lunedì 7 novembre 2016

Le autrici EWWA - INTERVISTA A LAURA COSTANTINI E LOREDANA FALCONE



Ciao Laura e Loredana, benvenute nel mio blog. Raccontateci qualcosa di voi.

LAURA: Vediamo. Ho 53 anni, ma credo che il mio cervello sia incappato in un qualche varco temporale che lo mantiene fermo sui 15 anni scarsi. Vivo tra Roma, dove sono nata e dove torno ogni settimana, e Campobasso, dove lavoro. Mi piace guidare, ed è un bene visto che faccio la pendolare settimanale. Mi piace leggere, di tutto ma con una preferenza per i romanzi coinvolgenti. Disegnerei, se avessi coltivato la passione al punto da diventare brava. E proprio per questo amo i fumetti. Ovviamente ho lasciato per ultima la cosa che mi piace di più in assoluto: dare vita a storie e personaggi, creare mondi. Scrivere.

LOREDANA: Anch'io ho 53 anni, sono nata a Roma e vivo qui da sempre. Ho un impiego part time ma la mia occupazione principale è la famiglia. Mi piace leggere, guardare le serie televisive inglesi e americane, coltivare peperoncini. Oltre alla scrittura l'altra mia grande passione è la cucina, mi piace sperimentare nuove ricette e inventarne di nuove. I miei ospiti dicono con risultati apprezzabili.

Partiamo dalla vostra collaborazione, Laura. Qual è stato l’input che vi ha fatto prendere questa decisione?
Siamo un duo scrittorio da quando avevamo 14 anni. All'inizio l'input è stato la voglia di mettere su pagina le avventure di un equipaggio (la nostra classe del quarto ginnasio) a bordo di un'astronave lanciata verso un buco nero. Era l'epoca di Ufo Robot, di Jeeg, Mazinga, Star Trek. È iniziata così. E non ci siamo più fermate.

Entrambe laureate in lettere, Laura ora è giornalista presso Tgr Molise e, invece, Loredana è segretaria presso un’Agenzia di servizi. Dove trovate il tempo per scrivere?

LAURA: Non potremmo vivere senza. Ogni volta che torno a Roma, una giornata è dedicata alla scrittura, pur con tutti i problemi di organizzazione e di impegni che questo può comportare visto che ho una mamma anziana e una sorella e due nipoti.

LOREDANA: Per me la settimana è formata da sei giorni, uno me lo prendo di diritto per dare voce all'altra me, quella che si esprime soltanto attraverso la parola scritta. E guai a chi si mette in mezzo tra noi e la tastiera.

Di voi dichiarate: “Narra la leggenda che sfiorino la telepatia e che alle volte si spaventino, loro per prime, della sintonia raggiunta.” Approfondiamo questa definizione, Laura. 

Io penso una frase e prima che abbia modo di dirla, Loredana l'ha scritta sul file. E viceversa. Una collaborazione pluridecennale a questo porta. Noi non ci dividiamo capitoli e i personaggi. Scriviamo insieme, fisicamente. Ogni tanto capita un passaggio di consegne per via digitale, magari per i racconti. Ma i romanzi nascono sotto le nostre venti dita, alternate sulla tastiera.

La passione per il romanzo storico è insita in voi. Cosa rappresenta per voi la Storia?

LAURA: Amo la storia, amo il viaggio nel tempo che solo un romanzo storico ben fatto può donare. Mi appassiona la documentazione su un'epoca, il cibo, le usanze, gli abiti, le armi, i mezzi di trasporto, il modo di pensare. È un lavoro che mi aiuta a calarmi nello spirito del tempo per poterlo restituire a me per prima. E pare che funzioni, a giudicare dall'apprezzamento dei lettori.

LOREDANA: Sono nata a Trastevere, cuore pulsante della mia città. La storia l'ho respirata fin dal primo giorno di vita, trasudava dai muri delle case, dai profumi che arrivavano dal Gianicolo e dal Tevere che scorreva sotto le mie finestre. È lei che ha preso me.

Avete partecipato a diverse antologie. Romanzo Vs. Racconto chi la vince?

LAURA: Un amico un giorno disse che se hai un finale scrivi un racconto, se hai un personaggio scrivi un romanzo. Ecco, io amo i personaggi, amo renderli vivi e vividi agli occhi del lettore, mi piace il dipanarsi della vicenda, i flashback. Capita che mi innamori fino a starci male dei personaggi e non voglia lasciarli andare. Per me il romanzo vince, sempre e comunque.

LOREDANA: Preferisco il romanzo, senza ombra di dubbio. Perché le storie che ho dentro hanno bisogno di spazio, di personaggi ben delineati, di panorami, di luci, di colori, di profumi, di particolari, di tempo. Non riesco a mettere un limite a una storia, lascio che sia lei a decidere.

La scrittura a quattro mani. Come la gestite e, se doveste dare un consiglio agli autori che vogliono cimentarsi in questa tecnica, quale sarebbe?

LAURA: Scrivere a quattro mani richiede reciproca conoscenza, fiducia e affinità. Di sicuro condividere una storia, lunga o breve che sia, è un'esperienza che arricchisce e che pone a contatto con la mente, la fantasia, il nucleo più intimo di un altro autore. Non sto parlando di me e Loredana, noi ci concepiamo come un'entità solo apparentemente bifronte. Ma se due autori decidono di collaborare, se riescono a superare un istintivo pudore per quanto sentono e vogliono dire e se rifuggono alle logiche di competizione o predominio di uno sull'altro, di certo ne escono migliorati.

LOREDANA: Questa è una domanda difficile. Perché tra me e la socia è stato tutto molto naturale. Ci passavamo un quaderno sotto gli occhi curiosi dei professori lasciando che i nostri "eroi" ci distraessero dalle lezioni. Non so se esiste una tecnica per esprimersi a quattro mani, ma so per certo che alla base ci deve essere la stima e l'apprezzamento reciproci, la capacità di confrontarsi nella convinzione che, qualora nasca un contrasto di idee, sarà sempre quella giusta a vincere.

Esordite nel 2008 con “Le colpe dei padri”. Di cosa si tratta, Laura? 

Si tratta di un romanzo che non saprei inserire in un genere specifico. Una famiglia dai molti segreti, la morte di un patriarca egoista e crudele, il ritorno a casa di due sorelle che molto hanno da perdonare, anche a se stesse. E il risorgere di due storie d'amore che neanche sedici anni di lontananza hanno saputo cancellare. È un romanzo sul coraggio di affrontare i propri fantasmi e sulla forza del perdono.

Avete pubblicato diversi romanzi gialli che raccontano le avventure della coppia investigativa Nemo Rossini e Quirino Vergassola. Perché il giallo, Loredana? 

Il giallo è nato innanzi tutto dalla voglia di sperimentare e di metterci in gioco. Ma nel fare questa scelta sono stati determinanti la volontà di rendere omaggio alla nostra città, Nemo e Quirino vivono e lavorano a Roma, e di dare una risposta concreta a quanti pensavano che la nostra fantasia per liberarsi avesse bisogno di emigrare al di là dell'oceano.

Con i romanzi “Il puzzle di Dio” e “Il destino attende a Canyon Apache” passate dal mistery al western. Quale genere vi appassiona di più?

LAURA: Tutti e nessuno. Mi appassiono ai personaggi e all'epoca cui decidono, loro, di appartenere. Non mi piace la classificazione in generi. Il tratto distintivo della nostra scrittura non lo si trova nell'appartenenza a un genere, ma nel porre sempre al centro figure femminili, scevre da ogni stantio stereotipo, anche se si tratta di un romanzo storico.

LOREDANA: È più facile per me dire quale genere mi appassiona meno: l'erotico. Nonostante il buon risultato ottenuto con due racconti, "Tre piccole sinfonie di desiderio" (con Maria Giovanna Luini e Francesca Mazzuccato) e un altro di prossima pubblicazione. Personalmente mi costa un piccolo sforzo mentre per gli altri generi scrivere è semplicemente trovare la strada giusta perché la storia venga fuori e prenda vita sotto le mie dita.

Nel 2015 pubblicate il romanzo storico “Ricardo y Carolina” ambientato in Messico. Datecene un assaggio!

Volentieri. E premettiamo che il nostro romanzo storico è stato appena insignito del premio Storia originale nella seconda edizione del Premio Letterario Amarganta.
In questo stralcio a parlare in prima persona è Carolina Crivelli, giovane e ardimentosa giornalista italiana alla corte messicana di Massimiliano d'Asburgo.

[...] “Don León Calleja de Hormigas”, annuncia il battitore. “Doña Victoria Ziania Calleja de Hormigas, Don Ricardo Alejandro Calleja de Hormigas”.La prima cosa che mi colpisce è l’abito di Doña Victoria: frusciante taffettà moiree rosso sangue, che contrasta pittoricamente con la pelle candida e i capelli nerissimi, raccolti in un pesante chignon sulla nuca. Il “Corriere delle Dame” sarebbe fiero di me. Ma la mia attenzione abbandona subito la toilette di Doña Victoria per appuntarsi sugli occhi, azzurri e irriverenti, di Don Ricardo. Segue suo padre e sua sorella, si guarda intorno e si pavoneggia nell’elegante frac che ne mette in risalto la snella figura. I nostri sguardi si incontrano per un lungo istante. So che lui si aspetta che abbassi gli occhi, come si conviene a una fanciulla della buona società davanti a uno sconosciuto. Ma amo le sfide e da quello sguardo capisco tutto di Don Ricardo: aristocratico, affascinante e pericoloso. Infine è lui a distogliere lo sguardo, intercettato da altri importanti ospiti e mi appare chiaro che gli Hormigas appartengono all’alta aristocrazia creola, quella che ha fortemente voluto un Imperatore a Città del Messico. Fosse pure un Imperatore straniero, imposto da un invasore […]

E nel 2016 esce “Contrabbandieri d’amore” per Harper Collins, un romanzo ambientato all’epoca del proibizionismo. Cosa troveranno i lettori al suo interno, Laura? 

È stato definito un romanzo storico di grandissima attualità. Perché racconta di una speranza e di un'illusione. Eugenio e Cecilia, due fratelli napoletani, partono per gli Stati Uniti, emigrano, certi di trovare laggiù un mondo migliore e un futuro più giusto. Si sbagliano. Come purtroppo sempre accade in questi casi. New York è un miraggio che nasconde criminalità, violenza, morte. Il proibizionismo scatena guerre tra bande e i due fratelli vi si troveranno invischiati. Saranno la loro integrità morale, la voglia di riscatto e l'amore che sapranno trovare a salvarli.


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Qual è stato l’input per questo libro, Loredana?

Era una storia che avevamo dentro da tanto tempo. C'era questo bisogno di dare voce alla speranza. Quella di un riscatto da un vita che ha preso senza dare mai. Di un futuro al di fuori degli spazi impostici dalla nascita. Di trovare l'amore anche nelle situazioni più disperate. Di stravolgere i giochi rendendo protagonisti quelli che, in un'altra storia, sarebbero stati dei personaggi secondari, certamente non positivi. Eugenio e Cecilia, e con loro Lisbeth e Sidney sono dei "perdenti" con il coraggio, la forza, la determinazione per cambiare il proprio destino.

Quale messaggio volete trasmettere e quali tematiche affrontate, Laura?

Non ho una grande simpatia per gli autori che dichiarano di voler lanciare un messaggio. Da lettrice amo essere libera di trovare da me il significato profondo di una storia. Ma la tematica che mi appassiona, da sempre, è il ruolo della donna. E anche il sovvertimento di quei cliché che, da sempre, un certo tipo di narrativa vuole appiccicarci addosso.

Siete socie di EWWA. Di cosa si tratta nello specifico e consiglieresti l’associazione alle vostre colleghe?

LAURA: Lo consiglio sempre, a tutte le scrittrici che conosco. Un'associazione di donne che amano la scrittura, la traduzione, l'editoria, tutto ciò che riguarda le storie e la possibilità di metterle nel mondo e farle leggere era quello che ci voleva per sfatare il falso mito delle donne nemiche delle donne. Ci si confronta, si organizzano workshop, ci si consiglia e ci si sostiene. Non dico sia il paradiso, ma è condivisione. E quando le donne fanno rete, non le ferma più nessuno.

LOREDANA: Credo che la forza delle donne sia nella loro capacità di condividere, tutto. Ewwa è condivisione. È l'occasione per chi, come noi, ha deciso di entrare in un mondo dove le donne sono ancora una minoranza, di fare ascoltare la nostra voce.  Non so perché, e probabilmente qualcuno potrà sorridere, ma quando penso a tutte noi mi viene in mente la colonna sonora de "I miserabili", "Do you hear the people sing, singing a song of angry men, this is a music of the people who will not be slaves again."

Avete qualche altro progetto in cantiere, Laura?

Abbiamo pronto un romanzo che è, idealmente, un sequel di "Contrabbandieri d'amore". Storico anch'esso, porterà i lettori nella realtà di Roma alle prese con l'occupazione alleata. Stiamo scrivendo una storia ambientata nel 1960, nel Montana, in una piccola comunità irlandese. E stiamo cercando un editore per un romanzo che immagina ci sia, su questo pianeta, una razza che tutti abbiamo sempre pensato appartenere al mito. E non sono vampiri.

È stato un piacere ospitarvi nel mio blog. In bocca al lupo per tutto!

Grazie Linda, dell'ospitalità e della possibilità di farci conoscere un po' meglio.


Per seguire Laura e Loredana: LAURA COSTANTINI E LOREDANA FALCONE

1 commento:

  1. Grazie dell'ospitalità e delle domande interessanti.

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