amore. Meschinità e atti di supremo coraggio. Avidità e generosità. Onore e infamia. Tradimento e lealtà. Tratto dell’uomo, quindi c’è tutto, specie nelle sue ambizioni, nel suo rapporto col potere, nella sua brama di conquista. La domanda che mi sono posta è questa: cosa sarebbe disposto a fare un uomo intelligente, ambizioso, permeato dal desiderio di vendetta al sapere che quella che tutti pensano sia una leggenda invece è una realtà? Cosa farebbe quell’uomo se potesse avere lo strumento per sapere gli eventi più importanti del futuro? Beh, mi son risposta, cecherebbe di  ottenere quello strumento, di approfittarne, per plasmare il mondo a suo piacimento… Ma per chi brama il potere per sé, c’è sempre chi vuole evitare il peggio, chi ha ideali e crede in essi fino alla morte. E sarà lotta, senza respiro, senza speranza di vittoria  a volte, di sicuro impatto per chi ama le avventure epiche, ma non esagerate, in un viaggio che può portare lontano!

Stai lavorando a qualche altro progetto?
I progetti in cantiere sono tanti. Vorrei pubblicare nuovamente la mia raccolta di poesie “Clessidre Notturne”, ampliata e non più in sole 100 copie fuori commercio. Sto revisionando il primo volume di un’altra saga dal  titolo “L’Occhio del Veggente” e ne sto concludendo il secondo volume. Penso già al terzo, ma è ancora troppo presto. In compenso ho già iniziato un romanzo di fantascienza ed uno surrealista…  In pratica avrei bisogno di più ore al giorno, poiché a volte neanche la notte basta! Sono un vulcano di idee, devo solo stare attenta a non scoppiare! ^_^

E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo!
 
Per seguire Maria Stella     MARIA STELLA BRUNO


 

giovedì 15 agosto 2013

UN FIORE D' OMBRA di Debora De Lorenzi

Oggi vi parlo del romanzo "Un fiore d'ombra" di Debora De Lorenzi che, prossimamanente, avrò occasione di ospitare nel mio blog.
Questo libro mi ha coinvolta a tal punto da rendermi difficile anche il recensirlo per la miriade di aspetti da evidenziare! Inizierò col definirlo affascinante, irresistibile e carismatico.
Tredici vite, un solo destino, una storia che affonda le sue radici nella Bibbia: questo e molto altro racchiude "Un fiore d'ombra".





QUARTA: Tredici vite. Tredici possibilità per sfuggire al destino di distruzione che è toccato in sorte alla bellissima e misteriosa Amina: ripudiare il male, e così le sue origini arcane e sconosciute, o seguire il richiamo di un amore irraggiungibile con Azrael, che di vita in vita rincorre, ma non può vivere? Dubbi atroci e flashback improvvisi scuotono il presente: tra apparizioni divine e diaboliche, scontri sanguinari e morti violente, Amina va scoprendo se stessa e i suoi tanti passati. Solo così potrà scegliere il suo destino. Con "Un fiore d'ombra", Debora De Lorenzi ripropone l'atavica lotta tra Bene e Male, portandola ai giorni nostri, nelle strade di una Parigi fascinosa e indecifrabile, spostando via via l'azione tra i più originali anfratti dell'occulto.






Il romanzo, dominato da due narratori d'eccezione, si apre con un prologo incisivo che rende subito chiaro al lettore il soggetto dell'intera storia: l'atavica lotta tra Bene e Male. Definizione che, tutto sommato, risulta miseramente riduttiva per inquadrare questo magnifico romanzo curato con occhio critico e attento alle più piccole sfumature.




'C'erano due fazioni, questo avevo capito, e io ero l'oggetto della contesa. Ero parte di qualcosa di importante, ma che cosa? Corvi, ombre, angeli, duelli ...La soluzione dell'enigma non prometteva nulla di buono.'





Amélie, giovane e bella ragazza nel fiore degli anni, circondata dall'affetto di genitori e amici, ha tutto quello che si può desiderare dalla vita quando incontra la Creatura che muterà per sempre la sua esistenza. La seguiremo nella passione irrazionale e malsana verso il baratro celato diabolicamente sotto la maschera del lusso più sfrenato. Percorreremo con lei una Parigi inconsueta piena di anfratti bui e insidiosi, passaggi sotterranei e trappole nascoste.

L'ambientazione nella Parigi gotica dei nostri giorni è il primo aspetto che colpisce e trascina del libro. Uno scenario ideale che si confà perfettamente ai bisogni della storia e dell'autrice. Qui niente è come sembra: tuguri bui che nascondono la luce e incantevoli ville assolate che celano il Male allo stato puro. Una Parigi sanguinaia e ombrosa, una perfetta contrapposizone di luci e ombre che precipitano il lettore nella storia coadiuvata da espressioni poetiche e contrastanti.
 
Ed ecco la scena mutare nuovamente registro e concentrarsi sulle vicissitudini di Amina, figlia di Amélie: un passato che riaffiora, nascosto tra le pagine delle antiche Scritture. Una ragazza al centro dell'atavica contesa. Un'anima indimenticabile che nasconde un potere terribile e letale.
 
 
 
 
' "Fiore d'ombra" ripetei tra me. Involontariamente vi accostai il monito di Amélie: "Tuo padre è il male." Forse era a questo che alludeva il bracciale, l'ombra è il male e io ero un fiore del male ... ma pur sempre un fiore.'



 
La girandola di personaggi che animano la storia è un altro aspetto sorprendente. Tutti restano nella mente del lettore, anche il più marginale, tutti trascinano e incuriosiscono. Una caratterizzazione mirabile, persino il Maligno è trascinante e accattivante sotto il tocco della penna dell'autrice.
Personalmente sono rimasta affascinata e colpita da Maximilian, il suo bacio non si dimentica, letale e irresistibile. Una chiave di lettura, a mio dire, genialie. Non voglio svelare oltre di questo personaggio, dovrete leggere il libro e, vi assicuro, non ve ne pentirete!




'Distginguere distintamente tra il bene e il male è una buona cosa, ma se pur distinguendoli ci si trovasse nell'imcapacità di scegliere uno dei due?'





E naturalmente, come in ogni romanzo epico tra Bene e Male, non può mancare un occhio di riguardo ai sentimenti. Anche qui l'amore suggella due anime agli antipodi, due figure che non possono stare insieme, impegnati in una lotta personale nella speranza di poter condividere l'amore negato. E 'una passione travolgente quella descritta dall'autrice che coinvolge e fa tifare ora per l'uno, ora per l'altra. Un amore che si rincorre per tredici vite in attesa dell'incognita finale.
 



'... avrei voluto straziare le sue carni per l'infinito dolore che mi aveva imposto nei secoli con quel suo amore impossibile, così come bramavo colmarmi dei suoi baci alstanti quangto la droga più sublime. ...E' così giusto, così perfetto, come può essere proibito?'





 
E proprio le vite precedenti sono l'aspetto da non tralasciare assolutamente. Tredici vite, tredici vissuti che attraversano i secoli descritti con innegabile maestria: dal 300 d.c. all'undicesimo secolo. Dal castello imperiale di Vienna nel 1743 alla inaugurazone della Torre Eiffel nel 1889 ... un'ambientazione storica perfetta.
Un'avventura da leggere e sentire penetrare sotto la pelle. Personalmente, farò molta più attenzione a corvi e nebbia in futuro!
 
'L'esistenza del demonio è una verità, negarlo o ignorarlo non determina alcuna salvezza. Rifiutarlo è l'unico modo per soravvivergli!'
 
 
 
 


lunedì 12 agosto 2013

INTERVISTA A SERGIO MESSERE


Ciao Sergio, benvenuto nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ho 43 anni, sono nato a Civitavecchia e vivo da molti anni a Roma. Sono sposato e padre di due meravigliose farfalline.
 
Un diploma in elettronica, un master in marketing e lavori come tecnico di settore in un centro di coordinamento e supervisione delle reti Mediaset. Come coniughi il lavoro, la famiglia e la tua passione per la scrittura?

La coniugo con estrema difficoltà, se si pensa che lavoro continuamente con PC e monitor e sono padre di due bimbette. Ma il trucco c’è… la forza me la dà Laura.
 

Citando le tue parole ‘credo di essere sempre stato cosciente delle mie inclinazioni verso l'immaginazione, a volte sull'orlo del "visionario'. Approfondiamo questa tua definizione.


Fin da piccolo vedevo volti di persone sconosciute nei miei sogni, sognavo a occhi aperti, a quattro anni ripetevo più volte il mio nome e cognome. Sono cose che capitano a tutti, OK, ma la differenza, a mio avviso, la fa il grado di consapevolezza di una data percezione.
Sino ad arrivare a quel Natale dell’81, quando, in modo inaspettato, “vidi” dall’alto il mio corpo che riposava sul letto. Fu la mia prima esperienza OBE, ovverosia “il viaggio al di fuori del corpo”.
Orbene, tutte queste cose nel tempo si stratificano, e ti spediscono in un territorio psichico piuttosto che in un altro. Non decidiamo noi come diventeremo
 
 

Sempre citando le tue parole: ‘da circa 20 anni la mente mi veicola voce e profumo di Laura, una creatura diafana, forse appartenente a un’altra dimensione’. Credi negli spiriti guida? Raccontaci la tua esperienza.

Non posso dire con sicurezza matematica che Laura sia il mio spirito-guida. In linea generale, in certe tematiche paranormali, sono uno “scettico possibilista”.
Quindi credo che tutti noi procediamo per tentativi, siamo “operai” della vita stessa, un po’ com’è successo per il cammino del Sapiens che, se Dio dovesse ritirare da capo i dadi, non nascerebbe più in nessun caso… E questo lo trovo sublime.
Diciamo che nel tempo questa idea di Laura spirito-guida ha preso corpo, giacché in questo volto armonioso e dagli occhi grandi, con i capelli neri raccolti a cipolla, trovo risposta e conforto ogni qualvolta scivolo in un momento difficile: spesso mi aggrappo a Lei che – questa è la mia fortissima percezione – mi aiuta in tutto, e mi irrora vibrazioni di benessere. Cos’altro potrei desiderare?
Alla fin fine, mi chiedo e lo chiedo a tutti voi: è più importante etichettare un qualcosa come “reale” o veritas oppure assaporare sul palato la percezione chiara e potente di un qualcosa che si manifesta in noi?

 Sei un appassionato di cinema, viaggi, sport e letture paranormali. Cosa ti ha fatto avvicinare a questa tua ultima predilezione? Quale il libro che consiglieresti ai lettori?

Indubbiamente una forte curiosità, e la consapevolezza che tutto ciò che è visibile dai nostri occhi è solo una piccola parte del “mondo reale”. C’è molto altro… e la magia è che qui ognuno si crea a poco a poco un percorso personale.
Libro? Senza ombra di dubbio "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", dove il discepolo Ouspenskij racconta gli otto anni passati col maestro armeno Gurdjieff.
E poi quel capolavoro a metà fra la scienza e il fantastico di Pauwels e Berger: "Il mattino dei maghi". Un libro che esalta al contempo mente e cuore, e ti spinge ad andare a cercare in giro i libri citati all’interno.
Mi è piaciuto anche "Leielui" di Andrea De Carlo.

 
Dal 2011 gestisci il blog ‘Giorni strani’ che si forgia con successo del titolo di ‘Gold blogger’. Qui alterni le tue opere letterarie alla politica, alle esperienze quotidiane e ai presunti contatti alieni. Parlacene.

È un contenitore che mi riflette in toto: sono curioso di tutto e si svaria su qualsiasi argomento, fra l’altro ospito volentieri anche post di blogger amici.
In particolare, mi sono molto cari le vicende sentimentali e i rapporti odierni fra uomo e donna. Credo siamo in un momento cruciale, dove la classica figura dell’uomo e della donna, nelle case e nella società, è stata scomposta ed è tutto un cantiere aperto.
Nello specifico, sostengo che ci sia stata un’emancipazione/crescita delle donne che negli anni ha portato, nel vasto spazio del “mercato dei sentimenti”, a una difficoltà nell’incontro fra la curva della domanda e dell’offerta dei maschi e delle femmine. Per fare un esempio, la tipica figura di “uomo semplice”, spesso paesano, amante del bar, del calcio o delle tagliatelle della mamma (in senso lato), è ormai completamente fuori mercato. In soldoni; molte donne devono scegliere e “contendersi” un numero più ristretto di uomini papabili. Le donne sono più esigenti, decise, a volte aggressive: da qui il palpabile dirottamento dei man verso donzelle di altri paesi e culture, a primo acchito meno “impegnative” e con meno pippe mentali.    

Da alcuni mesi curi la Community ‘Scrittori in erba’ su Google Plus, a cui hanno aderito più di 300 membri. Di cosa si tratta nello specifico?

Tutti gli scrittori aspiranti o quelli che hanno già esordito possono postare frammenti o link delle loro opere, cercando il confronto con altri cervelli. E qua ho scoperto che in Italia ci sono molti, molti sconosciuti che scrivono bene. Ma noi siamo un paese esterofilo, sicché leggere una storia ambientata a Parigi o New York ha molto più appeal… Questa cosa mi irrita e manco poco, cribbio!

Da pochi giorni è in vendita il tuo primo romanzo “Generazione oltre la linea”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Narrerò i giorni di una comunità di ragazzi dell’anno 2040, ai margini di una visionaria metropoli tirrenica chiamata Sìagora. Odio, amore & sex, alleanze, avventure sportive e non solo, tirocinio con i Kalash, situazioni grottesche e continui rovesciamenti sentimentali… finanche la Manifestazione di Sìagora e lidi, una sorta di Woodstock del 2040…
 
 
 
 


Quali temi affronti nel tuo libro?

Pungolati dal maestro, i ragazzi affronteranno argomenti scientifici come le teorie sull’Evoluzione delle specie, dibattiti musicali e sulle società del passato, pettegolezzi. Poi ci si soffermerà sul delicato tema degli OGM. E mi fermo qua…

In “Generazione oltre la linea” focalizzi l’attenzione sui giovani, sui rapporti uomo-donna, sulla difficoltà d’instaurare un legame sentimentale. Parlacene.

Ne ho già parlato in una risposta precedente. Comunque, nel romanzo, questi diciotto ragazzi di comunità avranno modo di conoscersi da ogni punto di vista, eros compreso (non vi annoierete, ehe).

Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Un sogno di molti anni fa, in cui vidi nitidamente in volto un uomo altero, alto e con la mantella nera, magnetici occhi grigio azzurri che, credetemi, letteralmente mi flesharono. Bene, costui sarebbe diventato Gabriel, il maestro dell’Officina degli uomini.

Hai altri progetti di cui vuoi darci un assaggio?

Sto scrivendo un secondo romanzo, ora sono a metà. Un mix di thriller e amore, e, a differenza del primo, qua tratterò uomini e donne quarantenni e cinquantenni. Il folle amore fra Sabrina e Nero, biologo con padre ungherese e mamma milanese.

È stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo!

Grazie e… mi raccomando: venite tutti a farmi compagnia nell’Istituto di Gabriel, eh. Che questi ragazzi mi faranno uscire di senno! Besos a todos.


Per seguire Sergio     GIORNI STRANI

martedì 6 agosto 2013

A SCUOLA DI PORTAMENTO di Antonella Sgueglia

Ho appena concluso la lettura del libro "A scuola con portamento" di Antonella Sgueglia che ho avuto il piacere di ospitare nel mio blog.
Posso affermare che questo romanzo mi ha 'spiazzata', letteralmente. I temi affrontati sono particolari, terribilmente attuali, a volte spinosi e l'autrice lo fa con assoluta maestria e una delicatezza invidiabili, un'attenzione e una cura che denotano un animo dotato di estrema sensibilità.





Il libro si apre con la presentazione della protagonista, Cristina, nel giorno del suo quattordicesimo compleanno. Sta per iniziare un nuovo anno scolastico, una nuova avventura, quella del Liceo, tappa fondamentale per una ragazza, coadiuvata da ansie e paure. Cristina vuole riuscire a farsi accettare dalle compagne, vuole riuscire a entrare in un gruppo. L'autrice ci presenta qui uno spaccato della scuola e dei suoi connotati senza tralasciare nulla. Personalmente mi sono ritrovata a rammentare il periodo scolastico, i rapporti con le amiche, le gelosie, i primi innamoramenti, le amicizie tra i banchi. Il messaggio che vuole dare l'autrice, però, è la diversità, infatti Cristina porta con sé un'ansia in più rispetto alle compagne, quella del colore della pelle. Teme che questo possa essere un ostacolo e le impedisca di costruire rapporti.





'La piccola Cri era di uno splendido color
bronzo che faceva risaltare maggiormente i suoi magnifici occhi verde smeraldo, grandi quanto la sua solitudine.'




Un altro aspetto molto interessante è il rapporto di Cristina con i genitori divorziati, la tristezza di saperli separati, il padre con l'ennesima fiamma, il desiderio di rivederli uniti malgrado il buonsenso. E qui vorrei soffermarmi sulla figura della Mamma: Adelina sprona la figlia a inseguire i suoi sogni, a battersi per i propri ideali, non esita un solo istante ad assecondarla nel suo desiderio di uscire dal guscio, nell'acquistare fiducia in se stessa, accettando persino di accompagnarla a una selezione di 'volti nuovi' indetta da un'agenzia di moda della sua città. Adelina non ridicolizza la figlia e i suoi piccoli problemi, ma la aiuta, diviene amica e complice. (un monito e un insegnamento per noi genitori!).

L'autrice condisce abilmente il libro di massime e pseudo-insegnamenti alla fine dei capitoli, una breve 'morale' estrapolata dalle sfide e gli ostacoli che incontra Cristina. Si rivolge al lettore dando ottimi consigli da custodire preziosamente.




'Non bisogna mai scoraggiarsi ma rimboccarsi le maniche ed affrontare le piccole sfide quotidiane, a testa alta e con orgoglio. Soprattutto affidandosi ai consigli della mamma e all'affetto delle amiche.'










E infine abbiamo il fulcro della storia che dona corpo e titolo al romanzo: il corso che Cristina seguirà. Un corso per aiutarla a superare le proprie fobie, un capriccio iniziato per gioco ma che si rivelerà molto più formativo del previsto. E, qui, c'è un altro aspetto fondamentale del libro: l'autrice illustra i motivi che spingono le ragazze a iscriversi a concorsi e scuole di moda, ne dà una visione completamente diversa da quella che la maggior parte del pubblico certamente possiede. Personalmente ho seguito le lezioni di bonton, portamento, trucco e posa fotografica con entusiasmo e interesse. C'è tutto un mondo che vi sarà svelato costituito di insegnanti capaci, di persone che migliorano la vita e la nostra autostima.





'Avere successo non rende felici chi ci invidia: fa crescere la rabbia fino a renderla ingovernabile. E questo Cri non lo immaginava.'









Il romanzo è destinato a un pubblico giovane. Mi ci sono accostata in punta di piedi non avendo letto nulla sull'argomento, non di recente, e sono rimasta colpita e trascinata dalla storia di Cristina.

Un libro che affronta tematiche come il razzismo, la diversità, l'autostima, la famiglia, il divorzio, l'amicizia con estrema sensibilità e umanità, rendendo questo romanzo attuale trascinante capace di catturare giovani e meno giovani.




'Un'amica è come una sorella a cui apri il tuo cuore nel bene e nel male. Non ti giudica ma ti consiglia, ti da una sberla quando serve e mette il broncio se ferita.. Ma rimane il tesoro più prezioso del mondo.'







Se cercate un romanzo da leggere e da far leggere alle vostre figlie questo è certamente il romanzo giusto.










lunedì 5 agosto 2013

INTERVISTA A ISABELLA VERDUCI


Ciao Isabella, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.
Ciao! Grazie a te per l'invito!
Sono una 'ragazza' di 43 anni, scrivo da sempre, per passione e bisogno di esprimere ciò che sento e vedo su carta...Sono mamma di un bimbo, Emanuele, al quale ho dedicato il libro e molte poesie...Sono una persona solare, socievole ed amo condividere con i miei cari esperienze che possono arricchirmi ed insegnarmi qualcosa.


Un diploma di maestra elementare e la grande passione per il mondo dei bambini. Com’è stato il tuo primo approccio alla penna?
Ho scritto il mio primo racconto breve all'età di undici anni...la mia prima poesia a dodici, si intitolava 'Foglie', ricordo che l'ho composta seduta vicino alla riva di un fiume con accanto la mia amica di sempre, Cristina...e poi filastrocche, canzoni, racconti, storie da rappresentare su un palco...e tante, tante poesie... Ho sempre amato scrivere e descrivere.

Hai un’altra passione: la fotografia, che ami accostare alle poesie. Parlacene.
Anche la passione per la fotografia è nata durante l'infanzia: ancora oggi, nella borsa ho sempre la digitale ed un notes per scrivere pensieri, due oggetti che non devono mai mancare quando esco di casa. Ho partecipato ad alcuni concorsi ottenendo discreti successi: l'ultima esposizione fotografica è avvenuta a Rapallo.

A giugno, come ci hai anticipato, hai partecipato a un evento indetto a Chiavari: ‘Mostra di disegni dipinti e poesie’ in cui le poesie facevano da supporto ai quadri appesi. Nel tuo caso erano creazioni di Kathia Licciardi, autrice dell'immagine di copertina della tua silloge. Cosa ricordi di quest’esperienza?
E' stata una bellissima esperienza che sarebbe dovuta durare una decina di giorni ed invece è stata prolungata a due settimane. Un successo!
A noi si è unita un'altra pittrice, Argene Lori. L'idea di coniugare queste due forme d'arte è nata più di un anno fa: la mia amica Kathia, che conosco dai tempi della scuola, mi propose di 'dare voce' alle sue tele con le mie parole. Lei dipingeva, io osservavo il quadro e nasceva una poesia, ciò che io vedevo, lo esprimevo in versi. Tutto ciò è diventato un evento annuale, una mostra che esponiamo appena è possibile con molto piacere.
In quel periodo ho potuto conoscere tanti tipi di...umanità: ogni giorno alla mostra arrivavano persone diverse, per cultura, età ed ognuno mi raccontava un po' di sé...c'era un clima molto famigliare...il visitatore più giovane è stato Diego, ancora nella pancia della sua mamma e la presenza meno giovane, una pimpante signora di 103 anni! Ho incontrato amici che non vedevo da anni, conosciuto persone veramente speciali... Ho raccolto firme e pensieri in un quadernone che sarà per sempre testimone di questa bella esperienza. E poi la mia famiglia, i miei amici...è stato bello stare tutti insieme circondati da dipinti e poesie...Ringrazio tutti per la presenza e l'appoggio.
Sono contenta che mio figlio abbia potuto assistere ogni giorno alla mostra e condividere con me questo momento della vita...CONDIVIDERE...un verbo essenziale per me...

Ad agosto, invece, parteciperai a un evento importante a Calvari, in provincia di Genova: l'Expo Fontanabuona
Raccontaci di quest’ iniziativa.

 
A Calvari si svolge ogni anno la Fiera campionaria del levante ligure. E' un importante mostra d'artigianato, commercio, gastronomia, produzioni locali e comprende anche visite guidate al territorio, mostre, convegni, iniziative sportive, culturali. Si svolge dal 24 agosto al 1° settembre. Ente promotore, la provincia di Genova.
Ogni anno si presentano a questa manifestazione migliaia di persone per visitare gli oltre cento espositori nei tremila metri quadrati di stands. Qualche anno fa, la mostra è stata insignita della medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E proprio qui, il 31 agosto, presenterò il mio libro di poesie "Petali di parole".

 Curi personalmente in qualità di redattrice la rivista online 'Volodeisensi'. Conosciamo più da vicino questa tua attività.

Ho conosciuto Emanuela Arlotta, creatrice di 'Volodeisensi' e scrittrice, grazie alla mia editrice Laura Capone e, tra una chiacchiera e l'altra, è nata un'empatia. Pur non conoscendomi di persona, Emanuela mi ha dato fiducia e mi ha chiesto di diventare redattrice del Magazine. E' stata un'ottima idea, perchè non soltanto ricambio la stima e sono contenta di scrivere per una rivista che parla d'arte in tutte le sue sfaccettature, ma ho conosciuto persone molto vicine al mio modo di vedere e rispettose del pensiero altrui: Emanuela mi lascia libera di esprimermi ed ogni mese scrivo un articolo su ciò che mi colpisce o penso possa interessare il pubblico che legge. Mi piace 'scovare' qualche talento e dargli voce sulle pagine di 'Volodeisensi'. Nell'ultimo numero ho scritto pure un racconto, "Luna setosa".
E' piacevole confrontarsi con persone semplici, entusiaste del proprio lavoro ed altruiste, Emanuela in primis ed anche una scrittrice che fa parte di questa 'famiglia' online, Cristina Rotoloni e la mia editrice che cura una rubrica editoriale, Laura Capone (Laura Capone Editore). Mi auguro che presto questo Magazine possa diventare cartaceo...se lo merita!

Il tuo primo edito “Petali di parole” sta riscuotendo un buon successo. Ha ottenuto il patrocinio del Comune di Chiavari ed è apparso in riviste locali e nazionali. Di cosa si tratta?

E' la mia...creatura. Nel senso che parla molto di me, della mia vita, degli incontri, delle esperienze, del mio vissuto.
"Petali di parole" è una silloge poetica di poco più di cento pagine in cui ho eseguito una cernita di trent'anni di poesie tenute chiuse in un cassetto. Mi sono decisa a pubblicarle incitata dai miei cari e da chi le apprezzava...per me non è stato facile 'mettermi a nudo'...la poesia è qualcosa di molto intimo: nel libro scrivo che 'denuda, scarnifica, esprime palesemente la propria vulnerabilità' '.
Ringrazio le persone che mi vogliono bene che mi hanno spronato a pubblicare questa raccolta , la mia editrice insieme alla LCE che ha creduto in me continuando a darmi fiducia ed appoggio.
Sono contenta del riconoscimento avuto dal Comune della mia città e delle attenzioni delle riviste locali e nazionali (il 'Secolo XIX', il giornale della Liguria e 'Confidenze' il settimanale della Mondadori) che hanno avuto per la  mia silloge.





Quali temi affronti all’interno della raccolta?

 
E' una raccolta che parla di maternità, di amori vissuti con passione, della mia terra, di mare, di sole e vento...ci sono poesie dedicate alle mie amiche, alla mia famiglia, a mio marito, tante scritte per il mio bimbo.
E' un libro accessibile a tutti: i più piccoli potranno leggere la poesia sul "Sonno" o sulla "Schiuma", le mamme leggeranno filastrocche o ninne nanne come "Ventagli biondi" ai propri bambini... tante donne si ritroveranno in passioni contrastanti o ricambiate...( ma pure gli uomini!) Inoltre, ci sono i versi dedicati ai dipinti della mia amica Kathia...alle mostre si diverte a far indovinare ai visitatori quale titolo si abbina ai quadri presenti all'evento...
Il complimento più grande che mi regala chi legge il libro è quello di sfogliare una raccolta che dà molta emozione, in cui ci si ritrova...infatti, spero sempre che ognuno si affezioni ad una poesia e la porti con sé, nei propri pensieri...per chi mi conosce, è un altro modo per tenermi vicina, sempre.


Dove trovi l’ispirazione per le tue poesie?

"Il lancio" è stata scritta in spiaggia, mentre osservavo il muoversi dei lembi di un ombrellone. Mi piace scrivere ciò che colpisce la mia attenzione... è un po' come fotografare...In fondo per esprimermi uso l'obiettivo come la penna...sì, perchè io scrivo di getto ed uso l'inchiostro e la carta prima di trascrivere il tutto sul computer!Una poesia può nascere da un dettaglio.

 
Hai qualche progetto di cui vuoi metterci a parte?

A luglio non ho organizzato presentazioni come è accaduto nei mesi precedenti, perchè mi sono dedicata alla continuazione di un romanzo che spero presto veda la luce ed ho organizzato gli eventi che si svolgeranno da agosto in poi: dopo l'Expò, un'altra collaborazione con l'associazione 'TI sposto le nuvole' a settembre con la quale mi sono trovata molto bene ed a giugno ho partecipato ad una mostra nel cuore di Genova ('Semplicemente donna') ; si replicherà un nuovo progetto tra un paio di mesi grazie
all'incontro con la creatrice dell'evento Alessandra Olcese.
Presto altre presentazioni nelle città vicine a Chiavari e spero...nelle regioni attigue


E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo.

 
Grazie di cuore a te per l'attenzione e per avermi ospitato...penso che il piacere sia di chiunque appaia sul tuo blog perchè ci permetti di parlare di noi, delle nostre passioni...Buon lavoro!

Per seguire Isabella    PETALI DI PAROLE