lunedì 20 maggio 2019

INTERVISTA A CHIARA TORTORELLI

Ciao Chiara, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te. 

Scrittrice, editor e copywriter, vivo a Napoli dalla nascita, cioè da più di quarant'anni (non si chiede l’età precisa a una donna, per giunta vanitosa) e qui mi diverto a inventare nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che mi piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale.
Mi piace definirmi una strega dei nostri tempi, tendo a viaggiare con una scopa/auto su e giù per la città con la mia amica e collega Sabrina Di Dato con cui conduco una trasmissione tv sulle “nuove” donne, che invito a non adagiarsi sui luoghi comuni e a trovare il coraggio di essere se stesse e a vivere e non sopravvivere. Perché è sempre possibile (io ci credo) continuare a pensare con la propria testa.


Sei scrittice, editor, copywriter, docente di scrittura creativa e ti occupi di comunicazione. Quando nasce la tua passione per la scrittura e dove trovi il tempo per scrivere?

La mia passione per la scrittura è nata quando ero molto piccola ed ero una bambina disadattata. Ora, da donna vintage con la veletta, come mi definisco, trovo il tempo per scrivere soprattutto la sera. Dopo cena abolisco completamente serie televisive, PC, film e chat e mi immergo nei miei mondi privati. Preferisco, ho sempre preferito, creare anziché subire passivamente le creazioni degli altri.

Ti occupi, in particolar modo, di cultural style. Di cosa si tratta?

Cultural style è un modo di essere più che un modo di vivere. Nasce dalla mia esigenza di interpretare in modo nuovo l’essenza della cultura oggi.
In un mondo, dove essere colti sembra sia diventato un dato arcaico, terribilmente fuori moda, o relegato alla setta dell’intellettualismo per pochi, mi piace ribadire come la cultura sia un fatto dell’anima, intriso di eleganza del cuore che ti porta a cercare chi, in altri tempi e altri modi, ha divulgato quella stessa sensibilità e eleganza del cuore. Orazio semplificava bene questo style nella frase “est modus in rebus”, c’è una misura nelle cose, fatta di amore e rispetto per sé e per gli altri. Roba obsoleta, ecco perché vintage, ma necessaria come l’aria, in un mondo dove vige la regola del “fish (in faccia) and cheap”.

Hai ideato il format “Scrittura e Tarocchi”. Parlacene.

Propongo corsi di scrittura creativa, e uno dei format è questo. La scrittura non è solo tecnica, e ridurla a tecnica vuol dire banalizzarla, ma non è neanche solo espressione semplicistica e narcisistica di sé, come spesso accade per cui si mette a scrivere chiunque, raccontando e mitizzando il proprio vissuto, anche come si lava i denti al mattino. Scrittura è ricerca di una singolarità, di una visione, ed è fatta di verità interiore. I Tarocchi sono una chiave di accensione junghiana al profondo, al mondo archetipico e alla propria creatività. Li utilizzava anche Calvino e lo racconta ne “Il castello dei destini incrociati”.

Credi nel paranormale?

Cos’è il paranormale? È tutto dannatamente normale, il mistero fa parte della vita al pari del pragmatico, ci siamo illusi di poter controllare tutto e viaggiamo con il lanternino e il binocolo, scambiando un capello per un’autostrada e un pidocchio per un equilibrista misterioso che fa free climbing.

Gestisci personalmente la rubrica “La coccinella del cuore” sul web site NapoliClick. In cosa consiste nello specifico?

Si parla di sentimenti, questi sconosciuti. Di rapporti tra uomini e donne, tra donne e donne, tra madri e figli, tra padri evaporati, tra donne e lavatrici, tra vite reali e vite virtuali, oggi.

Su Tele A, conduci il programma “Al femminile” e sei stata ideatrice e coautrice dello spettacolo teatrale “Regine”, per la regia di Giuseppe Bucci e l’interpretazione di Rosaria De Cicco. Cosa ti realizza maggiormente tra le tante attività che svolgi?

Ovviamente scrivere libri, mi piace creare mondi, dare visioni alternative.

Esordisci nel 2007 con l’antologia “La semplicità elementare dell’amore”. Racconto Vs Romanzo chi la vince?

Vince chi legge. Sempre.

Nel 2014, pubblichi “Tabù”, vincendo il Premio Megaris e, nel 2016, esce il sequel con cui si classifica terza al Premio Iguana. Quanto i premi letterari aiutano lo scrittore a farsi conoscere?

Tutto aiuta e niente aiuta. Io credo che ciò che aiuta davvero è essere autentici “in contatto” con se stessi, nello scrivere, ma anche nel fare una passeggiata.

Nel 2018, pubblica il romanzo “Noi due punto zero”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?


"Noi due punto zero" è una scommessa. Tra queste pagine, come direbbe Battiato, “Niente è come sembra”. È stato detto di questo libro che è un noir dell’animo umano, ma la definizione che più mi ha intrigato è stata “romanzo hitchcockiano”. Sì, c’è suspense, mistero e apertura all’indefinibile. 



https://www.amazon.it/Noi-punto-zero-Chiara-Tortorelli/dp/883278081X


Qual è stato l’input per questo libro?

Il buio, il black out, la visione di una donna che finiva in un black out e, da qui, mille domande, ho cercato di far quadrare il cerchio e soprattutto di indagare le mille dimensioni del “buio”.

Quali tematiche affronti e quale messaggio vuoi trasmettere?

Emma, una donna di quarant’anni, come tante al giorno d’oggi, vive come se fosse una ventenne, a caccia d’amore e di assoluti, senza il peso delle responsabilità e immersa nella cenere del suo passato. Nel cuore di Milano, mentre macina le ore in un’agenzia pubblicitaria che vola a mille, nasconde il suo segreto. Ha un appuntamento, quasi ogni giorno. Un appuntamento col buio.
Pietro, l'uomo che incontra a giorni fissi e forse la ama, è l'unico che riesce ad accompagnarla in questa dimensione “oscura”, è l'unico che ha accesso all’altro volto di Emma.
Finché un giorno Pietro incontra Emma e fa finta di non conoscerla, cambiando le regole della storia, senza avvisarla. Chi è questo nuovo uomo che la provoca e spinge il gioco al punto da non riconoscerla anche quando lei lo implora?
Ho voluto parlare della liquidità dei rapporti oggi, del mistero impossibile da definire che fa parte della vita, e della necessità di ripartire da un punto zero che in fisica quantistica è il campo delle infinite potenzialità, per ridefinirsi e per dare un nuovo senso al vivere in un’epoca dove siamo oggetti di mercato di leggerezza insostenibile, direbbe Kundera, destinati a scomparire e ad essere sostituiti da altro in un batter di ciglia.


Il tuo pensiero sul Self Publishing, molto in voga ormai?

Inutile, dannoso, terribilmente kitsch. Un po’ in linea con il “te la canti e te suoni da solo”.

Progetti futuri?

Un nuovo libro che ha per protagonisti, questa volta, quattro uomini che vanno in America Latina per riconnettersi con le emozioni.

È stato un piacere ospitarti nel blog. In bocca al lupo!

Crepi! Grazie a te, a voi del blog.


Per seguire  Chiara  CHIARA TORTORELLI

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