lunedì 10 febbraio 2014

INTERVISTA A PAOLA FERRERO



Ciao Paola, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao, innanzitutto ti ringrazio per l’invito. Parlare di me è sempre difficile se non lo faccio attraverso personaggi o versi. Sono molto timida e a volte fin troppo empatica, ma amo ascoltare e osservare gli altri. Forse questo è uno dei motivi per cui scrivo. Trovare il “cuore” di una persona e provare a parlarne. Sono poetessa per caso, in realtà spesso la poesia mi serve per fissare un pensiero, una sensazione. Credo che in fondo mi interessi di più approfondire la conoscenza di ciò che spinge le persone nella vita e descriverla. Per questo mi ritengo più una che ama scrivere storie. Nelle storie ci sono sfaccettature che la poesia non ha spazio di contenere e mi piacerebbe un giorno – perché alla fine non si smette mai di imparare – diventare una brava scrittrice di narrativa. Di genere o meno non importa.

‘Sono nipote d’arte e nella costante attesa di essere portata via da un'astronave.’Approfondiamo queste due definizioni.

La prima cosa si riferisce a due particolari. Uno, più terra terra, è semplicemente il fatto di avere uno zio scrittore che in qualche modo mi ha ispirata dedicandomi, quando avevo otto anni, la prima edizione di un suo romanzo per bambini ("L’ottavo nano", era il titolo). L’altro è che credo di aver ereditato tutte le mie passioni da entrambe le mie nonne. Una dipingeva e amava le storie e la poesia, l’altra amava cucinare e le attività manuali. E i miei, anche, che amavano ballare e suonare.
La faccenda dell’astronave è più dovuta alla mia sensazione, fin da bambina, che questo non fosse il mio posto. Intendo questo mondo, questa epoca, questa vita. Guardavo il cielo e mi chiedevo quando sarebbero venuti a prendermi per portarmi nel posto giusto. E non è che ora la sensazione sia molto diversa, anche se prima o poi ci si adatta a vivere “fuori posto”.

Il diploma di maestra elementare, la frequentazione del Corso di Laurea in Storia e Critica del Cinema presso la facoltà di Magistero di Torino e lo studio di danza, canto e recitazione. Hai fatto anche qualche esperienza teatrale che, nel 1987, ti ha condotta in finale di un concorso canoro. Cosa ricordi di questa esperienza?

Quello è stato un anno interessante e complicato. Durante l’estate ho lavorato per l’agenzia che organizzava le selezioni di Miss Italia in Piemonte e Valle D’Aosta e nel frattempo mi sono lanciata in questa avventura del concorso. La sala d’incisione, le prove, le esibizioni davanti alle telecamere, interviste alla radio… Avevo diciotto anni e se da una parte sognavo di affermarmi, forse non ero preparata alla competizione e ai meccanismi che regolano quel mondo. Cantare è comunque una bellissima attività per l’anima, lo faccio ancora. Altro discorso per la scuola diciamo “ufficiale”, ho studiato molto come privatista, dando l’esame a fine anno ogni anno fin dalla prima media, senza amarla mai. Mi piacerebbe una scuola diversa e una maggiore attenzione rispetto all’arte e alla cultura che nel nostro paese ormai contano veramente troppo poco.

Hai sperimentato vari tipi di lavoro: dai negozi di alimentati ai banchi del mercato, dalla baby-sitter alla lavabicchieri, dall’ufficio al bar, dalla sala di registrazione alla commessa. Dove trovi il tempo per scrivere?

Ho fatto molti di questi lavori quando studiavo o danzavo, ora ho una famiglia e un lavoro normale dalle 9 alle 18, cinque giorni a settimana. Il che non mi risolve il problema del tempo, in effetti. Perché tra marito, faccende, cucina e gli animali di casa, finisce che mi metto a scrivere la sera dopo cena dormendo poco o niente. Quando ho una storia in mente lavoro fino a quando la spinta a scrivere non si esaurisce, il che significa che spesso vado a dormire dopo le due di notte e la sveglia suona troppo presto. Ahimé, non credo che ci siano altre possibilità. Forse con la pensione … (sorrido) Per la poesia è più semplice, scrivo ovunque mi trovi e su qualsiasi supporto. In mancanza di altro ho scritto anche su fazzoletti di carta.

Un’altra tua grande passione è la pittura. Parlacene.

Ho iniziato a dipingere più o meno a cinque anni. Mia nonna s’è assunta il compito di insegnarmi a scrivere con la destra – sono mancina di nascita – e nel frattempo ha pensato di insegnarmi a tenere in mano pennello. Così mi sono trovata a dipingere nuvole a olio su tela prima ancora di capire il senso di una frase complessa letta su un libro. Certo, la qualità delle opere non era proprio il massimo, ma con le nuvole me la cavavo abbastanza. Giunta alla fine delle medie avrei voluto frequentare il Liceo Artistico, ma a quel tempo facevo lezione di danza almeno tre ore al giorno e le ore di frequenza dell’Artistico erano troppe. Dopo anni di sola matita e carboncino, da una decina d’anni ho ripreso a dipingere. Non ho ancora trovato il mio stile, essendo autodidatta cerco di intuire le tecniche osservando il lavoro degli altri e cercando di applicare quello che imparo ai lavori che faccio. Ho cominciato anche a dipingere su tela, di nuovo. Mi piacciono sia i lavori astratti che quelli che ritraggono figure di nudo. I ritratti mi vengono meglio a matita. Sono affascinata dall’uso della luce in tutti i lavori che osservo. A volte mi capita di commuovermi per un bel quadro.

Curi personalmente il blog ‘Le storia di Clara’.Di cosa si tratta?

È un blog nato per raccontare il mio passato ai miei cugini di Roma, che non vedevo mai, ma nel frattempo è nata l’esigenza di esprimere anche le parti più nuove della mia personalità. L’avventura della vita, le esperienze quotidiane, le discussioni che premono e qualche “suggestione” – post che in qualche modo sono anche piccoli racconti – poi ho dovuto aggiungere quello che riguarda la mia attività di raccontare storie e a un certo punto ho anche iniziato a mettere dei racconti veri e propri da scaricare gratuitamente. Per la passione per i libri e per il cinema condivido un altro blog con amici su cui facciamo recensioni varie e da gennaio collaboro con la rivista on line 'Gazzetta Torino' con la rubrica “Pagine Svelate”, in cui mi occupo di far conoscere autori, editori e addetti ai lavori di Torino e Piemonte.

Hai partecipato per  tre anni al ‘Torneo Letterario Io scrittore’ indetto da GeMs e, proprio l’anno scorso, sei rientrata tra i 300 aventi accesso alla seconda fase del torneo con il romanzo “Orizzonti”. Cosa puoi dirci di questa iniziativa e della tua personale esperienza? La consiglieresti agli emergenti?

Il Torneo è una esperienza particolare. Credo che il vero beneficio sia nel dover fare una lettura critica del lavoro di esordienti o emergenti, di dover capire quali pregi e quali difetti abbia un testo, di provare sulla propria pelle quello che gli editor delle case editrici si trovano in mano quando affrontano un nostro manoscritto. Aiuta a fare un salto di qualità, se affrontato nel modo migliore. Poi i risultati magari non si vedono subito, magari non si vince o il più delle volte non si raggiunge nemmeno la seconda fase. Sono troppe le variabili in gioco per poter prevedere cosa succederà. Certo a volte i commenti che si ricevono dopo le selezioni non sono particolarmente utili per migliorare il proprio lavoro. Purtroppo scrivere non è facile come sembra. A volte avere solo una buona idea non basta a produrre un’opera che meriti di essere letta. Altre volte la qualità fatica a venire fuori, affossata da qualche concorrente sleale o dal non essere commerciale o di tendenza. Non si può mai sapere e comunque, nonostante il Torneo abbia dei difetti, io continuo a partecipare. Questa volta con un romanzo nuovo, perché “Orizzonti” mi piace molto ma è da riscrivere da capo perché così non rende abbastanza. Non quanto vorrei.

Nel marzo 2009, pubblichi la tua prima raccolta “Parole d’amore insano”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Parole d’amore insano è una raccolta di poesie scritte dal 1990 fino al 2009, buona parte dopo il 2000. Sono poesie d’amore, ma di un amore che non è sempre e solo una cosa da “fidanzatini”. È storia di passioni, di abbandoni e di ferite. Ma comunque di amore assoluto. Perché a volte l’amore è proprio lasciare andare senza smettere di volere la felicità altrui. Non sono poesie in rima, non hanno una struttura o una forma classica. Si possono anche intendere come “frasi che vanno a capo”, senza che il loro significato cambi di una virgola.


http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=134357


Come nasce l’idea per “Parole d’amore insano”?

Scrivo poesie da sempre, ma mai avevo pensato di pubblicarle finché un giorno un amico non mi ha chiesto un parere sulle sue poesie per un concorso. Quando ha saputo che ne avevo anche io di pronte e disponibili, mi ha quasi obbligata a partecipare. Come nei migliori film, ovviamente, al concorso hanno selezionato proprio me. Il percorso poi ha preso una piega inaspettata, perché come molti altri concorsi alla fine per pubblicare mi chiedevano del denaro, quindi ho scelto di non accettare l’offerta e cercare un editore serio. Liberodiscrivere è stato un ottimo incontro.

Quali temi affronti in questa raccolta?

Come ti dicevo, il titolo contiene tutto. L’amore insano è la passione totale per qualcosa, che sia un uomo, una persona cara o la danza, per esempio. Una passione non è cosa da poco, procura una sorta di senso di onnipotenza e allo stesso tempo rende fragilissimi. E lascia sempre il segno. Sempre. Sta a noi dare a quel segno una valenza positiva, perché sono convinta che per amore non si debba morire, anzi non si possa. Fa male, certo, ma non uccide. L’amore è vita.
Come vita sono certe piccole esperienze, anche solo la fame o l’osservare un tramonto dal finestrino di un treno. Cose che possono suscitare in noi emozioni pari alla brama che si prova in amore. O ascoltare il proprio fratellino respirare in una notte insonne.

Di prossima pubblicazione è l’antologia selezionata dal concorso “Letterando”  in cui saranno inserite alcune tue poesie. Parlaci di questa esperienza.

Letterando è una comunità piccola e simpatica su Facebook. Qui hanno indetto un mini concorso, nel senso che ci hanno chiesto di postare tre brani al mese per qualche mese. Brani di prosa, non poesia (ma forse non c’era limite, in effetti) che potevano rientrare nelle mille o tremila battute, o caratteri che dir si voglia. Questi venivano poi sottoposti a votazione, sempre su Facebook, e alla fine i gestori della comunità hanno deciso di pubblicare una antologia in e-book della nostra avventura. Ancora non so come funzionerà, ma è stato divertente partecipare.

Hai qualche progetto di cui vuoi metterci a parte?

Certo. Sto terminando la revisione del mio romanzo “Gli Attimi in cui Dio è musica” che uscirà entro luglio in e-book, pubblicato da Lettere Animate. È un romanzo poco commerciale, la storia di una aspirante ballerina diciassettenne e della sua “doppia vita” tra i sogni di successo e i problemi economici della famiglia. Un racconto in prima persona che vuole essere una serie di polaroid scattate in quegli attimi, appunto, che per la protagonista hanno un significato forte. E una colonna sonora tutta anni ’80 che accompagna queste immagini. Dalla semplice vita quotidiana alla prima esperienza importante in teatro, in una piccola compagnia, con uno spettacolo che può significare tutto, per lei, in quel momento. Dalle storie d’amore alle amicizie forti e sincere che accompagnano i suoi passi di danza.

E’ stato un grande piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per tutto!

Grazie mille per l’ospitalità, è stato bello fare questa chiacchierata. In bocca al lupo anche a te e ai tuoi meravigliosi progetti.


Per seguire Paola  LE STORIE DI CLARA


3 commenti:

  1. un'intervista densa e delicata: complimenti all'intervistatrice e alla scrittrice.

    RispondiElimina