venerdì 31 marzo 2017

Quel Libro Nel Cassetto - PENNA NOIR secondo MARIA MASELLA


Per l'appuntamento di questo mese con #QuelLibroNelCassetto viene a trovarmi un'Autrice molto Speciale.
Oggi è con noi MARIA MASELLA per trattare un genere letterario interessante e non facile.
Maria nasce a Genova, firma il suo esordio nel 1986, ha all'attivo una quarantina di romanzi che contano collaborazioni importanti quali: Mondadori, Rizzoli, Corbaccio, Emma Books e Fratelli Frilli con la serie "Mariani". 
Socia ordinaria EWWA, è stata premiata a La Vie en Rosee alcuni suoi romanzi sono stati tradotti anche per l'estero.




Con Maria affronteremo IL NOIR. Ma che cos'è realmente il Noir? Come si affronta questo genere letterario? Quali linee guida seguire e in che modo?
Ce lo spiega Maria in questo utilissimo articolo!


PENNA NOIR



Cerchiamo di capire che cosa è un noir. Per prima cosa è un romanzo, non un rebus. Quindi il lettore si aspetta personaggi, ambientazione… e tutto quanto rende valido un romanzo, incluso il corretto uso della lingua, perché si legge per vivere, attraverso le parole dello scrittore, altre vite oltre la propria.
Il noir è un romanzo di genere, questo significa che deve sottostare ad alcune regole, perché il solito lettore si aspetta di trovare un romanzo che le rispetti. Quali sono le regole del noir? Ormai la moda è suddividere, separare ogni genere in sottogeneri: gialli, thriller, polizieschi, noir. Più infinite contaminazioni con altri generi: rosa, storico, fantascienza, fantasy, horror. Come districarsi? Penso che una buona distinzione, la più importante, sia la seguente: abbiamo un mistery se c’è stato un delitto e c’è un investigatore che indaga e scoprirà l’assassino, mentre nel thriller il delitto più importante deve ancora accadere e l’investigatore (l’eroe) cerca di impedirlo. Fra i thriller annoveriamo i romanzi di suspense in cui la paura di ciò che deve accadere è un ingrediente fondamentale. É, quindi, ovvio che nel thriller l’attenzione del lettore sia focalizzata più sul futuro che sul passato, mentre nel mistery accade esattamente l’opposto.
E il noir dove sta? É una variante del mistery in cui è data molta importanza al movente e alle conseguenze del delitto, all’ambientazione e alla psicologia dei personaggi. Pur essendo un romanzo di genere è quello più “letterario”.

Gli elementi irrinunciabili del noir sono:
- Il delitto (possono essere più di uno, spesso lo sono perché un solo delitto in trecentomila battute lascia deluso il lettore).
- L'investigatore (possono essere più d’uno, possono collaborare e/o intralciarsi).
- Il colpevole (possono essere più d’uno).
Ne ho citati tre, ma ne esiste un quarto (si spera): il lettore!
Esaminiamo questi elementi, cominciando del delitto.
Apro una parentesi personale: scrivo di delitti, d’amore e pure storie umoristiche (anche se per oscuri motivi vengono classificate rosa, forse perché le protagoniste sono donne). Il delitto, l’amore e il riso sono elementi perturbanti, elementi che sconvolgono il placido e monotono scorrere dei giorni, i tre più temuti dalle autorità non solo totalitarie. Il delitto deve essere perturbante, deve essere come la prima sedia di una lunga fila che cadendo travolge le altre, deve essere come un sasso lanciato in acque apparentemente tranquille: forma i primi cerchi concentrici e poi ne nascono altri da ostacoli che prima non erano visibili. Il delitto è perturbante quando cozza contro valori condivisi da una comunità. A nessun lettore interessa scoprire qualcosa di più su un’azione che non considera riprovevole.
Qui si può notare un dettaglio che differenzia il noir dalla grande famiglia dei mistery, famiglia di cui fa parte. Nel poliziesco classico, nel “giallo all’inglese”, una volta che il colpevole è stato trovato e consegnato alla giustizia, la pace e l’ordine vengono ristabilite, mentre nel noir niente ristabilisce l’equilibrio. Non basta trovare il colpevole, non basta assicurarlo alla giustizia (a volte questo punto non è neppure rispettato), perché la pace ritorni. La pace non tornerà: il delitto ha messo in moto una “caduta di sedie”, la prima verrà rialzata, ma le altre resteranno a terra. All’interno del mistery (genericamente ottimista) il pessimismo del noir è deciso.
Spesso gli autori esordienti, per fare colpo sul lettore, studiano complicate esecuzioni del delitto… Per esperienza, cercate una buona e solida motivazione per uccidere, è più redditizia di veleni esotici e stanze chiuse. Perché? Una volta scoperto il veleno e il mezzuccio per entrare e uscire dalla stanza chiusa, il lettore non avrà alcun motivo di rileggere il vostro romanzo, sarebbe come risolvere le parole crociate avendo già ogni casella riempita. Ma se parlate di motivazioni… Se ne avete scritto bene, il lettore rileggerà perché sarà un modo per entrare in una vita. Sono le motivazioni che ci fanno agire.
Buone motivazioni, come e dove trovarle? Rileggere i sette vizi capitali può essere un ottimo esercizio: c’è tutto quanto serve. Quei vizi (quindi quei moventi) sono dentro di noi.

Affrontiamo il secondo elemento: l’investigatore. Può essere un investigatore di professione o un dilettante. Funzionano bene entrambe le tipologie. Non mi piace quando dicono tutto e subito sull’investigatore, preferisco quando forniscono indizi su di lui. In questo modo “indago” su due fronti: scoprire non solo l’assassino ma anche l’investigatore. Quanto serve la descrizione fisica? Non molto.
Se l’investigatore è protagonista di più romanzi devo scoprire qualcosa di nuovo su di lui a ogni “puntata”, di nuovo ma di coerente con quanto già sapevo. É come aggiungere tasselli a un mosaico… Va benissimo aggiungerne, ma senza distruggere il disegno già fatto.
Molto importante è un suo coinvolgimento anche emotivo nell’indagine. Con l’investigatore dilettante è facile da capire, vuole salvare se stesso o una persona cara. Nell’investigatore di professione è spesso trascurato perché difficile da gestire, ma qualcosa ci viene in aiuto. Il delitto su cui sta indagando deve essere per lui perturbante, quindi è importante che io conosca la sua scala di valori per potermi immedesimare. É così importante che lo ripeto: soltanto se conosco la scala di valori dell’investigatore, riesco a sentire quanto è perturbante per lui il delitto su cui sta indagando. Non appassionano le storie in cui all’investigatore non interessa risolvere il caso… Se capita, deve presto rifiorire il suo interesse. In realtà, se ben gestita, la situazione di iniziale apatia può rendere più dinamico il romanzo.
Se i personaggi principali (gli investigatori), sono una coppia o ancora di più, è importante mostrare come interagiscono fra loro. I personaggi-coppia funzionano se sono in parte simili e in parte diversi. Devono avere un terreno comune, ma abbastanza elementi diversi da permettere una relazione dinamica. 

Il colpevole. Partiamo da una semplice nozione di pittura (ma puoi notarlo anche in una fotografia): i colori e lo scuro degli oggetti lontani sono meno marcati. In qualsiasi romanzo esiste una graduatoria di importanza fra personaggi: più un personaggio è importante e più viene scolpito a tutto tondo dall’autore. Questo è un ostacolo imprevisto per chi scrive noir. Fra tutti i personaggi messi in scena, almeno uno è importante quanto l’investigatore: il colpevole. Al colpevole, quindi, devono essere riservate tante cure quante all’investigatore, ma in modo nascosto, sotterraneo, perché la sua rappresentazione accurata non lo faccia individuare troppo presto. Mi irritano i noir in cui individuo il colpevole non seguendo indizi, ma perché l’autore l’ha descritto troppo. Ho notato che funziona bene farlo entrare in scena a più riprese, ma non come “attore principale della scena”. 
Le storie che chiamo manichee, perché alcuni personaggi (investigatori) sono un distillato di virtù e di bontà, mentre gli altri(colpevoli) navigano nel vizio, non funzionano bene, restano piatte. La luce ha bisogno dell’ombra… Pensate a un quadro, sono le ombre a dare profondità. A proposito di ombre, ricordo le lezioni di disegno e storia dell’arte, lezioni che seguivo con passione. 
Esistono due tipi di ombre: proprie e portate. Le seconde sono quelle che un primo oggetto forma su un altro e sono meno “scure”. Le proprie sono quelle che la luce forma sull’oggetto stesso e gli dà consistenza; ricordo la voce del prof: “Masella, massimo scuro accanto alla massima luce!” 
Torniamo al delitto: il suo effetto perturbante porterà ombre sugli altri personaggi, ma un’ombra ancora più scura su chi lo compie. E la ricerca del colpevole del delitto perturbante porterà ombre su tutti, ma ben più forti su chi indaga. Penso di amare il noir per questo motivo: il delitto, luci e ombre, mostra realtà nascoste. 

Questi sono tre cardini per costruire un noir, ma c’è un quarto elemento da non trascurare: il lettore.
Il lettore di noir è l’unico lettore che gareggia con l’investigatore (in realtà con lo scrittore), vuole che sia abile, ma il suo più gran desiderio è essere più bravo di lui. Essere più bravo ma non di tanto, perché scoprire il colpevole a metà romanzo è deludente. Il lettore non “vuole vincere facile”, vuole combattere una battaglia “leale” contro un avversario “onesto e capace”.
Quando la battaglia è leale? Quando la storia è coerente. La coerenza (importante in qualsiasi romanzo) è irrinunciabile in un noir. Se trovo incoerenze (non refusi) in un noir, non compro altri romanzi dell’autore. Quindi nei miei sono molto attenta. Con gli anni ho perfezionato la mia tecnica. Finita la prima stesura (per me è ancora molto grezza perché non lavoro con scaletta ma a braccio), lascio decantare e poi rileggo, evidenziando ogni indizio. In pratica apro un file che tengo affiancato al testo. Sul nuovo file segno gli indizi. Alla fine controllo che ci siano tutti quelli che devono esserci e che siano distribuiti bene, non una distribuzione uniforme (ogni tot pagine un indizio), ma nascosti in mezzo ad altri, sfumati, detti a metà e poi ripresi. Quando leggo un noir, desidero cimentarmi nella scoperta del colpevole, di solito lo individuo prima che l’autore ne dica nome e cognome, ma non mi dispiace se gli indizi erano ben sistemati. Evitare, per favore, veleni misteriosi e passaggi segreti. 

Quando l’avversario è onesto e capace?
Ovviamente l’investigatore deve conoscere il suo mestiere, potrà commettere errori, ma non fino alla fine. Insopportabili i noir in cui l’investigatore trova il colpevole per caso! Il lettore vuole indizi e vuole che anche l’investigatore li segua.
L’onestà è un requisito raro (non solo nei noir purtroppo): niente mi irrita quanto l’autore “falso, bugiardo e menzognero” che fa sapere qualcosa all’investigatore e non lo comunica anche a me. Ovviamente quando scrivo noir, il lettore non sa neppure un filino meno di quello che è noto all’investigatore.
Mi innervosiscono le pagine di spiegazione finale, perché le sento come un insulto alla mia intelligenza. Il lettore tipo, arrivato alla fine di un noir, lo riprende e si segna mentalmente gli indizi: questa seconda lettura è importante. Ormai sa chi, come e perché, ora vuole gustare ogni tappa. Se la seconda lettura lo ha soddisfatto, quel lettore acquisterà il tuo prossimo noir.
Lasciate ad altri generi i finali aperti: a romanzo finito si deve sapere chi è il colpevole, come ha ucciso e perché. Spesso inserisco “finali aperti” di quanto non riguarda l’intreccio noir, ma la vita personale dei personaggi. Dicono che sia un trucco per far acquistare il prossimo romanzo, lo faccio perché non mi piace quel taglio netto, quel “tutti i fili annodati”, la vita è più fluida.

Vorrei accennare alle contaminazioni fra generi, che sono di moda, analizzando due generi che leggo e scrivo: il romance e il noir.
Premetto che, secondo me, un romance è un romanzo d’avventura in cui l’interesse del lettore è focalizzato su una storia d’amore (e che cosa è l’amore se non una grande avventura?). Quindi, come ogni romanzo d’avventura degno di rispetto, deve finire bene. Da questo segue che è abbastanza semplice inserire una storia d’amore, anche importante, in un romanzo d’avventura o, viceversa, vicende avventurose in un romance.
In quale punto si differenzia un romance (o un romanzo d’avventura) da un noir?
Chi legge un romance desidera “conoscere il seguito”, sapere cosa faranno i personaggi dopo il primo, il secondo, il penultimo incontro, come in qualsiasi romanzo d’avventura. Chi legge romance sa già come finirà e vuole assaporare ogni passaggio. Non è un’aspettativa tanto diversa da chi legge un thriller o una storia di suspense… Il lettore sa che IL BENE trionferà. L’eroe vittorioso riscuoterà il premio.
Chi legge noir vuole “finirlo” per sapere chi, come e perché ha ucciso, sapendo che ogni pagina lo fa avanzare verso la soluzione dell’enigma. Una volta giunto alla spiegazione, ripercorrerà l’itinerario compiuto: lo verificherà, l’apprezzerà e gusterà la necessità di ogni evento narrato.
Mentre è abbastanza semplice allungare o accorciare un romanzo d’avventura, un thriller o un romance, è quasi impossibile eseguire modifiche consistenti su un mistery e ancora di più sulla variante noir.
È abbastanza semplice inserire un piccolo intrigo giallo in un romance o arricchire un noir con una storia amorosa, poco invadente e marginale, ma portarli avanti alla pari è così difficile che si deve decidere quale delle due anime sacrificare. Il piccolo giallo in un romance può dare corpo e aggiungere qualche ostacolo prima del lieto fine. Un pizzico d’amore può aiutare a delineare meglio un personaggio importante in un noir. Ma portare avanti alla pari noir e romance non è possibile: una delle due aspettative del lettore dovrà prevalere sull’altra.
È semplice conciliare romance e storie di suspense, perché entrambi sono proiettati su cosa accadrà; infatti sono abbastanza comuni i romantic-suspense interessanti. 

Maria Masella Scrittrice



Può dettare un decalogo soltanto chi ritiene di essere contemporaneamente scrittore affermato, competente critico letterario e ottimo docente. Ecco, io mi sento molto carente su tutti e tre i versanti, ma forse, per la lunga pratica di lettrice e di scrittrice, sto cominciando a capire che cosa cerca chi legge un noir.
Nota: se avrai la pazienza di arrivare alla fine troverai la REGOLA PRINCIPALE da cui tutte scaturiscono. 





1. NON STAI SCRIVENDO UN REBUS: Quindi i personaggi non sono soltanto “figurine” e l’ambientazione deve essere importante nella storia.

2. RENDI IL DELITTO PERTURBANTE: Deve rompere un ordine, anche soltanto apparente.

3. INSERISCI UNA VALIDA MOTIVAZIONE: La motivazione per il delitto deve essere forte e condivisibile. Forte? Nessuno uccide per niente, anche chi uccide per “passatempo” ha una motivazione, devi farla sentire importante. Condivisibile? Se il lettore entra nel personaggio, ne condivide le motivazioni.
4. PRESENTA L'INVESTIGATORE A POCO A POCO:  Niente scheda segnaletica per la descrizione fisica, niente albero genealogico. 
5. FAI INTERAGIRE I DUE INVESTIGATORI: Se gli investigatori sono più di uno, mostra come interagiscono. Sono importanti i sentimenti fra loro, è opportuno che in parte si evolvano con la storia.

6. L'INVESTIGATORE DEVE ESSERE COINVOLTO: Utile che l’investigatore sia emotivamente coinvolto nell’indagine. All’investigatore deve importare la soluzione del caso, in caso contrario è difficile che al lettore importi.

7.  RENDI "UMANO" IL COLPEVOLE: Misura e prudenza nella descrizione del colpevole, evitando rappresentazioni manichee. Nessuno è soltanto cattivo, neppure il colpevole.

8. RICORDATI DI ESSERE COERENTE: Controlla e ricontrolla la coerenza dell’intreccio, dei personaggi, di tutto.

9.  FAI "VIVERE" LA CACCIA AL COLPEVOLE: Ricordati che il lettore è in gara contro di te.Vuole perdere ma di stretta misura.

10. FINALE AUTOCONCLUSIVO: L’investigatore deve scovare il colpevole (non per caso); evita il finale aperto (del filone mistery), evita le venti pagine di spiegazione.
Avrei finito con le dieci regole richieste, ma un decalogo che si rispetti deve avere una regola principale, quella da cui tutte discendono. 

Regola principale: SCRIVI SE HAI QUALCOSA DA DIRE


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