mercoledì 12 aprile 2017

PASSI D'AUTORE - Recensione - MI INNAMORAVO DI TUTTO - STORIA DI UN DISSIDENTE di Stefano Zorba

Oggi per la rubrica PASSI D'AUTORE Giuseppina Biondi recensisce per noi "Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente" di Stefano Zorba.




Andiamo a scoprire il parere di Giuseppina.









SINOSSI: Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.





 


"Mi innamoravo di tutto- Storia di un dissidente" è il primo libro di Stefano Zorba. Il romanzo - come l’autore stesso indica nella sua prefazione - parla di Stato, quello a cui bisognerebbe togliere l’iniziale maiuscola per quanto è sporco e sanguinario, del suo bisogno di perpetrare se stesso e il suo potere contro tutti i dissidenti che vorrebbero cambiarlo.
Il protagonista è un dissidente che, a causa di un tranello, viene imprigionato dai servizi segreti italiani, segregato in un sotterraneo e torturato affinché faccia i nomi dei suoi compagni. La storia inizia con le parole di una canzone di De André, il cui titolo è proprio Coda di Lupo, il nome da battaglia del protagonista.
Quest’ultimo racconta, attraverso un lungo e sentito monologo, la sua vita e cosa l’ha portato in quel luogo di dolore. Durante le brutali torture, rivive gli avvenimenti più importanti: le prime manifestazioni, la vita da “uomo normale”, la decisione di ritornare a essere se stesso combattendo nuovamente lo Stato.

Pagina dopo pagina, conosciamo quest’uomo e ci ritornano alla memoria storie delle quali abbiamo sentito parlare ai telegiornali: i No Tav, Il G8, Carlo Giuliani.
Troviamo, inoltre, descrizioni molto crude e brutali e non è facile leggere tante pagine poiché sono intrese di odio, rabbia e sangue. 


'Finalmente per un attimo il mio aguzzino smette di percuotermi. Forse già da qualche secondo. Mi gira a pancia in su e lo vedo. Nessuno di questi figli di puttana è mascherato, e questo non è per nulla un buon segno, come sapranno anche degli schiavi come voi. Se posso vederli in faccia, significa che non potrò mai descriverli a nessuno. Né con la voce, né con una deposizione scritta. Nemmeno con un cazzo di disegnino. Se vi aspettate che questa storia sia a lieto fine, siete ancora più stronzi di quanto io avessi mai immaginato. Se volete la fine di questa storia, ve la snocciolo qui, a poche pagine dall’inizio: una fossa comune, o un bel bagno nell’acido per il vostro nuovo e già dimenticato protagonista. Nessuno uscirà vivo di qui, almeno per quanto mi riguarda. Ecco. Potete dirlo a tutti. Lui muore. Probabilmente dopo atroci sofferenze, che faranno sembrare queste appena passate un sonnellino pomeridiano in un fresco pomeriggio d’estate.'


L’autore ha uno stile particolare; il protagonista utilizza, infatti, un linguaggio molto colorito, ma non potrebbe essere diversamente in quanto, così facendo, è possibile percepire la sua rabbia.
La lettura è molto scorrevole, il libro si legge davvero in pochissimo tempo poiché è impossibile non scoprire le sorti di Coda di Lupo.
Consiglio la lettura a chi voglia rispolverare storie che a volte ci sembrano sconosciute e lontane ma sono in realtà molto attuali. 

                                                                                                                                                                   Giuseppina Biondi 


 IL VOTO DI GIUSEPPINA


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